Che tenerezza Naomi Osaka! A quasi 21 vince il suo primo, meritatissimo slam dopo aver giocato degli US Open da manuale, soprattutto la finale, dove non ha rubato nulla. Timida e impaurita durante la premiazione, solidissima in campo nonostante l’uragano Serena stesse tentando di demolire tutto: racchette, giudice di sedia, persino il regolamento del tennis. Una situazione a tratti surreale che purtroppo rischia di eclissare i meriti di questa ragazza, che invece dovrebbe essere al centro dell’attenzione e di fatto è stata relegata ingiustamente in un angolo.

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Serena ha un precedente molto simile

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Non è la prima volta che Serena Williams si rende protagonista di episodi spiacevoli. Sempre agli US Open, infatti, ma nel 2009, perse contro Kim Clijsters in semifinale per 6-4 7-5 dopo una litigata furiosa con una giudice di linea che le aveva chiamato un fallo di piede sulla seconda di servizio, sancendo di fatto un doppio fallo che la portava sul 15-40 con la belga avanti 6-5 nel secondo set. Da lì la furia, la racchetta agitata davanti alla faccia della signora e un urlaccio a pallina in mano:
Se potessi prenderei questa e te la farei ingoiare
Poi un conciliabolo col giudice di sedia, la stessa giudice di linea e Serena e alla fine arrivò il penalty point sul match point per Kim. Partita persa, nonostante le proteste della Williams:
Scusate, ma c'è chi ha detto cose molto peggiori

Maleducazione reiterata e una figuraccia imperdonabile

Disco rotto? Forse, perché anche con Naomi lo psicodramma di Serena è finito in maniera simile, addirittura buttandola sul sessismo con frasi tipo:
Ci sono giocatori maschi che dicono di peggio e fate questo a me solo perché sono una donna.
No Serena, non fanno questo a te perché sei una donna, ma lo fanno perché c’è un regolamento. Regolamento che tu dovresti conoscere e che a quanto pare l’arbitro Ramos – che passa per uno ligio e fiscale – ha applicato alla lettera. E questo è ineccepibile. Del resto, se gli dai del ladro, non puoi aspettarti che ti ringrazi: è un’offesa plateale, oltretutto reiterata e amplificata dalla richiesta di scuse per quel warning assegnatole per coaching quando Mouratoglou, reo confesso al termine della gara, le ha indicato di giocare più vicina alla rete.
Quindi, alla sceneggiata di pessimo gusto che ha rischiato di fal saltare i nervi anche all’incolpevole Osaka, si aggiunge la figuraccia fatta con quelle urla “I’m not a cheater!” smentite poi dal suo stesso tecnico, che ha ammesso che invece l’imbroglio, seppur piccolo, c’è stato.

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Ci vuole un giro di vite alla disciplina

In una cosa, però, Serena ha ragione: ci sono due pesi e due misure. Spesso, infatti, si vedono melodrammi simili in campo e arbitri che non sanzionano, tanto al femminile quanto al maschile, ma fortunatamente sembra che pian piano la disciplina stia prendendo una piega più rigida: lo shot-clock, per esempio, è un chiaro segnale di come si voglia arginare l’indulgenza di certi arbitri nei confronti soprattutto di giocatori in questo caso furbini, ma che, essendo campioni, inducevano i giudici di sedia a chiudere un occhio; anche il numero di warning che si vedono dare ultimamente è aumentato, così come finalmente, a breve, i raccattapalle smetteranno di essere i camerieri dei tennisti, che in quanto sportivi non soffrono di paralisi e possono tranquillamente andare a prendersi l’asciugamano da soli, come si faceva negli anni ’80 e ’90. Altre sanzioni a comportamenti antisportivi sono state distribuite di qua e di là, e per esempio Denis Shapovalov, dopo aver rischiato di lesionare l'occhio di un giudice di sedia, ha imparato la lezione e ora è fortunatamente per lui tornato sulla retta via.
Resta il comportamento deplorevole di Serena, al netto di tutte le altre attenuanti: una simile campionessa, sia per età sia per esperienza, dovrebbe essere un modello da seguire e invece stavolta si è trasformata in un pessimo esempio.

Naomi ha vinto per merito proprio e non per fattori esterni

Alla fine Williams e Osaka erano in lacrime entrambe, una per la rabbia e l’altra sopraffatta dalle emozioni. Naomi ha quasi chiesto scusa per aver sconfitto la beniamina di casa. Serena invece non si è scusata, ha solo detto di non voler essere scortese e ha invitato i suoi tifosi ad applaudire l’avversaria, che ha giocato benissimo. Una piccola ripresa di stile, che però non annulla il fatto che la festa di Naomi Osaka è stata comunque rovinata.

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E Naomi davvero non lo merita, perché è un indiscutibile talento, perché ha scritto la storia del suo Paese diventando il primo tennista giapponese (tra maschi e femmine) a vincere uno slam, perché è molto giovane (classe 1997, a ottobre compirà 21 anni) e perché ha giocato un torneo impeccabile. Osaka ha infatti perso un solo set in tutti questi US Open, agli ottavi di finale contro un’altra talentuosissima emergente, Aryna Sabalenka. Per il resto, il suo cammino è stato implacabile dall’inizio alla fine: gare vinte tutte in due set e senza mai un tiebreak, spesso con set vinti in maniera più che netta. Ecco i suoi score:
  • 1° turno Siegemund 6-3 6-2 (1h18’)
  • 2° turno Glushko 6-2 6-3 (50’)
  • 3° turno Sasnovic 6-0 6-0 (50’)
  • Ottavi di finale Sabalenka 6-3 2-6 6-4 (2h01’)
  • Quarti di finale Tsurenko 6-1 6-1 (57’)
  • Semifinale Keys 6-2 6-4 (1h26’)
  • Finale S.Williams 6-2 6-4 (1h19’)
Da quello che si può vedere, quindi, è stata anche in campo con una permanenza più breve dell'usuale, con ben tre incontri al di sotto dell’ora di gioco. Stiamo parlando di uno slam e lei era la testa di serie numero 20, non la numero 1 in un torneo minore…
E’ giusto quindi chiudere al più presto il terribile capitolo di Serena Williams e aprire definitivamente quello dedicato a Naomi Osaka, una giovane campionessa che ha mostrato solidità in un momento difficilissimo, un bel tennis e che ha un futuro luminoso davanti a sé. E che non merita di essere oscurato da nessuno, nemmeno se ti chiami Serena Williams.

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