Solo sette mesi fa, a Parigi, la diciannovenne Iga Swiatek ha fatto la storia due volte. È diventata la prima giocatrice polacca a vincere un torneo del Grande Slam e lo ha fatto partendo dal 54° posto del ranking: il più basso di sempre.
Con i successi di Adelaide e di Roma ha continuato ad aggiungere trofei al suo palmares, e ha raggiunto il suo best-ranking WTA (nono posto). Nell'ultima edizione di Players' Voice, Iga ha raccontato di come si sta adattando alla sua nuova vita da campionessa del Grande Slam, del grande supporto che riceve dal pubblico polacco e del suo imminente ritorno al Roland Garros...
Quando ho vinto a Parigi ho sentito come una sensazione travolgente che è rimasta con me per alcune settimane. Non riuscivo a credere di aver vinto un torneo del Grande Slam! Avevo bisogno di un po' di tempo per guardare tutto da lontano, realizzare e riposarmi: dopo la finale è stato tutto piuttosto frenetico. All'improvviso ho iniziato a diventare molto popolare, il che era davvero speciale, ma anche molto più selvaggio.
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27/05/2021 A 16:02
La Polonia non ha vissuto tanti momenti come questo nel tennis - c'era Agnieszka Radwańska (ex numero 2 del mondo WTA) e ricordo di aver letto dei suoi successi e di averla guardata su YouTube, ma all'epoca ero piuttosto giovane. È stata un'esperienza completamente nuova per me, e ho dovuto imparare ad affrontare da sola. Penso di averla gestita abbastanza bene.
All'inizio ho trovato tante difficoltà nel tornare a concentrarmi sul mio allenamento, ma fortunatamente il Roland-Garros è stato il mio ultimo torneo della stagione, il che significa che ho avuto quasi quattro mesi per ricominciare la preparazione. La prima volta che ho ricominciato a sentire un senso di "normalità" è stato durante la quarantena in Australia, il che dimostra che avevo bisogno di molto tempo per riadattarmi e risistemarmi.
All'inizio della stagione 2021 ho faticato. Volevo giocare ogni partita come ho fatto a Parigi ma era semplicemente impossibile! Quelle sono state due settimane perfette. Dovevo essere realista con me stessa sul fatto che non sarei stata nella stessa forma per tutto l'anno. Non appena ho lasciato andare un po' di quella pressione ho iniziato a comportarmi sempre meglio, e durante la settimana in cui ho vinto Adelaide sono riuscita a prendere le distanze da quelle aspettative. Mi è piaciuto stare in campo, ed è stato allora che ho potuto giocare il mio miglior tennis.
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Di solito, quando sento che la pressione mi sta travolgendo, è colpa della mia testa. Nel 2019 ho iniziato a lavorare con una psicologa (Daria Abramowicz) e ora viaggia con me in tour. Abbiamo lavorato molto sulla preparazione per il Roland-Garros ma, onestamente, non ho idea di come mi sentirò quando tornerò a giocare in Francia. Una parte di me sente che avrò più fiducia per quello che è successo l'ultima volta, ma non ho mai sperimentato cosa significhi difendere un titolo prima d'ora. Stiamo cercando di affrontarlo come faremmo con un qualsiasi altro torneo, perché se metto troppa enfasi lo stress potrebbe uccidermi! Tutto quello che posso dire è che amo giocare a Parigi e qualunque cosa accada so che andrà bene. Se dovessi fare un quarto di finale, lo vedrei comunque come un grande successo anche se la gente si aspetta tanto da me.
A volte è facile inciampare su aspettative del genere, indipendentemente dal fatto che appartengano agli altri o a me stessa. Alcune settimane posso bloccarle e scappare nella mia bolla - come un posto sicuro nella mia testa - ma altre volte ti colpiscono. In quel momento ho bisogno di ricordare che è ancora una situazione totalmente nuova per me, e il Roland-Garros era solo sette mesi fa. Penso che ci voglia molto più tempo per capire la propria mente e il proprio atteggiamento, ma spero che i risultati di Adelaide e Roma riescano a dimostrare che sono sulla strada giusta.
Durante quei tornei ho sentito tantissimo sostegno da parte dei fan sui social media. Per me significa aiutare ad aumentare la popolarità del tennis del mio paese: la Polonia.
Dopo Parigi e Wimbledon avremo le Olimpiadi, e non vedo l'ora di rappresentare il mio Paese. Come con il Roland Garros, sto cercando di affrontarlo come se fosse qualcosa di normale, ma spesso mi perdo nei miei pensieri e penso al fatto che si svolge solo una volta ogni quattro anni e potrebbe essere la mia unica possibilità di fare bene. Voglio eliminare ogni rischio di sentire l'ansia, quindi sto cercando di mantenere la mentalità che metto in campo ogni settimana. Credo che sia più facile a dirsi che a farsi, ma penso che sia davvero importante.
Mio padre (Tomasz Swiatek) è un ex canottiere olimpico (ha gareggiato alle Olimpiadi del 1988 a Seoul), e mi piacerebbe che viaggiasse con me se le restrizioni di Covid lo permettessero. Probabilmente sarebbe uno dei suoi sogni condividere quell'esperienza e rivivere ancora una volta le Olimpiadi, anche se questa volta in modo leggermente diverso!
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La mia famiglia è stata di grande supporto per tutto il mio viaggio fino ad ora e adoro passare del tempo con loro. Anche se sento che molto è cambiato da ottobre, sono sempre la stessa persona. In campo mi sento più esperta e fiduciosa, ma a casa le cose sono più o meno le stesse. Vivo ancora a casa dei miei genitori, e dopo un'estate impegnativa ma molto eccitante, sarò molto entusiasta di tornare a casa.
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