Niente resa per Juan Martin Del Potro. L’argentino, fermo dal giugno 2019 per i postumi di una frattura alla rotula riscontrata al Queen’s e da allora operato per tre volte in 14 mesi, lancia dichiarazioni fiammanti in vista di quello che può essere il suo ritorno. A margine di un evento della Fundacion Konex a Buenos Aires, infatti, l’argentino ha dichiarato: “Questo potrebbe essere il mio anno. Le Olimpiadi mi stanno dando una forte motivazione per tornare. Anche se il ginocchio continua a darmi pensieri non mi sento ancora pronto a chiudere la mia storia in campo“.
Il destino è stato particolarmente beffardo con il vincitore degli US Open 2009, che pareva destinato a una carriera folgorante dopo aver battuto Roger Federer in finale a New York a vent’anni. La realtà è stata più difficile da accettare: infortuni, lunghi stop, rientri e talvolta anche momenti al limite del miracoloso.
Come, per esempio, alle Olimpiadi del 2016: a Rio, da numero 141 del mondo, estromise dal torneo Novak Djokovic, mostrando fucilate di dritto che ne certificavano la buona salute. S’involò fino in semifinale, dove non si fermò, superando anche Rafael Nadal. A fermarlo, nell’ultima finale al meglio dei tre set su cinque a livello olimpico (da Tokyo si giocherà due su tre, per effetto delle nefaste novità introdotte dall’ITF di recente nel pacchetto modifiche alla Coppa Davis), fu solo Andy Murray, con lo scozzese che prevalse in quattro parziali.
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