Il tennis resta uno sport semplicemente incredibile. Mettiamola così: una striscia di 22 partite consecutive vinte, una missione chiara, 6-1 3-2 e servizio sul proprio avversario. Questa era la situazione in cui il n°1 del mondo Novak Djokovic si era trovato questa mattina contro Alexander Zverev nella semifinale del torneo olimpico, ultimo obiettivo del serbo in una carriera in cui aveva vinto tutto tranne la medaglia d’oro.
Sembrava letteralmente fatta, con la solita prova di grande forza in contenimento a uno Zverev combattivo sì, ma forse un pelo troppo falloso. Poi, da lì, l’imponderabile: il blocco totale, improvviso, inaspettato, del n°1 del mondo.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette e otto – dicasi otto – giochi consecutivi a favore di Sascha Zverev, che non solo recuperava immediatamente il break di svantaggio, ma si prendeva anche secondo set e scavava l’enorme gap per la gestione del terzo e decisivo parziale.
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L'IMPRESA DI ZVEREV, L'INCUBO DI DJOKOVIC: GLI HIGHLIGHTS IN 90''

Un Djokovic improvvisamente e assolutamente irriconoscibile, in confusione mentale e in difficoltà fisica. Il serbo da un lato ha dato la sensazione di avere fretta: qualche palla corta di troppo, qualche improbabile serve and volley, qualche discesa a rete senza nulla in mano. Al tempo stesso, però, anche una sorta di calo fisico, con le gambe che non sono più sembrate essere reattive il necessario.
Zverev, dal canto suo, ha iniziato a martellare al servizio. Il game più importante, degli otto consecutivi vinti dal tedesco, è stato probabilmente il sesto della serie, ovvero quello che confermava il break in apertura di terzo set e lo portava 2-0. Lì, una grande lotta ai vantaggi, con Djokovic che alla fine non solo si è arreso, ma è andato in totale confusione nel turno successivo, quello poi del doppio break e 3-0 Zverev. Nole ha perso definitivamente lì il controllo di una partita che sembrava agilmente sua, ma in cui il tedesco ha avuto l’enorme merito di non arretrare di un centimetro nonostante il punteggio severo che l’aveva visto sotto, appunto, 6-1 e 3-2.

IMPRESA DI ZVEREV CONTRO DJOKOVIC: LE LACRIME SENZA FINE DEL TEDESCO

Per Djokovic così resta la maledizione oro Olimpico. Il serbo, terzo a Pechino 2008, ha poi subito il ko a Londra nel 2012 da Murray in semifinale (e successivamente da Del Potro nel match per il bronzo) e a Rio 2016 ancora da Del Potro. A Tokyo dovrà accontentarsi di giocare di nuovo per il metallo meno prezioso contro lo spagnolo Pablo Carreno Busta. Sfuma anche la suggestione – più giornalistica che altro – ‘golden slam’, ovvero il grande slam condito appunto dall’oro Olimpico nello stesso anno solare. Al serbo, per l’oro, restano le chance in doppio misto con la Stojanovic. Certo, lo si può affermare chiaramente: non sarà la stessa cosa. Per Zverev, invece, la gloria dell'impresa e la chance di chiudere il cerchio: sfiderà il russo Karen Khachanov.

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