In fondo, non poteva che finire così: 20 Slam a testa alla fine dell'anno 2020. Non esiste attestato di stima più importante per Rafa Nadal di quello del suo più grande rivale, Roger Federer, per celebrarne la grandezza.

Roland Garros
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11/10/2020 A 17:03

Stimolarsi a vicenda, spingersi oltre i propri limiti e proseguire, insieme, un viaggio che sfida le leggi del tempo è il legame indissolubile tra lo svizzero, il mancino di Manacor e il Djoker. Non esisterebbe la classe innata senza l'Ercole del tennis che a sua volta non sarebbe tale senza l'intelligenza robotica. Eppure, questi fuoriclasse unici - non leggerete qui inutili disquisizioni sull'annosa diatriba del GOAT - non smettono mai di stupirci. A farsi beffe di un torneo diverso, eccezionalmente autunnale, con condizioni di gioco lente e palle pesanti, ci ha pensato il mancino di Manacor che della terra battuta conosce ogni segreto.

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Ad azzerare ogni discorso su rotazioni e altezza dei rimbalzi è stato il re del rosso con la finale meno pronosticabile di tutte per il suo andamento. Novak Djokovic non aveva le risorse per contrapporsi allo spagnolo ma non era nemmeno ipotizzabile che potesse incassare la lezione da lui inflitta a Nadal agli Australian Open 2019. Ci ha impiegato 55 minuti a vincere il primo game il Djoker, finito nel tritacarne fisico, ma anche tattico e tecnico di Nadal. Sarebbe ingeneroso, infatti, limitare il discorso all'elogio della forza bruta o del fisico dominante. Il mancino di Manacor ha trasformato i punti di forza del numero uno del mondo in debolezze, non gli ha mai proposto una palla uguale all'altra con continui cambi di ritmo e variazioni.

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Nelle prime due ore di gioco Nadal ha concesso tre errori gratuiti e ha completato un cammino ancora una volta perfetto al Roland Garros. Nessuno aveva mai vinto quattro Slam senza concedere nemmeno un set: Rafa l'ha fatto nel 2008, 2010, 2017 e 2020 su un campo che ormai è diventato suo.

Rafael Nadal - Roland Garros 2020

Credit Foto Getty Images

I numeri si leggono d'un fiato: 13° Roland Garros (26-0 tra semifinali e finali), 100 vittorie a Parigi (su 102 match), 86° titolo in carriera, 60° sulla terra, 999 successi ATP. Cifre dorate come l'argilla e come la longevità di Nadal che nell'Era Open ha vinto più Slam di tutti (6) superata la soglia dei 30 anni. Tra il primo e l'ultimo sono trascorsi 15 anni a Bois de Boulogne (2005-2020), gli stessi che separano il primo trionfo di Federer (a Wimbledon 2003) e l'ultimo (agli Australian Open 2018).

Di Rafa Nadal resterà per sempre la capacità di riprendersi da infortuni e operazioni che avrebbero stroncato tante altre carriere e l'evoluzione, negli anni, sulle diverse superfici. Si diceva non fosse in grado di vincere sul cemento, si diceva che fosse impacciato sull'erba. L'unica cosa che nessuno si è mai permesso di mettere in discussione è il suo regno senza tempo sulla terra battuta. Quello non lo sarà mai e il 20 volte campione Slam, il prossimo anno, proverà a raggiungere quota Sampras (14 Slam) tenendo conto solo del Nadal Garros.

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E se i paragoni con il passato non reggono, noi, con un pizzico d'orgoglio, ci auguriamo che il futuro possa essere anche nostro ricordando che l'unico ad aver messo in difficoltà The King of Clay a Parigi, anno 2020, è stato Jannik Sinner.

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