Sei operazioni chirurgiche avrebbero costretto alla resa chiunque. Tutti avrebbero gettato la spugna soprattutto in una disciplina tanto logorante come il tennis moderno, fatto di maratone e un calendario fittissimo. Juan Martin del Potro, invece, non si vuole arrendere. Ci pensa ma rifiuta l'idea. Nessuno potrebbe imputargli nulla se scegliesse di dire basta al dolore, ma anche quando i piccoli gesti della vita quotidiana diventano un'impresa - figuriamoci giocare a tennis - il pensiero va sempre dritto alla sua passione e a un finale di carriera diverso. In una conversazione su Instagram tra due degli sportivi argentini più grandi della storia - l'altro è Manu Ginobili - la Torre di Tandil si apre e a fargli da portavoce è chi l'ha seguito in tutti questi anni, Sebastian Torok.
Voglio continuare a giocare, voglio tornare, ma la realtà è che questo mi sta costando molto. Ho avuto alti e bassi, momenti in cui pensavo che l'infortunio fosse un segnale per trovare un'altra strada. Da giorni, però, mi ripeto di meritare di finire in modo positivo. Nonostante il dolore che ho ancora, voglio continuare a provare
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In queste righe c'è Juan Martin del Potro, l'atleta e l'uomo. Proviamo a fare un passo indietro per raccontarne non solo il calvario, ma anche i trionfi e le resurrezioni tennistiche.

US Open: un sogno realizzato

Del Potro, quando inizia a giocare, ha tre sogni nel cassetto: vincere gli US Open, portare l'amata Argentina al trionfo in Coppa Davis e diventare numero 1 del mondo. Il primo lo realizza nel 2009, a nemmeno 21 anni. In semifinale schianta con un triplo 6-2 la testa di serie numero 3 Rafa Nadal, mentre in finale supera il numero 1 del mondo Roger Federer dopo una battaglia di quasi quattro ore e mezza conclusasi col punteggio di 3-6 7-6(5) 4-6 7-6(4) 6-2. Aveva sempre perso contro lo svizzero che era reduce da cinque trionfi consecutivi a Flushing Meadows e forte delle vittorie al Roland Garros e Wimbledon. Palito sorprende il mondo e diventa il primo ad aggiudicarsi una prova dello Slam dopo che le precedenti 18 erano state dominate dal trio Federer-Nadal-Djokovic.

Juan Martin del Potro trionfa agli US Open 2009, sullo sfondo Roger Federer

Credit Foto Imago

La prima operazione e la risalita a cinque cerchi

Nel 2010, però, la sfortuna comincia a bussare alla porta del gigante buono: a maggio viene operato al polso destro. Nel 2011 risale la china e a fine stagione gioca e perde la seconda finale di Coppa Davis dopo quella del 2008. Nel 2012 dà tutto per il suo Paese alle Olimpiadi di Londra - ci sono giocatori nati e forgiati per amor di patria - e si ferma solo in semifinale contro Roger Federer. Finisce 6-3 6-7 17-19 e Palito gioca quella che viene definita da molti tennisti e giornalisti la partita dell'anno, essendo stata la più lunga partita al meglio dei tre set della storia (finita dopo 4 ore e 26 minuti di gioco). La delusione non lo scalfisce e, battendo in due set (7-5 6-4) Novak Djokovic, conquista il terzo posto e la prima medaglia olimpica nella storia del tennis argentino.

La premiazione di Londra 2012 - del Potro, Murray e Federer

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Il momento più difficile

Dopo un anno di risultati altalenanti, del Potro ripiomba nella paura. Il 24 marzo 2014 si sottopone a un'operazione al polso sinistro dopo essere uscito dal campo in lacrime a Dubai. Per lui che gioca il rovescio bimane è l'inizio di un incubo perché il polso non guarisce e sono necessarie altre due operazioni il 20 gennaio 2015 e il 18 giugno 2015. L'unica certezza (raccontata dallo stesso DelPo in un video girato con l'ATP) è che nel 2015 piomba in uno stato quasi depressivo e decide di smettere con il tennis. Non lo sapeva quasi nessuno, eccetto la famiglia e gli amici più stretti. Se l'infortunio al polso destro gli era costato un anno di inattività, quello al polso sinistro è eterno e insopportabile.
Le tappe del calvario di Juan Martin del Potro
  • 4 maggio 2010: operazione al polso destro
  • 24 marzo 2014: operazione al polso sinistro
  • 20 gennaio 2015: operazione al polso sinistro
  • 19 giugno 2015: operazione al polso sinistro
  • 22 giugno 2019: operazione al ginocchio destro
  • 27 gennaio 2020: operazione al ginocchio destro
Un giorno, non so perché, ho chiamato il mio medico negli Stati Uniti e gli ho detto che volevo provarci ancora una volta

La resurrezione: argento a Rio e Coppa Davis

La Torre di Tandil riparte come numero 1045 del ranking ATP a Delray Beach, nel febbraio 2016 e risorge dalle sue ceneri. Alle Olimpiadi di Rio, torna ai vertici del tennis mondiale battendo al primo turno il numero uno del mondo Novak Djokovic in due set, al secondo il portoghese Joao Sousa e ai quarti il giapponese Taro Daniel.
Ho avuto un prima e un dopo Olimpiadi di Rio. La partita con Djokovic ha rotto la mia maledizione. Il rovescio lo giocavo slice, non potevo giocarlo a due mani, ma non era il mio. Era frustrante non poter giocare come in tutta la mia carriera, ma sono stato in grado di decollare di nuovo e rimettere tutto in ordine
In semifinale l'argentino riesce ad avere la meglio dopo quasi quattro ore su Rafa Nadal per 5-7 6-4 7-6(5), una vittoria definita epica sul sito della BBC. In finale perde dal campione uscente Andy Murray dopo una partita molto equilibrata durata quattro ore e sei minuti e terminata 5-7 6-4 2-6 5-7. La Davis, però, questa volte gli offre la vendetta: in semifinale supera proprio Andy Murray nella partita più lunga della sua carriera, durata cinque ore e 12 minuti e terminata 6-4 5-7 6-7 6-3 6-4. In coppia con Leonardo Mayer, stende i fratelli Murray anche in doppio e a novembre trascina il suo Paese alla conquista della prima storica Insalatiera contro la Croazia. Del Potro regala due punti fondamentali alla sua squadra battendo prima Ivo Karlovic per 6-4 6-7(6) 6-3 7-5 e quindi, in rimonta, Marin Cilic con il punteggio di 6-7(4) 2-6 7-5 6-4 6-3.
I più grandi successi di del Potro
ANNOTORNEOSUPERFICIEAVVERSARIOPUNTEGGIO
2009US OpenCementoRoger Federer3-6 7-6(5) 4-6 7-6(4) 6-2
2012OlimpiadiErbaNovak Djokovic7-5 6-4
2016OlimpiadiCementoRafa Nadal5-7 6-4 7-6(5)
2016Coppa DavisCementoIvo Karlovic6-4 6-7(6) 6-3 7-5
2016Coppa DavisCementoMarin Cilic6-7(4) 2-6 7-5 6-4 6-3
2018Indian WellsCementoRoger Federer6-4 6-7(8) 7-6(2)

2016, Esultanza Del Potro, Argentina-Croazia, Coppa Davis, LaPresse

Credit Foto LaPresse

Il calvario e l'ultima speranza

Palito è l'uomo del popolo, nel 2018 vince Indian Wells (dopo aver salvato tre match-point in finale con Federer) e agli US Open è accompagnato dagli amici di una vita, la Banda del Salamin. Quando gioca lui il volume s'impenna anche se la finale di New York premierà Novak Djokovic. In ottobre, però, durante il Masters 1000 di Shanghai, riecco il terrore all'idea di operarsi di nuovo. Un infortunio nuovo e difficile da accettare porta con sé lo spettro di un altro lungo stop. Si tratta di una frattura alla rotula destra. "Non so se avrò la forza di risollevarmi" scrive sui social e Jorge Batista, medico del Boca Juniors, la sua squadra del cuore, gli dice ciò che voleva sentirsi dire: si può evitare l'operazione, adottando un trattamento conservativo.

Juan Martín del Potro 2019 al Queen's

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In realtà, gioca pochissimo e il suo biografo Sebastian Torok assicura che uno scambio di vedute in merito a questo delicato argomento sia la ragione della separazione tra i due. Al Roland Garros, contro Yoshihito Nishioka, fa un movimento innaturale e rimane fermo qualche game e l'erba del Queen's, dopo aver battuto al primo turno Shapovalov, presenta il conto più salato.
L'intervento chirurgico è necessario, l'argentino classe 1988 continua ad allenarsi, sia in palestra che sul campo da tennis, ma dopo quell’operazione fatta a Barcellona a giugno, il dolore non è scomparso ed è tanto fastidioso da invalidarlo persino in attività di tutti i giorni come salire le scale. A gennaio 2020 si ritrova ancora sotto i ferri e quelle immagini per gli amanti del tennis sono purtroppo una maledetta abitudine.
Durante la mia carriera gli infortuni sono stati i momenti più difficili che ho avuto. I dottori sono ottimisti, dicono che andrà bene, ma se non si riesce a pianificare il giorno in cui supererò anche questo, tutto diventa complicato
Le parole di Manu Ginobili oggi hanno un suono allarmante:
Se stai bene, torna a giocare, sarebbe fantastico. Ma se non torni, pensa di aver ottenuto molto di più rispetto a milioni di persone che volevano essere al tuo posto
Juan Martin del Potro sta facendo tanta fatica a trovare una soluzione per il ginocchio, vede la fine della sua carriera, ma combatte per ritirarsi in campo, come merita. Valuterà ogni alternativa, ogni possibilità e se non dovesse funzionare, non avrà nulla di cui incolparsi. Senza dubbio proverà a iniziare la sua settima vita tennistica e tutto il mondo del tennis spera di vedere ancora quel drittone scavare i solchi sul cemento da qualunque zona del campo per riabbracciarlo e donargli il tributo che merita.
Mi piacerebbe essere ricordato come uno che non ha mai mollato
Vamos, Palito!
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