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Dalla Florida parla Berrettini: "L'ATP distribuisca meglio i soldi. Se sarò a Todi? Vedremo"

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Matteo Berrettini - Australian Open 2020

Credit Foto Getty Images

DaOAsport
17/05/2020 A 15:36 | Aggiornato 17/05/2020 A 15:39

Dal nostro partner OAsport.it

Matteo Berrettini continua ad essere in Florida insieme alla fidanzata Ajla Tomljanovic. Il tennista romano è stato intervistato dal Corriere dello Sport e si è soffermato sul periodo che tutto il mondo sta vivendo ed anche sui suoi progetti futuri. Il numero otto del mondo ha parlato molto in queste ultime settimane sulla pandemia: “Sono contento che la mia voce venga ascoltata specie quando viene riportato esattamente quello che dico. Qui negli USA gli atleti hanno tantissimo potere sul piano mediatico, specie sui social network. Bisogna, però, saper distinguere l’opinione di un politico o di un esperto di economia da quello di uno sportivo. Per quanto io adori LeBron James, so che se parla di qualcosa che non è sport può non avere a disposizione tutte le informazioni che servono. Io per fortuna potere di quel genere non ce l’ho, e comunque mi esprimo solo sul tennis”.

Berrettini si è poi soffermato su come dovrà organizzarsi l’ATP al momento della ripartenza e sulla polemica nata dopo le parole di Dominic Thiem sulla possibile creazione di un fondo per giocatori dal ranking più basso: “Quello che ha detto Dominic è stato molto duro, ma ha le sue radici. Anche lui è passato per i tornei Futures, e ha visto gente che non si comportava da professionista, quindi preferisce dare i soldi a chi può aiutare altre persone. Lo stesso Djokovic ha chiarito che non si tratta di un contributo obbligatorio, e anche io preferisco donare in maniera diversa, ad esempio ad un ospedale”

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Il problema più grande è che servirebbe una distribuzione migliore dei soldi, per fare in modo che a vivere di tennis non siano solo i primi 100, ma anche i primi 200. Poi chi l’ha detto che il numero 220 del mondo non ha bisogno di aiuto, e il 250 sì? E che chi è appena entrato nei primi 100?

Poi un esempio: "Faccio l’esempio di James Duckworth che ci ha messo due anni per recuperare da una operazione alla spalla e di soldi non ne ha guadagnati, deve contribuire? Non è tutto solo nero o bianco e dovrebbe stare più alle federazioni aiutare, non al singolo”. Matteo ha parlato anche della possibile ripresa del circuito e della sua presenza all’evento organizzato per i tennisti italiani dalla MEF Tennis Events, con la prima tappa a Todi a luglio: “L’iniziativa è molto bella, specie in questo momento. In Italia ora ci sono tanti giocatori di alto livello. Siamo in due fra i primi 15, in otto fra i primi 100, se partecipassimo tutti il torneo di Todi potrebbe essere tranquillamente un ATP. Al pubblico sono convinto che piacerebbe. Se dovessi essere in Europa mi farebbe piacere. Ma ancora non ho sentito nessuno, non so neppure quando tornerò, quindi per ora non posso dare una risposta certa”.

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