Una sconfitta amara per Jannik Sinner negli ottavi di finale del Masters1000 di Indian Wells. L’altoatesino è stato sconfitto dall’americano Taylor Fritz (6-4 6-3) che, dopo aver battuto nel turno precedente Matteo Berrettini, si è tolto la soddisfazione di battere anche il n° 2 d’Italia. Una prestazione poco brillante dell’azzurro che ha dovuto fare i conti con tanti problemi al servizio e poca lucidità negli scambi da fondo quando sarebbe stato necessario essere più concreto. Il riferimento è al primo set, quando Sinner si è trovato per ben due volte avanti nello score e dal 4-2 ha subito una serie di 8 giochi a zero, considerando il parziale successivo.
In campo non avevo buone sensazioni. Non mi sentivo bene sulla palla, era come se non riuscissi a muovermi bene. Ma ho provato a lottare fino alla fine. Lui sicuramente ha giocato meglio di me, io ho però ho avuto tante palle break, le mie chances le ho avute“.
Ad
Analizzando il tutto, il classe 2001 del Bel Paese si è soffermato sul fatto di non aver giocato il match contro John Isner nel terzo turno (ritiratosi per la nascita del terzo figlio):
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Quando passa tutto questo tempo non è molto semplice presentarsi in campo pronti, specie se trovi poi un avversario in fiducia come Taylor, che aveva battuto Berrettini giocando un ottimo tennis (anche se Matteo non era al meglio). Noi ci siamo allenati tanto, abbiamo fatto il massimo che potevamo. Non devo trovare scuse. Quando c’è un forfait di un avversario non è che ti rifiuti di andare avanti senza giocare, inoltre John si è ritirato per un buon motivo, ossia la nascita di un figlio“.
Tornando agli aspetti di campo della sfida contro Fritz, Sinner ha anche ammesso di essere stato troppo monocorde nel suo gioco, dando modo all’americano di appoggiarsi ai suoi colpi e di vincere quasi sempre i bracci di ferro da fondo:
Ogni giocatore del circuito, me compreso, ha quei due-tre giocatori contro cui ama giocare, contro i quali sente la palla particolarmente bene. Forse io sono questo tipo di avversario per Taylor. Con lui ci siamo allenati a Washington e mi disse che era stato uno dei suoi migliori allenamenti. Ma questa partita la potevo vincere anche io. Lui si è sentito bene contro di me, e io dovevo sicuramente fare prima quello che ho fatto verso la fine del match, ossia cambiare qualcosa dal punto di vista tattico”.

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