Nella letteratura latina il mito di Ercole è trattato soprattutto nelle Metamorfosi di Ovidio, nell’Eneide di Virgilio, nell’Ercole furente e nell’Ercole Eteo di Seneca. È l’Ercole furente l’immagine che più si avvicina a Rafa Nadal, un atleta plasmato con l’argilla destinato con un soffio vitale a trionfare sull’argilla. Lui che conosce ogni granulometria della terra battuta, di quel manto triturato così come ha triturato tutti i suoi avversari, nell’arco di 12 anni, il mancino di Manacor.
Il primo fu il tedesco Lars Burgsmuller, al primo turno dell’edizione 2005, l’ultimo lo svizzero di Losanna. Puerta-Federer-Federer-Federer-Soderling-Federer-Djokovic-Ferrer-Djokovic-Wawrinka: sono loro gli uomini affrontati e superati nelle dieci finali del Roland Garros dal primo uomo capace di andare in doppia cifra in un torneo dello Slam, il secondo tennista di sempre dopo Margaret Court Smith (11 Australian Open tra il 1960 e il 1973). L’ultimo trionfo è la chiusura di un cerchio perché giunge senza che Rafa abbia concesso nemmeno un set (come nel 2008 e nel 2010) e, al netto del ritiro di Carreno Busta, con il minor numero di game persi (35). Il suo precedente primato personale - Borg con 32 nel 1978 era irraggiungibile - risaliva al 2008: 41.
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Rafa come Ercole le cui colonne rappresentavano il limite, specie nel Medioevo, posto perché gli uomini non si spingessero nell’Oceano Atlantico ma anche un limite figurato, metaforico, oltrepassato il quale si peccava di ὕβϱις. Nadal ha raggiunto l’inesplorato sul rosso coronando una stagione iniziata con i dispiaceri inflitti da Federer sul cemento, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo: la sua terra l’ha visto alzare le braccia al cielo a Monte Carlo e Barcellona, le prime due Decime, passando da Madrid, per entrare nella leggenda con la terza, la più ambita di un regno senza tempo.
Non poteva essere Stan Wawrinka a fermarlo, non questa volta, un antagonista da tre su tre nelle finali Slam prima di oggi. L’illusione di avere una partita è durata fino al 2-2 del primo set per un inizio contratto di Nadal, figlio di una tensione palpabile nell’avvicinamento di un traguardo di tale portata. Sette game di fila tra primo e secondo parziale hanno scavato il solco e The Man ha pagato le energie spese contro Murray ma anche la mancanza di soluzioni e di fiducia vedendosi sovrastare sulla diagonale sinistra, laddove il miglior colpo di entrambi (dritto in top spin da una parte e rovescio a una mano dall’altra), doveva emettere la sentenza. In poco più di due ore di match il pomeriggio è volato via rapidissimo a Bois de Boulogne, sotto un sole cocente e con un caldo secco che probabilmente, anche da lassù, aveva già eletto il vincitore, deliziato dalle condizioni migliori per rendere il commento tecnico di questa finale persino superfluo.
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Dal 2014 Nadal non vinceva uno Slam e lo rivince a 12 anni di distanza dalla prima volta: è il quinto giocatore di sempre a farcela dopo Ken Rosewall (19 anni tra la prima e l’ultima vittoria), Roger Federer (14), Adrian Quist (12) e Pete Sampras (12).
Il mancino di Manacor torna in seconda posizione nel ranking mondiale per la prima volta dal 12 ottobre 2014, a quasi 12 (come le fatiche di Ercole) anni di distanza dalla prima volta (era il 25 luglio 2005). Numeri che ricorrono per il 15esimo Slam che vale un sorpasso a Sampras, alle spalle solamente di re Roger Federer (18), il suo grande rivale, l'antagonista perfetto di una storia destinata all'immortalità.
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