I vincitori

Dominic Thiem. Un torneo così triste poteva finire con una partita da consegnare agli annali? Chiaro che no. Theim e Zverev hanno reso omaggio a loro modo a una finale che speriamo resti l’unica nella storia del tennis: senza pubblico in campo, senza nulla da ricordare fuori. All’austriaco però poco importa davvero del come. Contava solo il quando. E il quando, finalmente, si è materializzato in questo 13 settembre 2020. L’arrivo alla Dorando Pietri e un match da psicodramma non ne faranno un VHS, sistema utilizzato all’epoca della gioventù di chi vi scrive queste righe per conservare le grandi partite, ma al di là delle battute sulla finale, quello di Thiem è stato un ottimo torneo. Voto 9. Al tabù sfatato.

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Naomi Okaka. Da tempo si chiacchiera di come nel tennis femminile non esista una gerarchia. Ma questo US Open direi che ci permette di catalogare come “superata” questa discussione da bar. La tennista più forte c’è eccome e si chiama Naomi Osaka. Non a caso ha vinto 3 degli ultimi 7 slam; non a caso la giapponese dà il meglio quando conta. Ha iniziato tra mille incognite e ha finito dominando con una rimonta tutt’altro che banale. Aggiungeteci che dal punto di vista comunicativo aveva già dato una pista e mezza a tutte le altre. Direi che per quanto riguarda le polemiche sul femminile, si può passare ad altro. Voto 10. Al messaggio.

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I finalisti

Alexander Zverev. E’ finita con uno alto 2 metri che tira la prima a 230 che serviva, non ce ne voglia Sara, una ‘seconda alla Errani’. Stava due set a zero, un break sopra e Thiem in versione ‘amatori del lunedì sera’. Stava 5-3 e servizio nel quinto. Più che un voto qui c’è da fargli un augurio: che gli passi presto. Perché una chance così ghiotta potrebbe non ripassare a breve, ma soprattutto perché un match del genere può entrare sotto pelle. Voto 6,5. Al treno mancato.

Victoria Azarenka. Sì è ripalesata a un livello che in tanti non credevano possibile, anche perché alzino la mano quanti di voi pensavano fosse possibile il remake immediato di Cincinnati. Pochi. Anzi, probabilmente nessuno. Azarenka ci ha dimostrato invece di essere tornata sul serio, con un spirito per altro completamente ricostruito rispetto al passato. Ci portiamo via le sue rincorse e i suoi cambi di campo zen. Ci portiamo via la rimonta sulla Williams e il primo set con la Osaka. Ci riprendiamo, insomma, una giocatrice che mancava. Voto 9. Mamma mia!

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Gli sconfitti

Stefanos Tsitsipas. La maledizione del Masters colpisce ancora. Certo, Stefanos non ha avuto tutto l’anno per provarci, ma in Australia è uscito al terzo turno e così ha fatto anche a New York, inchinandosi in un match doloroso con Coric. Perché senza i grandi big era davvero atteso al varco; perché in questo lato di tabellone aveva l’obbligo morale di arrivare almeno in semifinale con Zverev. Non è stato. E avrebbe dovuto essere. Voto 4,5. All’occasione persa.

Highlights | Stefanos Tsitsipas - Borna Coric

Serena Williams. Dispiace, perché ormai Serena è un’abbonata di questa sezione nel nostro pagellone di fine torneo. Ma per la mole di aspettative legate al suo nome, per la capacità che ancora ha nonostante età, lunghe inattività eccetera eccetera, la grande sconfitta resta lei. Un tabù che si porta dietro, questo 24° titolo slam. E una sensazione detta neanche troppo tra le righe: se non dovesse essere Parigi, potrebbe essere ‘mai più’. Voto 6,5. 'Obsessione' (

.)

Le sorprese

Pablo Carreno Busta. Non era l’uomo che ci aspettavamo in una semifinale slam. Ma di certo, al di là del bell’omaggione di Djokovic, se l’è guadagnata. Facendo il suo prima ma soprattutto facendo il suo dopo, quando è andato a riprendere Shapovalov da 2 set a 1 sotto. Con Zverev ha poi finito per sciogliersi, ma onestamente gli si poteva chiedere di più? Noi crediamo di no. E dunque Voto 8. Al tempismo.

Brady e Pironkova. Sulla prima onore a Jacopo Lo Monaco, che nei pronostici l’aveva segnalata. Pochi altri però credo fossero sulla scia della Brady. Nessuno, certamente, su quella della Pironkova. Una posizione condivisa e d’obbligo, allargabile probabilmente anche a Shelby Rogers. Nel vuoto di ventitré tenniste che tra le prime 100 avevano dato forfait, un bravo a queste tre ragazze per essersi costruite le proprie chance. Brady in particolare, che di fatto insieme ad Azarenka è stata la più seria minaccia per la giocatrice che ha poi vinto il titolo. Voto 8. All’opportunismo.

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Le delusioni

Novak Djokovic. Noi lo immaginiamo seduto sul divano, nel suo hotel di Roma, a mangiarsi letteralmente le mani per ciò che sarebbe potuto essere. Perché non ci potrà chiaramente essere controprova, ma per il livello della finale Djokovic quella partita l’avrebbe vinta in Havaianas. Il vecchio proverbio dunque si palesa come più che mai opportuno: chi è causa del suo mal pianga sé stesso. E Djokovic, a ‘sto giro, causa del suo male, lo è stato parecchio. Sfortunato quanto vi pare, ma almeno altrettanto fesso. Voto 3. Al ‘no-look’.

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Karolina Pliskova. Indentiamoci subito: Garcia, quella partita, l’ha giocata per un set e mezzo alla grande. Poi però è scesa... E lì una vera n°1 sarebbe dovuta entrare. Come dite? “Pliskova non è la n°1”? Eh, infatti. Voto 4. Al seeding.

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I giovani

Felix Auger-Aliassime. D’accordo, con Thiem agli ottavi è durato un set e poi si è sciolto. Ma resta pur sempre l’unico classe 2000 alla seconda settimana. E ormai lo è con costanza da qualche tempo. Che il tempo faccia il suo percorso. Entro US Open 2022 lo attendiamo decisamente più avanti. Si accettano scommesse. Voto 7. Al prospetto.

Iga Swiatek. Dritta per dritta, senza fronzoli, alla sua maniera. Con quel fare lì che non si capisce se non abbia voglia, se ti stia prendendo in giro, se tu la stia infastidendo o meno. Iga Swiatek resta il prospetto potenzialmente più divertente tra le nuove generazioni. Poi, certo, non chiedetele di 'pensare'. Per ora siamo ancora nel mondo ‘roulette’. Come visto nel primo con Azarenka, però, magari, forse, chi lo sa, col tempo, (aggiungete voi altri x periodi ipotetici), vedi mai che si possa sbancare. Ostapenko, che Swiatek in qualche modo ce la ricorda parecchio, in qualche modo ce l'ha fatta. Voto 6,5. All’attesa della mano buona.

Highlights | Victoria Azarenka - Iga Swiatek

Gli italiani

Li avevamo già trattati in un capitolo a parte a loro dedicato: a questa pagina il link.

Dalla magia di Berrettini al passante di Caruso: la top 10 degli italiani

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