NEW YORK – Epico. Non c’è davvero nessun altro aggettivo per raccontare un’impresa del genere. Fabio Fognini scrive una delle pagine di tennis italiano più incredibili di sempre. Lo dice il blasone, lo dice la storia, lo dicono i numeri. Vi basti questo. Il grande Rafael Nadal, in 169 partite giocate nei tornei degli slam, non aveva mai perso una partita da 2 set a zero sopra. Ma c’è di più. In tutta la carriera il maiorchino solo una volta era incappato in una statistica del genere: finale del Masters di Miami 2005. Il protagonista? Ma naturalmente Roger Federer.
Descrivervi la cronaca della partita diventa in questo momento (2:00am del mattino a New York e i guardiani della sala stampa che fanno pressione ndr) molto, molto complicato. In aiuto per nostra fortuna ci sono gli highlights, ma il punto chiave della vittoria di Fognini è sostanzialmente chiuso in una rimonta strepitosa votata tutta all’attacco.
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Dopo 2 set sostanzialmente equilibrati infatti - ma persi da Fognini in maniera piuttosto ingenua – un break in avvio di primo ma soprattutto il game gratis concesso nel nono game del secondo – sembrava tutto già scritto. Eppure, i più attenti, nonostante Rafa fosse di fatto ormai lanciato e 2 a 0 sopra, avevano notato come Fabio avesse giocato sostanzialmente alla pari col maiorchino.
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Il momento chiave però, il vero punto che cambia completamente le cose e fa scattare la molla nella mente di Fabio Fognini, è con ogni probabilità lo strepitoso vincente in lungolinea che segna il controbreak del 3-3 nel terzo set e cancella il vantaggio di un Nadal che sembrava ormai lanciato verso il successo.
Da lì cambia la notte di Fabio e da lì parte la storica, incredibile, meravigliosa rimonta. Un idea tattica di tennis completamente votata all’attacco. Palline di dritto lungolinea e rovescio piatto incrociato che escono a velocità da ritiro patente anche per l’incredibile Rafa. Saranno 70, in tutto, i vincenti tirati da Fabio a fine partita. Sarà il 72%, in totale, la percentuale delle discese a rete vincenti. Insomma, una sorta di lucida follia che ha spinto Fognini a giocarsi tutto… e a sbancare il tavolo.
Vero, non era la prima volta quest’anno. E anche nell’unica sconfitta - Amburgo – Fabio aveva avuto le sue chance. Altrettanto vero però è che Nadal, in uno slam e sul centrale è altra cosa. Persino nella sua versione ‘sbiadita’ targata 2015 – quella che per la prima volta dal 2005 lo lascerà a secco di slam. La dimostrazione è forse nell’incredibile quinto set, con lo spagnolo mai capace di tenere il servizio ma altrettanto pronto a prodigarsi per levare la battuta a un Fognini a metà tra il Totò Schillaci Mundial90 –sguardo spiritato – e il maratoneta bollito dalle fatiche. All’ultimo giro però– leggasi decimo game – la riserva di forze. L’ultimo attacco. Il rovescio di Rafa che finisce in corridoio. Le braccia al cielo. The history boy, come direbbero da queste parti. O l’uomo che superò Nadal da 2-0 sotto, come certamente diranno ad Arma di Taggia. E non solo…
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