"L’assenza del pubblico era un problema, sì - confessa Novak Djokovic nella conferenza stampa organizzata dal comitato olimpico serbo, in una enorme sala conferenze del Media Center di Tokyo, per presentare le sue stelle -. Alla fine però ho pensato che le Olimpiadi sono sempre le Olimpiadi. E sono felice di aver deciso di venire". Anche i Giochi sono felici della scelta di Djokovic. Non sarà il portabandiera della Serbia nella cerimonia di apertura (ruolo che comunque aveva già ricoperto a Londra, la seconda delle tre Olimpiadi disputate finora), ma resta una delle stelle di prima grandezza di questa edizione. Una che può puntare non solo all’oro, ma alla storia.
Con Australian Open, Roland Garros e Wimbledon 2021 che già arricchiscono la sua sala trofei, il 34enne serbo con l’oro di Tokyo avrebbe la chance di eguagliare Steffi Graf 1988, l’unica tennista della storia ad aver vinto nello stesso anno tutti e quattro i tornei del Grande Slam e l’oro olimpico (la leggenda tedesca ci riuscì a Seul). "Non parlo regolarmente con Steffi, ma sarei felice di sapere come ci è riuscita - scherza Nole -. Ho il massimo rispetto per lei, per il segno indelebile che ha lasciato nella storia del tennis. Non pensavo possibile che qualcuno potesse anche solo avvicinare la sua impresa, invece è diventato realistico, è diventato un mio obiettivo. Di Steffi mi ha sempre ispirato la sua mentalità: spero di averla anche io e usarla nella mia prossima missione".
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Djokovic sa di avere la chance di fare la storia, ma ripete a ogni domanda sul futuro che preferisce guardare al presente: "A rischio di essere banale, voglio affrontare un giorno alla volta e un avversario alla volta. È l’approccio che devo avere, perché in passato non ce l’avevo e mi sono fatto male. Sono motivato a inseguire la storia, ho lavorato duro per riuscirci. Ma preferisco parlarne se dovessi farla. Per ora voglio concentrarmi sul presente".
Il suo presente si chiama Hugo Dellien: è boliviano, è il numero 139 del mondo, e Nole non ricorda nemmeno se tra i due c’è un precedente. "Di sicuro lui giocherà senza nulla da perdere, come tutti i giocatori con ranking più basso - spiega Djokovic -. Saremo sul centrale, mancherà il pubblico. Io mi nutro dell’energia dei tifosi, è uno dei motivi per cui continuo a giocare anche a 34 anni". Non c’è solo la storia in ballo per Djokovic, l’inseguimento a Steffi Graff e a quell’oro che non ha mai vinto (andò a medaglia a Pechino 2008, ma chiuse con un bronzo). C’è anche la voglia di esserci alle Olimpiadi: "Sono un’esperienza unica, mi fanno sentire parte di una squadra, la squadra serba. Io vado in campo da solo, ma l’energia degli altri atleti, quella che respiro ogni sera al Villaggio, mi mette le ali e mi spinge a dare il massimo".
Per Djokovic, che risponde a domande in serbo e in inglese e anche se indossa la mascherina spesso sorride con gli occhi, c’è un’altra stranezza a questi Giochi. "Non ci sono né Roger Federer né Rafa Nadal: non ho fatto molti tornei senza di loro, è strano non vederli. Ma in questo torneo ci sono comunque alcuni dei migliori giocatori al mondo. Fortuna che li affronterò più avanti, così ora posso concentrarmi sul giocare a modo mio. Mi sento bene, fisicamente e mentalmente. Ho fatto la stagione migliore possibile, arrivo a questo appuntamento con la miglior preparazione possibile: spero di fare un buon torneo, anche perché sul campo dei Giochi ho già vinto un torneo, anche se non faceva così caldo". Nole non lo dice per non sentire quella pressione olimpica che per sua stessa ammissione in passato gli è costata cara, ma se non tornasse a casa con l’oro sarebbe deluso.

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