Non aspetteremo a lungo: Matteo Berrettini abiterà spesso questi palchi. Starà coi grandi: è stato battezzato da Federer e cresimato da Nadal. Avrà la fortuna anagrafica di non dividere tutta la carriera con loro, croci di due generazioni di tennisti. Li sfiderà ancora e ogni volta segnerà un margine di crescita. Sarà pronto quando Federer, Nadal e Djokovic non giocheranno più, pur che vogliano mostrarci qualche segno d'umanità.

La semifinale di Berrettini agli US Open non ha la natura dell'exploit, perché Matteo non ha giocato la partita nè tantomeno il torneo della vita. È stata invece una prima volta di 2 set-point a favore e 12 palle break cancellate in un'ora e 47 minuti di splendido tennis: il tempo speso da Nadal per sfondare la linea del battitore. "Diventerà un grandissimo": l'ha detto Rafa dopo averlo visto tirare raffiche dall'altre parte della rete. Dopo aver detto il primo set "frustrante", dopo aver gioito per un tie-break come fosse al match-point.

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Alla vigilia degli US Open, Matteo Berrettini non aveva mai vinto un match sul cemento degli slam. (Getty Images)

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La svolta di una carriera passa anche per sconfitte esemplari, e se contro Federer a Wimbledon è stata una ripassata formativa, con Nadal a New York è venuta la presa di coscienza: la certezza - punto dopo punto, fino a un (maledetto) dritto dal vincere il primo set - di poterci stare. Un'altra svolta per Matteo, che lunedì sarà il numero 13 al mondo e nono della race che porta alle ATP Finals, con la nuova avvertenza di un livello altissimo su tutte le superfici.

Terra battuta, erba, cemento: rendiamo grazie alla bontà del raccolto. Berrettini coltiverà il suo talento nella serra indoor con il concime naturale del servizio e un colpo, il dritto, che fa dei campi coperti terreno ancora fertile. Vincitore quest'anno di tre tornei su ogni superficie - Budapest e Stoccarda più il challenger di Phoenix - e già pronto a paritre verso Oriente: il romanzo formativo di Matteo vive di un'altra florida tournée.

L'ultimo slam dell'anno segna intanto la linea d'ombra del tennis italiano fra la nascita della stella Sinner e la costruzione del campione Berrettini. Navigano verso rotte finalmente certe di futuri luminosi e destini fenomenici. Siamo finalmente sulle mappe: questa è la direzione, questa è la decisione.

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