Sarà Rafael Nadal contro Jannik Sinner, atto III. Il primo, lo scorso ottobre, in questo torneo. Il secondo, qualche settimana fa, a Parigi. Il terzo, lunedì, quando l’Italia del tennis spera vivirà una giornata di una discreta intensità. Musetti incrocia Djokovic, Sinner fa lo stesso con Nadal. In attesa, si spera, di Matteo Berrettini e Roger Federer a completare un quadro semplicemente straordinario.

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Se Sinner ha fatto il suo con Ymer, lo stesso si deve ovviamente dire del veterano Rafa, che contro l’insidia Norrie ha tirato fuori una versione attenta e concentrata. Il britannico infatti si prospettava come un’insidia reale. Non tanto per i precedenti dell’anno – in Australia e a Barcellona, entrambi vinti da Nadal – quanto perché comunque, nelle settimane che hanno preceduto questo torneo, Norrie si è rivelato al mondo come giocatore insidioso su questa superficie. Due finali, seppur minori, all’Estoril e a Lione, sono state un segnale sufficiente per Rafa affinché l’allarme fosse settato fin da subito sulla massima allerta.
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Nadal ha approcciato il match in maniera molto concentrata, gestendo tutto sommato un primo set in cui è bastato un semplice break, quello sul 4-2. Poi, però, la vera partita, Rafa, l’ha vinta nel secondo. Un set scorbutico al servizio, dove Nadal è stato breakkato per ben due volte in avvio. Il merito del maiorchino, però, è stato quello di non concedere mai l’allungo al proprio avversario, sempre ripreso nei game precedenti. Un andamento che ha distrutto anche psicologicamente Norrie, ha dal 3-1 avanti ha di fatto subito 5 game consecutivi perdendo qui dentro per ben 3 volte la battuta.
E così, voilà, con una partita di Nadal in qualche modo ‘alla Nadal’, Norrie si è ritrovato impossibilitato a combattere nonostante le miglior intenzioni sia nello spirito, che, di fatto, sul campo. Una sentenza che ha colpito chiunque, in più di 10 anni di presenze su questo campo, ogni qualvolta sia stato chiamato a sfidare Rafa nella sua ‘arena’. Le uniche eccezioni restano uno spiritato Robin Soderling nell’ormai lontanissimo 2009 e Novak Djokovic nel 2016. A questo rarissimo gruppo di eletti spera di aggiungersi lunedì anche Jannik Sinner. In bocca al lupo a lui. Il tennis e la statistica, infatti, dicono sia un’impresa quasi impossibile.

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