Ons Jabeurha raggiunto grandi traguardi da quando nel 2011 è diventata la prima donna del Nord Africa a diventare una campionessa junior in una prova del Grande Slam. Dopo aver scalato le classifiche del WTA Tour, ha fatto di nuovo notizia agli Australian Open 2020 come prima donna araba a raggiungere i quarti di finale di un major. Proprio questa settimana, ha celebrato un nuovo career-high. Ha raggiunto il numero 24 del mondo ed è la giocatrice araba più alta in classifica di sempre.
Nell'ultima edizione di Players' Voice, la star tunisina riflette sul suo viaggio verso la vetta, sulla risposta che ha ricevuto dal suo paese e sulla volontà di inviare un messaggio potente verso le donne e i bambini della Tunisia, dell'Africa e del mondo arabo.
Ho iniziato a giocare a tennis dall'età di tre anni. Mia madre apparteneva a un club di tennis locale, e una volta mi ha portato a provare. Quando avevo circa sei anni ho iniziato a competere nei tornei nazionali, mentre all’età di 10 anni ho fatto la mia prima apparizione internazionale.
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Crescendo, ho notato che i tennisti professionisti in Tunisia erano piuttosto rari, il che significava che non c'era davvero un sentiero consolidato su cui potessi passare. Tuttavia, ricordo di aver alzato la testa verso Andy Roddick, cercando di guardare il maggior numero possibile delle sue partite. Il suo gioco e il suo spirito mi hanno ispirata e, insieme al supporto della mia famiglia, sono state le ragioni che mi hanno portato a realizzare il sogno di diventare una tennista di livello mondiale.
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Mia madre, la prima persona che mi ha messo una racchetta in mano, è stata un'enorme ispirazione per me. È una donna molto forte e amo il suo carattere; mi ha dato la convinzione e la spinta per cercare di raggiungere il massimo. Però anche mio padre, i miei fratelli e mia sorella mi hanno ispirato ogni giorno e mi hanno dato la motivazione per continuare - indipendentemente dal risultato, loro ci sono sempre stati.
All'età di 13 anni abbiamo deciso che avrei dovuto trasferirmi in un liceo sportivo nazionale dove avrei potuto sia studiare che giocare a tennis. Ho iniziato a giocare nel Junior Tour dell'ITF, e tre anni dopo ho vinto l'Open di Francia: qualcosa di veramente grosso per la Tunisia...
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Vedere quante persone mi stavano seguendo mi ha fatto capire che tipo di impatto potevo effettivamente avere, quindi mi ha dato anche molto coraggio per andare avanti e rendere il mio paese ancora più orgoglioso di me. Oggi sono passati dieci anni, e quel supporto è cresciuto giorno dopo giorno. Soprattutto quando ho raggiunto i quarti di finale dell'Australian Open. Sembra che il tennis sia diventato popolare come il calcio in Tunisia! Mi sono stati inviati video di fan che guardavano le mie partite nei bar nelle prime ore del mattino, e penso che questo abbia portato ad accrescere l'interesse per il tennis in generale, non solo per le mie partite. Ho anche ricevuto chiamate da alcune personalità davvero importanti; l'anno scorso ho parlato con il presidente della Tunisia, ed è stato fantastico sentirlo. Sento fortemente l'amore da tutto il mio paese e, considerando la situazione legata al Covid, significa molto se riesco a sollevare l'umore della gente quando vinco.
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Più avanti, spero che tutto questo possa portare a qualcosa di più grande; che alla fine una maggiore visibilità porterà sempre più persone a giocare, a vincere partite e titoli, a raggiungere la Top 100 e a competere negli Slam. Abbiamo visto i successi di Malek Jaziri (ex numero 42 del mondo) e Selima Sfar (ex numero 75 del mondo) negli ultimi vent'anni, però mi piacerebbe vedere due o tre nuovi giocatori dall'Africa e dal mondo arabo raggiungere quel livello.
È stato fantastico vedere anche Mayar (Sherif) fare così bene di recente. La conosco da molto tempo perché giocavamo entrambi nei campionati arabi quando eravamo più giovani, ed è bellissimo poter parlare con lei in arabo (anche se non viene dal mio stesso paese). Dimostra quell’unione che vedo spesso tra i giocatori francesi o quelli americani. Speriamo di poter ispirare le generazioni future con le nostre prestazioni e mostrare loro che è possibile giocare in un Grande Slam.
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Voglio far capire che se sono stata in grado di ottenere tutto ciò che ho finora, provenendo da un piccolo paese e da un continente dove lo sport ha sempre avuto poca visibilità, allora anche gli altri possono fare lo stesso. Ovviamente è molto importante avere delle strutture di alto livello; non siamo come l'Europa o gli Stati Uniti, ma stiamo facendo del nostro meglio. Però, anche se hai le migliori strutture del mondo, la differenza la fanno la testa e il modo di lavorare. Io sono un prodotto tunisino al 100%, sono cresciuta e mi sono allenata per tutta la vita in Tunisia e sì, non avevo le migliori strutture di sempre ma ho lavorato duramente per cercare di ottenere il miglior risultato possibile. Quindi, per me, si tratta solo di passare meno tempo a lamentarsi delle strutture e più tempo a concentrarsi su se stessi. Non importa da dove vieni, devi solo lavorare sodo e credere che sia possibile realizzare il tuo sogno. Credere in te stesso è un passo molto grande, ma una volta che sei lì, il resto è una conseguenza.
I miei sogni continuano ad evolversi, e l’Olimpiade di Tokyo è una prospettiva enorme per me: conto i giorni da moltissimo tempo! Ho giocato sia a Londra che a Rio, ma sento di essere migliorata e di poter giocare un grande torneo. Le Olimpiadi sono diverse da tutto; non si tratta solo di vincere per come siamo abituati a fare, si tratta di vincere per il proprio paese. Sono amica di molti atleti dalla Tunisia, quindi sarà fantastico essere con loro, osservare le loro routine e annotare tutte le sfumature.
Entro la fine di quest'anno mi piacerebbe entrare nella Top 10 o nella Top 15, ma in futuro voglio essere la numero 1 al mondo e vincere i tornei del Grande Slam. Ho giocato contro tante giocatrici, per cui sento la fiducia necessaria per arrivarci. In questo momento riconosco di non essere ancora pronta - ho del lavoro da fare per trovare quell'ingrediente mancante - ma in futuro credo che lo sarò.
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