La pioggia di una mattina di luglio ci ricorda, con un velo di tristezza, che il tempo passa e i 90 anni di Gianni Clerici contribuiscono ad alimentare la nostalgia di uno sport che in Italia nessuno ha saputo (e tuttora sa) raccontare come lo Scriba. Sembra un insulto raccogliere qua e là qualche pillola della sua grandezza, dato che per Clerici "scopiazzare" è un'operazione giornalistica che ne svilisce la professione. Nato il 24 luglio 1930, Clerici ha saputo coniugare una profonda conoscenza del tennis, prima da giocatore e poi da scrittore, all'originalità del suo inconfondibile stile. Il tennis passa dall'estro, dalla genialità di chi lo pratica e Clerici ha trasformato questa legge di campo in una regola di vita e di giornalismo: non si può essere originali senza essere liberi di esprimersi.

Clerici giocatore

Ciclismo
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22/03/2020 A 08:33
Clerici è stato campione italiano di doppio, in coppia con Fausto Gardini nel 1947 e nel 1948. Nel 1950, la stagione mitica di Costa Azzurra, a Vichy vinceva "la Coppa de Galea" e due anni dopo trionfava anche al Monte Carlo New Eve Tournament. Non era il più forte di quella generazione di fenomeni composta dai vari Pietrangeli, Sirola, Merlo, Gardini e Bergamo, ma lo Scriba in calzoncini e maglietta, rigorosamente bianca, almeno per un turno ha calcato l’erba di Wimbledon e scivolato sulla terra rossa parigina del Roland Garros. Ai Championships, nel 1953, fu sconfitto da un avversario che sul mare e sul rosso della Costa Azzurra aveva sempre battuto.
Primo turno sul campo numero 16, quattro spettatori e due spie titine. Ho perso con Stefan Laslo, jugoslavo che se la passava male sotto il regime di Tito. Era sorvegliato anche negli spogliatoi, temevano disertasse e chiedesse asilo all’Inghilterra. Posso dire che quella volta mi ha fregato l'altruismo [Gianni Clerici]

Clerici scrittore e telecronista

Appesa la racchetta, Clerici ne diventò un aedo, e da Wimbledon l'anno dopo raccontò la sua prima finale sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Nell'occasione ci regalò una delle sue prime pennellate, con protagonista l'esule cecoslovacco Jaroslaw Drobny subito dopo la vittoria sull’australiano Ken Rosewall: "Ha il sorriso profondo di un santo sulla bocca chiusa". Al Giorno dal 1956, diventò l'uomo del tennis per la fortuna di tutti noi che abbiamo solo da imparare dai tre Gianni: Brera, inventore di calcio e di ciclismo; Mura, cantore del Tour de France e del pallone; Clerici, un dandy enciclopedico, semplicemente "quello del tennis".

Gianni Clerici

Credit Foto Getty Images

Per decenni su Repubblica fino ad oggi, Clerici ci ha accompagnato sia nei libri che in televisione, contribuendo come nessuno in Italia e pochi nel mondo a mitizzare giocatori e match di tennis. La sua penna ha reso questo sport uno spettacolo, rendendo a volte la cronaca memorabile ben più della partita: alla base c'era uno studio profondo dei protagonisti perché senza non sarebbe stato concepibile spiegarne le gesta e il risultato poteva diventare persino superfluo.
Clerici e Tommasi non erano mica telecronisti. Erano la legge. Raccontavano la storia della partita e quando la regia inquadrava qualcuno in tribuna ti dicevano chi era, oppure erano onesti nel dire non so chi è. Oggi non lo fanno più [Nicola Pietrangeli]
In coppia con l'amico Rino Tommasi, Clerici con garbo e perizia inarrivabili ha sempre avuto la gentilezza di entrare nelle case degli italiani chiedendo il permesso e accompagnando gli ascoltatori con ironia e pennellate di poesia. Giocatore di classe, con la grazia di una volée è diventato amico degli amanti del tennis, perché la telecronaca può diventare una piacevole compagnia e arricchire gli appassionati con quello che possono non sapere: dire nastro o doppio fallo sarebbe stato offensivo, quello sono in grado di vederlo tutti con i loro occhi.
"500 anni di Tennis" è un'opera monumentale, ma ce ne sono tante altre (da Quello del tennis. Storia della mia vita e di uomini più noti di me a Gesti bianchi) dello Scriba che per Italo Calvino era "uno scrittore prestato al tennis".
Non sempre nelle cronache di Gianni troverete il risultato dell’incontro, ma troverete sempre la spiegazione della vittoria di un giocatore sul proprio avversario [Rino Tommasi]

La Hall of Fame

Nella Hall of Fame del tennis mondiale ci sono solo due italiani: Nicola Pietrangeli, per merito di Gianni Clerici, e lo stesso Clerici dal 2006.
Se sono nella Hall of Fame del tennis lo devo a lui. Per il 50% è merito delle mie vittorie, per l’altro 50 delle sue pressioni sul comitato. Gianni era molto amico di Bud Collins, giornalista americano assai influente. Ha molto spinto perché io entrassi. Ancora oggi siamo i soli due italiani ammessi [Nicola Pietrangeli a Repubblica]
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Il Dottor Divago

Un soprannome? Potrei dire quello del tennis, ci ho fatto anche un libro. Però, in fondo, ne cito uno che mi dà la possibilità anche di ricordare il mio amico Rino Tommasi, ottimo giornalista e compagno di tanti anni di lavoro e di telecronache: mi chiamava Dottor Divago, perché amavo andare oltre il tema del match che commentavamo. Mi è caro quel soprannome [Gianni Clerici]
Gianni Clerici ha trasformato il tennis in una piece teatrale anche in sala stampa, con i cosiddetti teatrini (come li chiama lui) allestiti con una cura infinita. Per anni ha potuto godere di una villetta attaccata ai cancelli di Wimbledon e chi si dimentica della sua bici con la quale scorrazzava per i saliscendi dell'All England Club? Tanti auguri Gianni Clerici, accanto alla sua Marianna, fiero oggi e per sempre di aver conosciuto Gianni Brera, Mario Soldati e Giorgio Bassani.

Alcune frasi celebri di Gianni Clerici

"Se fossi un po' più gay di quello che sono, mi farebbe piacere essere accarezzato dalla volée di McEnroe".
"Ancora adesso, scrollo la testa. Quel passante, che forse Dino Zoff avrebbe deviato in angolo, Adriano [Panatta] arrivò a giocarlo, e a metterlo dove andava messo, fuori portata".
"Un bambinone dalla mano santa, un unto del Signore, come Mario Soldati amava definire i geni dello sport". Così Clerici definiva Roger Federer il 2 aprile 1999.
"Wimbledon è qualcosa di più di un torneo, è una religione. La gente va lì, fa la fila ai cancelli da due notti prima, ma non solo per andare a vedere Nadal piuttosto che Federer. Wimbledon è il Vaticano del tennis. È come per un cattolico andare in pellegrinaggio a San Pietro".
[Sulla finale di Wimbledon 1980 Borg-McEnroe] "Sono stato tre ore e cinquantatré minuti senza fare la pipì. Non solo per questo, la finale mi è parsa indimenticabile. Prima di andar sotto, quella testa rossa e dura di Mac ha salvato qualcosa come sette match point. Prima di difendere in quel modo orgoglioso una sconfitta quasi sicura, aveva condotto il match per circa un'ora e dieci minuti, facendo apparire Borg goffo, inadeguato all'erba, a tratti impaurito".

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[Su Ivan Lendl] "Era una sorta di birillo snodatissimo, con un faccino teso addosso al teschio come una pergamena a un paralume. Vederlo sorridere, anche da ragazzo, non era facile, e ancor meno facile divenne in seguito. Una volta che glielo chiesi, mi sentii rispondere, aggressivo: 'Non vedo che cosa ci sia da divertirsi, lì dentro'. Aveva ragione lui".
[Sulle racchette da tennis] "Quando si passò dal legno al metallo si sbagliava molto meno. Ora carbonio, strumenti spaziali. I giocatori non sbagliano più e dal campo esce la variabile più affascinante della vita umana, l'errore".
[Su Roger Federer] "Le ripetute lacrime di Federer, depurate da ogni sospetto di soap opera, hanno sottolineato anche per i più scettici una gioia che mai aveva esternato, a eccezione forse del suo primo Wimbledon. E ci hanno aiutato a capire l'incredibile fragilità psichica contro la quale è costretto a battersi questo superdotato. Tipo che ammise, con me, di non aver letto Freud, quasi certamente per paura, prima che per insufficiente cultura".

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[Su Federer come esperienza religiosa] "A Wimbledon ho conosciuto Foster Wallace, abbiamo preso un tè insieme. Era pagato per fare un articolo al giorno e lo faceva. Ma ha compiuto un'operazione molto giornalistica, dico giornalistica nell'aspetto negativo del termine, come di quelli che scrivono articoli scopiazzando. Cerchiamo di essere seri, per favore: Wallace ha scritto delle cose incomprensibili su Federer".
Perché piccole nazioni con pochi abitanti come Svezia e Svizzera hanno avuto dei numeri uno nel tennis e l'Italia non c'è mai riuscita? "Non so rispondere a questa domanda, questo giovane altoatesino (Jannik Sinner, ndr) mi pare molto promettente".

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