Non è mai troppo tardi per iniziare, si dice. Jannik Sinner è ancora molto giovane (classe 2001), ma il suo nome gira da talmente tanto tempo che sembra un veterano. Non si era preso benissimo con l’erba il prodigio nato a San Candido, ma in questo Wimbledon così particolare sembra aver trovato il feeling giusto. Come se l’uscita di scena – prematura e sfortunata – di Berrettini lo avesse responsabilizzato ancora di più. Nel terzo turno del torneo londinese, dopo aver silurato Stan Wawrinka in quattro set (primo turno) e Mikael Ymer con lo stesso punteggio (secondo turno), Jannik offre la prova più convincente della sua carriera erbivora e liquida in tre parziali il super veterano – e ancora efficace sulla superficie – John Isner (6-4, 7-6, 6-3). Un match abbastanza lineare per il numero 13 del ranking, che piazza il break giusto nel primo set, gestisce bene il tiebreak del secondo (7 punti a 4) e poi chiude con autorità nel terzo, senza sprecare nessuna goccia di sudore superflua. Agli ottavi, nella giornata di domenica, se la vedrà con Carlitos Alcaraz. Un classe 2001 contro un classe 2003: il futuro del tennis è già qui.
Jannik Sinner raggiunge gli ottavi di Wimbledon dopo aver già raggiunto quelli di Australian Open, Roland Garros e US Open
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La cronaca del match

Il primo momento importante è sull’1-1: Isner raggiunge quota 13.729 ace in carriera, superando il già mostruoso Ivo Karlovic, uno che a Wimbledon causò l’eliminazione di Lleyton Hewitt al primo turno nel 2003 con l’australiano campione in carica e poi è andato avanti fin oltre i quarant’anni. Fondamentalmente, però, è più Sinner a dare fastidio a Isner che non il contrario: un recupero di dritto, uno di rovescio e sul 2-2 c’è già palla break. Anche sul 3-3 arriva la chance tramite il dritto, ma stavolta viene sfruttata senza tante storie. L’altoatesino non va mai in difficoltà, anzi sfodera pure qualche piccola perla come una gran palla corta sul 5-4 15-0, e porta a casa il set con un comodo 6-4.
Secondo set più equilibrato rispetto al primo, almeno se si va a vedere il fatto che tutti e due fino al tie-break tengono i rispettivi turni di servizio. Non c’è mai, in realtà, un game particolarmente tranquillo per i due, se si fa eccezione per quello del 5-5 tenuto a zero da Sinner. In definitiva, tutto si decide sul rovescio con cui l’altoatesino entra in campo e si guadagna il 3-2 con minibreak, che poi di fatto converte nel 7-4 (con brivido sul 5-4 per risposta appena larga di Isner sulla seconda) che gli assicura il doppio vantaggio.
A quel punto l’azzurro gioca decisamente più tranquillo, senza avere particolari cose da temere. Per Sinner si tratta solo di tenere con calma i turni di battuta, cosa che peraltro fa non concedendo mai palle break nell’arco dell’intero match. Il momento decisivo arriva sul 4-3, quando Jannik sradica, fondamentalmente, a randellate le certezze alla battuta di Isner e, in pochi minuti, si va a prendere il completamento della collezione di ottavi Slam.

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