"Tratterò il mio prossimo match come se fosse l’ultimo della carriera”. E’ necessario partire dalla fine per risalire fino all’inizio di questa partita. La dichiarazione, ovviamente, è di Novak Djokovic, fresco vincitore della battaglia in 5 set su Alexander Zverev. Un trionfo – 4-6 6-2 6-4 4-6 6-2 – apparso ancora una volta come il marchio stilistico di una carriera riassunta bene giusto un paio di giorni fa da Matteo Berrettini: “Non importa quanto tu possa giocare bene, lui troverà il modo di batterti”. L’obiettivo, infatti, per Djokovic, era settato da tempo; e non importa quanto duro abbiamo lavorato tutti gli altri per provare a rovinargli la festa: in questo US Open, al momento giusto, Novak Djokovic ha sempre cambiato marcia.
Ne sa qualcosa il buon Sascha Zverev, per la prima volta in carriera in grado di spingersi un po’ più in là col serbo. In Australia, a febbraio, si era fermato al tie-break del 4° set; oggi, invece, era riuscito a spingersi fino al 5°. Per farlo Zverev ha utilizzato tutte le armi a propria disposizione e forse anche qualcosa in più. Il servizio, intoccabile nel primo set. La resistenza dal fondo, eccellente nel quarto parziale anche sul colpo teoricamente più deboluccio, ossia il dritto. La risposta. Il cuore. Insomma, tutto quanto. Non è stato comunque sufficiente per fermare Djokovic, capace con le consuete zampate nei momenti chiave di prendere, intascare e gestire. Il match per Nole è infatti girato in 3 precisi momenti, tutto fuorché casuali. Il primo, a inizio secondo set, quando il serbo sembrava veramente essere in difficoltà: un dritto sbagliato a campo semi-aperto di Zverev sul 30-30 del primo game evitava a Nole di dover difendere subito palla break; dà lì la forza di chiudere, strappare il servizio (fin lì intoccabile) a Zverev nel game successivo e piazzare l’allungo.

"Il punto della partita!" Zverev vince lo scambio-maratona

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Il secondo, probabilmente il più importante, a fine del terzo set. Djokovic era stato l’unico a concedere palle break nel corso del set. Nel decimo game però il serbo metteva su la modalità tennistica ‘a oltranza’; un qualcosa ritraducibile nel concetto di “Vuoi il punto? Va bene, vieni a prendertelo se sei capace”. Lì, colpevolmente senza il servizio, Zverev finiva sotto 0-40. Il tedesco annullava i primi 2 set point, ma sul secondo di questi serviva un devastante scambio da 53 colpi. E il punto successivo, inevitabile, era quello che decretava il 6-4 Djokovic.

Braccio di ferro infinito, Zverev la spunta dopo 53 colpi!

Il terzo ed ultimo momento, a inizio quinto set, dove la reazione di Zverev del quarto parziale era nuovamente rintuzzata dallo stesso Djokovic descritto nelle righe immediatamente sopra. Il tedesco si arrendeva di fatto nel 4° gioco, con uno smash non chiuso dopo l’ennesimo recupero difensivo che dava il 4-0 a Djokovic e due break di vantaggio.
Insomma, nella descrizione di questi 3 precisi momenti, sembra esserci non solo la cronaca della partita, non solo la resistenza di un tennista, ma la filosofia di fondo di un uomo che è quasi sempre stato in grado in carriera di offrire il meglio di sé stesso quando il momento lo richiedeva. Un maestro nel raccontare questa disciplina come Rino Tommasi sosteneva che la definizione di classe fosse “La capacità di giocare bene i punti importanti”.
Non è un caso, allora, se 52 anni dopo l’ultima volta – e nell’epoca che ha mostrato i più grandi di sempre – sia Novak Djokovic l'uomo a un passo dalla storia: un uomo che dei 'punti importanti' è luminare della disciplina all'università del tennis. Un fuoriclasse la cui ultima eventuale vittoria, domenica, dalle 22:00, contro il n°2 del mondo Daniil Medvedev, consentirebbe non solo di superare i rivali di sempre Federer e Nadal, ma di raggiungere Don Budge e Rod Laver in un club di sole due persone: coloro i quali nello stesso anno solare hanno alzato il titolo a Melbourne, Parigi, Londra e New York, i 4 punti cardinali del tennis mondiale.
E sì, potete starne certi, la giocherà come se fosse l’ultima della carriera. Perché è quello che ha quasi sempre fatto Novak Djokovic quando ne ha davvero percepito il bisogno. Daniil Medvedev è un uomo avvisato.

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