Momento di bilanci e giudizi al termine della stagione tennistica 2020. Si è giocato poco, purtroppo, a causa del coronavirus, ma tre slam su quattro hanno emesso i loro verdetti insieme alle ATP Finals in un finale d'anno solare comunque intenso. Da Djokovic e Nadal, che quando è contato davvero hanno continuato a comandare, fino all'esplosione dell'Armata Russa guidata da Medvedev e Rublev, facciamo un riepilogo tra promossi e bocciati con le nostre pagelle. C'è anche tanta Italia: da un Sinner che sarebbe stato Top20 con il classico calcolo del ranking alla brutta stagione sia di Berrettini che di Fognini.

Voto 10... Al solito dominio di Djokovic e Nadal

Ex aequo. Hanno dimostrato che quando contava davvero è stata sostanzialmente ancora roba loro. Nole in Australia prima della pandemia, Nadal a Parigi. Djokovic in particolare ha vinto: più partite di tutti (41), più partite di tutti contro avversari Top20 (17) e fatto più punti ATP di tutti, 6855. Allo stesso tempo però Nadal ha rinvito dove più gli interessava, Roland Garros. Hanno entrambi dimostrato, insomma, che anche nel 2020 quando davvero è contato tanto a vincere sono stati ancora loro. E senza quell’episodio allo US Open probabilmente sarebbe stato ancora più chiaro per tutti.
Australian Open
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02/12/2020 ALLE 18:04

Novak Djokovic e Rafael Nadal, con un'emblematica immagine di questo 2020

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Voto 9... Alla prima volta di Thiem

Non può non finire in alto colui che ha rotto l’egemonia dei soliti noti. D’accordo, il suicidio di Nole quanto vi pare. Però già prima dello US Open questo ragazzo aveva fatto anche grandi cose in Australia. E poi ci sono le ATP Finals, perse ma giocando dei partitoni, così come la classifica virtuale che ci racconta chiaramente una cosa: dopo Djokovic, c’è stato Thiem in questo strano anno. Insomma, il 2020, per quanto particolare, ha consacrato l’austriaco tra i grandi. E su questo non ci sono dubbi.

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Voto 8... All’armata russa Medvedev + Rublev

...Che condividono lo stesso voto. Medvedev a dirla tutta è riuscito a riportarlo su con un finale da ‘10’ più che da 8, che fa media però con il tiratissimo '6' del resto della stagione prima di Bercy, dove aveva raccolto meno di quanto tanti si aspettassero. Rublev invece è qui in alto perché come Djokovic ha vinto 41 partite quest’anno, tra cui 5 finali su 5: nessuno come lui. Un’esplosione che in tanti attendevano. Insomma, al di là dei 3 citati sopra, difficile trovare qualcuno più meritevole dei due russi.

Voto 7... All’esplosione di Jannik Sinner

Ha scalato 41 posizioni in classifica rispetto a dove aveva cominciato la stagione; con il calcolo classico del ranking avrebbe addirittura chiuso la Top20. Ha vinto il primo titolo ATP. Ha fatto sudare Nadal a Parigi. Ha fatto vedere enormi miglioramenti e lascia trasparire ancora grandi margini. Che dire di più? Nulla. Questa posizione anzi gli sta quasi stretta. Ma era difficile scalfire quelli sopra. Almeno per ora.

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Voto 6... Al 2020 di Auger-Aliassime

A proposito di giovani con del potenziale, il 2020 del canadese è stato un anno particolare. Non ha fatto male, ma nemmeno ha super-brillato. Come si valutano le 3 finali ATP perse? Un buon cammino o qualcosa dove si poteva prendere di più visti i ko con gente forte ma non impossibile come Monfils, Tsitsipas e Zverev? Resta inoltre il giocatore con miglior classifica a non aver ancora vinto un torneo e non avere mai giocato un quarto di finale slam. Parliamo pur sempre di un 2000 e del numero 21 del mondo; quindi ‘male’ non lo si può certo catalogare, però in fondo il lampo è mancato. E da uno con le sue qualità più di qualcuno se lo attendeva.

Felix Auger-Aliassime

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Voto 5... All’illusorio anno di Stefanos Tsitsipas

Mettiamo le cose in chiaro fin da subito: ci sono le finali a Dubai, a Marsiglia e ad Amburgo. Ma è lì che aspettavamo Tsitsipas? No. Casomai negli slam, dove ha deluso sia in Australia che allo US Open. Resta un lampo, nella partita con Djokovic al Roland Garros; alla fine comunque persa. Ma dal colui che aveva chiuso il 2019 da Maestro non si è in fondo vista tutta questa maestria; e nemmeno un percorso alla ‘Thiem’ o simile, per intenderci. Insomma, si è chiuso l'anno con la stessa domanda che si fece 365 giorni fa: che cos'è Tsitsipas? Forte? Fortissimo? Un potenziale grande?

Voto 4... Alla mancata conferma di Matteo Berrettini

Si dice sempre che sia riconfermarsi la cosa più difficile e la stagione di Matteo Berrettini ne è forse la prova migliore. Ci si aspettava altro da Matteo e lui stesso ne è consapevole. Valgono tutte le attenuanti del caso: da qualche noia fisica con le caviglie a un’annata di complicata gestione (e qui però vale per tutti). La verità è che Matteo ha vinto poco e convinto poco anche quando l’ha fatto; e con il suo 9-6 è quello che ha giocato meno tra i Top10 (Federer escluso per ovvi motivi) e raccolto meno.

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Voto 3... All’anno sportivo di Fabio Fognini

Un 2020 da dimenticare anche per Fabio, chiaramente condizionato dall’infortunio. I numeri anche qui però sono impietosi: con solo 5 vittorie e 10 sconfitte, peggio di lui tra i primi 50 del mondo in questa strana annata ha fatto solo Basilashvili (che di partite ne ha giocate 18 perdendone ben 14). Pochi dubbi quindi: sul campo la stagione di Fognini è stata una delusione. Dal 2021 però, con un nuovo team, il ligure avrà una bella chance per rilanciarsi; e potrà farlo da n°17 del mondo. Un dettaglio non trascurabile: senza le modifiche sul calcolo del ranking e con questi risultati Fabio avrebbe dovuto ricominciare assai più in basso.

Fabio Fognini

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Voto 2... All’incubo di Nick Kyrgios

...Che in tutto ha giocato 8 partite e mezza: 4 all’ATP Cup, 4 all’Australian Open e mezza ad Acapulco, dopo è andato ko fisicamente. Da lì in poi l'infortunio, la situazione in Australia legata al Covid-19 e i problemi personali. Un’annata che di fatto per lui non è nemmeno esistita.

Nick Kyrgios

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Voto 1... Alle lotte interne

...Che ci sono state, eccome, anche quest’anno. Anzi, giocando poco sono state ancor più visibili. La questione del secondo sindacato, il famoso PTPA, di cui non si hanno praticamente più notizie se non che Djokovic era finito ricandidato da qualcuno nel board ATP da cui si era dimesso. E poi la maretta tra qualche direttore slam, a colpi di comunicati, dopo che a Parigi hanno deciso di fare come diavolo pareva a loro. E ancora l’eterna questione tra i due circuiti, con l’ATP che alla fine è stata in grado di organizzare qualcosa mentre la WTA senza il supporto dell’Asia ha dato la sensazione davvero di campare alla giornata. C’è stata confusione. E la sensazione è che ce ne sarà ancora.

Voto 0... Al Covid-19

E qui, davvero, non servono motivazioni.
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