In questa settimana avremmo dovuto gustarci il torneo di Monte-Carlo, appuntamento molto atteso nel circuito che dal cemento americano sposta il mondo del tennis all'Europa inaugurando la stagione della terra battuta. Il Masters 1000 del Principato racchiude, inoltre, un fascino assolutamente unico sia per la sua collocazione che per la sua storia.

Pillole di storia

Il Monte-Carlo Country Club, sito nel Comune di Roquebrune-Cap-Martin, ospita un appuntamento che, all'anagrafe, ha solo 20 anni in meno rispetto a Wimbledon, il torneo più datato del circuito. Fondato nel 1897, quello che oggi chiamiamo Monte-Carlo Rolex Masters è l'unico torneo di categoria 1000 organizzato da un club di tennis, una particolarità nell'era dei grandi stadi. In origine, le sue sorti sono legate alla figura di Suzanne-Lenglen, colei che al Roland Garros ha un campo e una coppa (quella riservata alla vincitrice del torneo femminile) a lei intitolati.
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Suzanne-Lenglen

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La tennista francese, vincitrice di 25 titoli del Grande Slam tra singolare, doppio e doppio misto, si era allontanata dal torneo del Principato, ma nel 1925 torna a disputarlo. George Pierce Butler, ricco mecenate americano appassionato di tennis e in ammirazione davanti alla prima giocatrice mondiale, reputa che il Club della Festa - i party pre-torneo sono famosi ancora oggi - è indegno del suo talento. Cosi all'indomani dell'edizione 1925, intraprende un'operazione di persuasione presso le autorità sportive affinché un nuovo club più prestigioso venga creato.
Avrebbe bisogno di uno scrigno all'altezza del suo statuto di star e non il semplice tetto di un garage [George Butler, 1925]
Il Club viene quindi inaugurato in pompa magna nel febbraio 1928, dal Principe Luigi II di Monaco, in presenza di tante teste coronate tra cui il re Gustavo V di Svezia, appassionato di tennis, il Duca di Connaught, il Principe Nicolas di Grecia, la Grande Duchessa Hélène e il Gran Duca André di Russia. Sarà ribattezzato dieci mesi più tardi Monte-Carlo Country Club. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Gloria Butler, figlia di George, tornerà al Country Club, dove lavorerà fino agli anni '70 per renderlo un luogo sempre più prestigioso.

Monte-Carlo Rolex Masters

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Monte-Carlo gode, inoltre, di uno degli scenari più belli e unici al mondo. Si contraddistingue da sempre per la sua eleganza e la sua raffinatezza nonostante gli spazi siano un po' ristretti per evidenti motivi geografici: il territorio è una stretta striscia di terra sulla Costa Azzurra ai piedi delle Alpi. Sospeso tra mare e montagna, l'impatto emotivo è forte con campi immersi tra maestose ville, pini e affacci davvero suggestivi.

L'ascesa di Nicola Pietrangeli

Il torneo di Monte-Carlo, che prima del Coronavirus era stato interrotto solo dalle due Guerre Mondiali e che non era stato completato in quel fatidico 1925 per problemi organizzativi, è anche legato ai nostri colori. L'ascesa di Nicola Pietrangeli - vincitore nel singolare al Roland Garros, nel 1959 e nel 1960, e agli Internazionali d'Italia nel 1957 e nel 1961 - passa dal Principato dove trionfa tre volte (1961, 1967 e 1968) e perde una finale (nel 1966 contro Manolo Santana). Era un tennis diverso, che si incentrava sul dilettantismo, ma Pietrangeli dimostra tutto il suo valore.
Se ai nostri tempi ci avessero confinato in un'isola per sei mesi senza campi da tennis e poi ci avessero fatto disputare un torneo, Nicola ci avrebbe battuti tutti quanti [Ken Rosewall, vincitore di 8 Slam tra il 1953 e il 1972]
Si tratta del giocatore italiano più vincente di sempre con i suoi 44 tornei vinti (a fronte di 21 finali perse), uno Slam conquistato in doppio con Orlando Sirola (Roland Garros 1959) e un altro Slam in doppio misto (Roland Garros 1958) in coppia con la britannica Shirley Bloomer. Da capitano non giocatore Pietrangeli festeggerà anche la storica Coppa Davis nel 1976, ad oggi l’unico successo italiano, e nel 1980 sarà il primo italiano a essere eletto nella Tennis Hall of Fame.

Nicola Pietrangeli - 1959

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I terraioli e il dominio spagnolo

Dal 1969, con l’avvento dell’Era Open, il torneo assume una rilevanza ancora maggiore visto il grande impatto mediatico dato dalla presenza delle grandi star del tennis a cui prima i tornei maggiori erano interdetti. A dominare le statistiche nella storia recente troviamo tre grandi interpreti della terra battuta, quali Ilie Nastase, Bjorn Borg e Thomas Muster, tutti campioni per tre volte: in questo gruppo sarebbe potuto essere presente anche l’argentino Guillermo Vilas che, dopo aver vinto due edizioni, si trova costretto a spartire prize money, punti e gloria con Jimmy Connors nel 1981 a causa della pioggia che non permette ai due giocatori di concludere neanche il primo set della finale. Con gli anni '90 inizia quello che possiamo definire un dominio spagnolo, con Bruguera, Costa, Corretja, Moya e Ferrero a passarsi la staffetta, con un intermezzo di soli tre anni, dal 1999 al 2001, durante il quale per due volte alza il trofeo il brasiliano Guga Kuerten e per una volta, che è anche l'ultima per un tennista di casa, Cedric Pioline.

La tirannia di Rafa Nadal

Nel 2005 un ragazzo non ancora 19enne ma fresco di finale a Miami - dove subisce una clamorosa rimonta da Roger Federer avanti due set a zero e 5-3 e servizio nel terzo - fa la sua apparizione nel Principato. Rafa Nadal, da testa di serie numero 11, nelle prime quattro partite travolge gli avversari come un carro armato: 6-3 6-2 a Monfils, 6-0 6-3 a Malisse, 6-1 6-2 a Oliver Rochus e 6-3 6-0 al campione del Roland Garros in carica, Gaston Gaudio. La semifinale è tesa ed equilibrata e il mancino di Manacor la spunta in tre set su Gasquet, per i francesi un predestinato (che però non si rivelerà tale). La finale è contro Coria e finisce 6-3 6-1 0-6 7-5 per il primo Master Series (così si chiamavano allora) in carriera per Rafa. Quell'anno vincerà a Barcellona, a Roma (ancora su Coria in una finale leggendaria conclusasi al tie-break del quinto set) e a Parigi il suo primo Roland Garros. Dal 2005 al 2012, lo spagnolo solleverà il trofeo nel Principato per otto volte consecutive per poi riprendere a vincere nel 2016 fino al 2018, con un bilancio complessivo di 11 trionfi - record di successi assoluto - e 71 partite vinte su 75 giocate di cui 46 di fila.

Rafa Nadal e i suoi 11 titoli a Monte-Carlo

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Il tabù di Roger Federer

Tre dei successi di Nadal passano per altrettante sfide con Federer in finale, tra il 2006 e il 2008. L'epoca d'oro dello svizzero trova un argine solo dinnanzi all'Invincibile del rosso che nel 2006 prevale per 6-2 6-7(2) 6-3 7-6(5) e negli anni seguenti più agevolmente. Nel 2013 è Novak Djokovic a interrompere la tirannia di Rafa per poi ripetersi nel 2015 contro Tomas Berdych. In mezzo c'è l'ultimo tentativo del fuoriclasse di Basilea che all'atto conclusivo sbatte su Stan Wawrinka: finisce 4-6 7-6(5) 6-2 e i rimpianti non mancano per un match che poteva essere risolto in due set da Roger. Invece Monte-Carlo, con tanto di record negativo del maggior numero di finali perse nell'Era Open, resta tabù per Federer così come Roma, le due lacune insieme all'oro olimpico in un palmares leggendario.

Il capolavoro di Fognini

Solo tre italiani erano riusciti ad aggiudicarsi il titolo a Monte-Carlo: Giovanni Balbi di Robecco e Giovanni Palmieri, nell’era amatoriale, e Nicola Pietrangeli, appena prima dell'Era Open. Abbiamo duvuto attendere 51 lunghi anni per festeggiare un altro trionfo nel Principato, il più bello e il più importante nella carriera di Fabio Fognini.
ANNOVINCITORESCONFITTO IN FINALEPUNTEGGIO
1922Giovanni Balbi di RobeccoAlain Gerbault6-1 6-4 6-3
1935Giovanni PalmieriBunny Austin6-1 6-1 7-5
1961Nicola PietrangeliPierre Darmon6-4 1-6 6-3 6-3
1967Nicola PietrangeliMartin Mulligan6-3 3-6 6-3 6-1
1968Nicola PietrangeliAlex Metreveli6-2 6-2
2019Fabio FogniniDusan Lajovic6-3 6-4
L'azzurro si presenta all’appuntamento in buona forma ma il cammino è complicato, visti gli avversari iscritti al tabellone principale. Il 15 aprile scende in campo per disputare il match del primo turno contro il russo Andrey Rublev, che sconfigge in tre set, 4-6 7-5 6-4, soffrendo fino alla fine. Dopo aver ottenuto il passaggio al terzo turno grazie al ritiro di Gilles Simon, Fognini incontra Alexander Zverev, vincitore delle ATP Finals 2018. Il primo set risulta essere davvero equilibrato, con il ligure che riesce a spuntarla al tie-break, ma nel secondo set non c’è storia. Fabio non lascia scampo al tedesco chiudendo la partita 7-6(6) 6-1.

Fognini - Monte Carlo 2019

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Ai quarti l’azzurro trova il croato Borna Coric, che si prende il primo set in scioltezza per 6-1. La reazione di Fognini non si fa attendere e prende forma la rimonta in tre set con il punteggio di 1-6 6-3 6-2. Prima o poi da queste parti bisogna, però, affrontare The King of clay per coltivare ambizioni di gloria e Fabio, contro ogni pronostico, si rende protagonista di una partita eccezionale, una delle migliori della sua carriera: vince il primo set 6-4 e nel secondo riesce addirittura a fare meglio, rifilando a Nadal un nettissimo 6-2 che gli permette di raggiungere una finale più che meritata. Il 21 aprile, nel giorno di Pasqua, Fognini completa il suo capolavoro battendo 6-3 6-4, in un’ora e 38 minuti, il serbo Dusan Lajovic e ponendo le basi per l'approdo in Top 10. Gli italiani ben ricordano la sua corsa per abbracciare in tribuna Corrado Barazzutti (sconfitto in finale da Borg nel 1977), la moglie Flavia Pennetta e tutta la sua famiglia. Qualche lacrima scende ascoltando l’inno nazionale con Flavia Pennetta e Francesca Schiavone, le nostre due campionesse Slam.
Questo è un evento straordinario: sono nato qui vicino ed è fantastico vincere qui. Sono il primo italiano a vincere un 1000? Ancora non ho realizzato quello che ho fatto [Fabio Fognini dopo il trionfo di Monte-Carlo]
Fabio Fognini è il primo azzurro a vincere un Masters 1000 (la categoria di tornei secondi solo agli Slam nata nel 1990). Prima di lui, nella categoria equivalente, aveva trionfato solo Panatta: a Stoccolma nel 1975 contro Jimmy Connors e a Roma nel 1976 contro Guillermo Vilas. Dopo Stoccarda e Amburgo 2013, Vina del Mar 2014, Umago 2016, Gstaad 2017 e il tris del 2018 (Sao Paulo, Bastad e Los Cabos), questo è di sicuro il punto più alto toccato da Fognini. Vincere nonostante un infortunio rimediato in finale e farlo in una città distante soltanto 40 chilometri da Arma di Taggia, suo paese natale, sui campi a cui era legato sin da ragazzino, avrà per sempre un sapore speciale per lui.
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