Fare e disfare, manifesto generazionale del cosiddetto ‘nuovo’ nel mondo del tennis. Molto spesso non è infatti una questione di doti tennistiche o fisiche, ma capacità, più che altro, psicologiche: mantenere con costanza la soglia di concentrazione lungo tutto il corso di una partita. Né Stefanos Tsitsipas né Sascha Zverev, che si affrontavano nella semifinale del Roland Garros più giovane dal 2008 a oggi (Djokovic-Nadal in quell’anno, esattamente come Djokovic-Nadal sarà più tardi stasera), sono stati in grado di rimanere con costanza dentro questa partita dal punto di vista mentale. E così è venuta fuori una battaglia che il greco, favorito della vigilia e poi effettivamente vincitore, poteva evitare.

Tsitsipas-Zverev in 240": il greco centra la 1ª finale Slam!

Una maratona che Tsitsipas poteva risparmiarsi per tante ragioni. Perché più forte quest’anno su questa superficie, come avevano dimostrato i risultati fin qui; perché partito in maniera impeccabile, come registrato nel primo set; perché tatticamente aveva colto tutti gli aspetti giusti: spingere con il dritto, stuzzicare la ballerina risposta di dritto di Zverev. Perché, detta terra-terra, dopo un’oretta stava avanti 2 set a 0 e sembrava in controllo.
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Tsitsipas arriva ovunque: difesa in allungo e chiusura a rete

Ma è lì che è venuta fuori la fotografia del limite generazionale, l’incapacità di chiudere come si deve un’opera che era già compiuta. Tsitsipas ha pensato di aver già vinto, rallentando la spinta col dritto e confidando che Zverev gli consegnasse la partita. Non è accaduto. Per demeriti del greco – tanti – e per meriti certamente di Zverev, che dal canto suo dopo un avvio troppo falloso sul lato del dritto e troppo poco incisivo al servizio, ha piano piano trovato questi due colpi. E così si è finiti dentro un cambio di trama tanto repentino quanto inaspettato. Zverev si è fatto bastare due break – uno per set – per ricostruire una partita che sembrava ormai andata. Mentre Tsitsipas non affondava più e subiva più passivo, il tedesco trovava concentrazione e fiducia. Traduzione? Match al quinto e buona fortuna agli organizzatori del Roland Garros, che con Djokovic e Nadal stasera potrebbero ritrovarsi a dover gestire la stessa scena del quarto del serbo con Berrettini: ovvero mandare a casa la gente sul più bello.

La reazione di Zverev: vince lo scambio e poi chiama il pubblico

Digressioni a parte, Tsitsipas ha rinvito la partita grazie a un moto di orgoglio, una scossa che gli ha ricordato quando fatto nei primi due set. Sotto 0-40 nel primo turno di servizio del quinto set, il greco ha ricominciato a prendersi i rischi necessari e dettare il gioco. Cinque punti consecutivi a salvare il turno di servizio e ristabilire la trama della prima ora di gioco. Zverev è così tornato a sentire più pressione, a percepire di avere un minor margine d’errore; e con due rovesci sbagliati nel quarto gioco ha perso la battuta. E con quella anche la partita.
Tsitsipas non ha più tremato fino al traguardo del 6-3 finale, conquistandosi dopo 3 ore e 40 minuti la prima finale slam della carriera. Sfiderà domenica uno tra Djokovic o Nadal. E la chiave della partita è già scritta: dovrà evitare ogni qualsivoglia minimo blackout. Dall’altra parte della rete infatti ci sarà uno dei due alieni. E a differenza di quanto fatto dal quasi coetaneo Zverev, le pause, con i ‘grandi vecchi’, non saranno concesse.

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