Roger Federer ha fatto capire chiaramente che vorrebbe fosse insieme a Rafael Nadal la sua ultima partita ufficiale su un campo da tennis. Dopo tantissime battaglie, dallo stesso lato di campo, insieme, per l’ultima volta. E’ stata una rivalità speciale quella tra Rafa e Roger, unica; una dualismo fiero e mai sopra le righe, sfociato poi in amicizia. A raccontarlo in un’intervista alla Gazzetta dello Sport è lo storico coach di Rafa, nonché zio, Toni Nadal. Riportiamo qualche passaggio rilasciato alla collega Federica Cocchi.

È stata davvero la rivalità più grande?

"Anche nelle partite più incredibili e tese, ognuno ha cercato con il proprio stile di superare l’altro, mantenendo sempre lo stesso spirito guida: nessuna scorciatoia, solo tennis. Con loro ho visto da vicino lo sport allo stato puro: la lotta fino all’ultima energia senza mai perdere rispetto per il rivale e soprattutto per il gioco. Anzi, dico che non è stata una semplice rivalità, è stato un esempio a cui guardare nella vita".
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In cosa è stata diversa dalle altre sfide dello sport?

"Hanno costruito un’amicizia sincera, un po’ alla volta. Può sembrare un assurdo, ma sono arrivati quasi a essere felici l’uno della vittoria dell’altro. Non penso che esistesse uguale relazione tra Connors e Borg o McEnroe e Lendl. Il tempo ha poi fatto la differenza: Foreman e Alì sono due giganti senza tempo ma non sono stati uno contro l’altro per così tanti anni. E poi il tennis è uno sport individuale, che ti mette di fronte a te stesso in ogni momento: Michael Jordan e Magic Johnson duellavano in maniera favolosa, ma stavano in squadra".

La più bella partita

"Ne scelgo due, una vittoria nostra e una vittoria sua: mi sembra più giusto così. Innanzitutto, per quello che ha rappresentato, la finale di Wimbledon 2008 vinta da mio nipote: era un sorpasso storico dopo una battaglia indimenticabile. Ma la vittoria di Federer in Australia nel 2017 non è da meno, resta un capolavoro: venivano entrambi da un anno problematico e Roger a 35 anni riuscì a reinventarsi, dando un salto di qualità nel gioco di rovescio e mostrandosi tatticamente molto più aggressivo. Fu incredibile".

Sull’eredità che lascia Federer

"In tanti hanno vinto. Nessuno, però, lo ha fatto inseguendo in ogni colpo la bellezza come lui. Ciò che ha fatto la differenza è la forma con cui lui è arrivato alla sostanza, il modo in cui hai raggiunto l’obiettivo. È qui che Roger diventa la massima espressione del gioco e trascende lo sport: nessuno, forse neanche Michael Jordan, ha mai combinato allo stesso modo eleganza e risultato".
L’intervista completa sull’edizione cartacea odierna della Gazzetta dello Sport.

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