L’esito della Finale degli Australian Open 2021 ha evidenziato un dato: i giovani non sono ancora pronti per dare l’assalto agli Slam. Di fatto, Novak Djokovic (n.1 del mondo) ha dato seguito all’egemonia dei grandi di questo sport, portando il computo delle proprie vittorie Major a 18, 9 delle quali ottenute a Melbourne.
La terra dei canguri, feudo di Nole? Sì un po’ sì, ma anche l’evidenza che il livello di gioco espresso dal campione serbo è distante da quello proposto dai tennisti più giovani. Una bocciatura? Sì. Di questo è convinto chi ha avuto modo di confrontarsi con Djokovic, raccogliendo anche dei risultati significativi.
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Ci si riferisce allo scozzese Andy Murray, ex n.1 del mondo, in grado di conquistare due titoli a Wimbledon (2013, 2016) e uno agli US Open (2016), senza dimenticare i due ori olimpici del 2012 e del 2016: “I ragazzi più giovani, secondo me, non hanno dimostrato di essere particolarmente vicini. Mi aspettavo una Finale a Melbourne più combattuta. Ma devo ammettere che c’è una sostanziale differenza tra il disputare un quarto di finale o una semifinale di uno Slam e un atto conclusivo, quando dall’altra parte del campo c’è chi ne ha vinte 17 di partite di questo livello. C’è una sorta di timore“, le parole di Murray alla stampa britannica.
Andy, infatti, ritiene che ci sia una distanza ancora sensibile tra i grandi “titani” e il resto del gruppo: “I tennisti della nuova generazione, che ambiscono a questi traguardi, non giocano allo stesso modo su tutte le superfici e soprattutto nei match decisivi contro i big, questo riduce di molto le loro possibilità di vincere uno Slam“. Un discorso quindi sia mentale che tecnico quello del britannico.

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