dall’inviato a PARIGI - ‘Che non può essere vinto o che ha tale fama: un esercito, un eroe, un atleta invincibile’. Questa, nel dizionario italiano, la definizione corrente di ‘imbattibile’. Se esistesse, invece, un dizionario puramente tennistico, tale definizione sarebbe certamente utilizzata a fianco della voce ‘Nadal, Rafael’. Anche quest’anno, al Roland Garros, non cambia infatti di una nota la sinfonia che per 12 edizioni ha risuonato dagli altoparlanti del Philippe Chatrier la domenica della seconda settimana. Rafa in piedi, sorriso stampato in volto e solito atteggiamento di chi pare semplicemente aver portato a termine il proprio compito. Perché Rafael Nadal, qui, ha abituato all’impossibile; ha reso l’incredibile, una semplice routine. Basta guardarsi indietro, vedere chi è il più vicino e strabuzzare gli occhi: Bjorn Borg, a quota 6 coppe dei moschettieri, è clamorosamente doppiato.

E’ la storia di Rafael Nadal al Roland Garros. O meglio, ormai il Roland Garros è storia di Rafael Nadal. Senza se e senza ma. Un uomo solo al comando; e gli altri, anno dopo anno, a fargli da comparse al fianco della solita straordinaria recita.

ATP, Rotterdam
Rafael Nadal salta Rotterdam per problemi alla schiena
25/02/2021 A 16:07

E’ il caso di Dominic Thiem, attore tosto e credibile nel palcoscenico finale di Rafa, ma costretto – come tutti gli altri 24 protagonisti della storia di questo film dalle semifinali in poi – ad arrendersi al medesimo destino.

Ci ha provato, il povero Thiem, a conquistarsi uno spazio diverso, un qualcosa che andasse al di là delle solite congratulazioni di rito. E ci è anche riuscito. Per due interi set. Poi, si è dovuto arrendere alla realtà delle cose: nessuno, qui, è più forte di Rafa. E anche il suo iper-atletismo e le sue bordate di dritto e rovescio, sono state armi a cui il fenomeno Nadal ha trovato rimedio.

E’ arrivato così il 12esimo titolo al Roland Garros di Rafa. Al termine di un primo set di straordinaria intensità fisica nel quale Thiem era anche stato in grado di piazzare il primo allungo. Un tentativo di fuga immediatamente rintuzzato dall’esperto Rafa, bravissimo a rimanere attaccato alla giugulare del proprio avversario che, di contro, in quel frangente un po’ troppo frettoloso, restituiva immediatamente il turno di servizio; per giunta perdendolo a zero.

Tanto bastava a Nadal per girare l’inerzia del primo set e prendersi ciò che qui in fondo, tranne un raro caso con Federer, si è sempre preso: il primo set della finale.

Uno schiaffone – e qui veniamo ai meriti specifici di Thiem – che non ha impedito però all’austriaco di reagire. Di lottare. Di non perdersi d’animo nonostante l’atteggiamento in risposta, spesso davvero troppo lontano dalla linea di fondo, gli avesse concesso di fatto fino al game chiave della seconda partita un solo misero punto sul servizio di Nadal. Ad arrivare dunque come una sorpresa sono i quattro ‘quindici’ raccolti del dodicesimo game, in grado, dopo quasi due ore di battaglia, di garantirgli il primo set della carriera vinto su Rafa al Roland Garros. Dopo 10 precedenti tentativi andati a vuoto.

Nadal-Thiem Roland-Garros, finale 2019

Credit Foto Getty Images

Uno scossone, una novità persino gradevole stando alle facce dei colleghi in tribuna stampa, così come del pubblico, speranzosi di avere una partita. Ma la partita, proprio da lì, in qualche modo, non c’è più stata. E non per particolari demeriti di Thiem, quanto per la capacità di Nadal di ripresentare l’ennesima evoluzione di se stesso. Dalla pausa fisiologica, infatti, il maiorchino si è ripresentato con l’atteggiamento, la grinta, la concentrazione, la cattiveria agonistica che Thiem non è più stato in grado di mantenere. Anche svuotato dalla precedenti battaglie, oppure da quanto appena conquistato, da lì in poi è stato una specie di massacro per il n°4 del mondo. In un amen Thiem si è infatti ritrovato sotto un treno: 16 punti a 1 il conteggio, 4-0 il parziale dei game prima dell’inevitabile 6-1 con cui Rafa girava la partita e si prendeva la finale. E poi ancora l’inizio del quarto set, con un nuovo break a freddo e il delicatissimo terzo game – dove Nadal annullava due palle del controbreak – che chiudevano definitivamente la porta dell’austriaco e lasciavano a Rafa l’onore di recitare il solito monologo finale.

Nadal si è conquistato così il 12esimo titolo del Roland Garros della carriera, il 18esimo complessivo, che gli permette di rinnovare ancora una volta la rincorsa all’amico rivale Roger Federer. Di nuovo a -2 dallo svizzero, Nadal chiude anche questa stagione del rosso con il trofeo più importante e soprattutto smentendo – cosa di fatto già messa in atto anche a Roma – quel qualcuno che frettolosamente ne aveva indicato le difficoltà avute a inizio stagione tra Monte Carlo, Barcellona e Madrid; e che credeva possibile l'abdicazione del suo regno francese. Nulla di più sbagliato. Il re, infatti, resta soltanto uno: Rafael Nadal. L'Invincibile di Parigi.

Australian Open
Le pagelle dell'Australian Open 2021: Djokovic re, Osaka regina
22/02/2021 A 11:04
Australian Open
Djokovic e il valore di un successo contro tutto e tutti
22/02/2021 A 06:09