Rafael Nadal a Wimbledon ci sarà. Troppo ghiotta, davvero, la possibilità per lo meno di provarci. Una chance mai avuta in carriera, nemmeno nei giorni d’oro, quando il fisico di Rafa era un’autentica fuoriserie ma mai, la campagna d’Australia, era stata terreno congeniale. Nemmeno in quel lontano 2009, dove dopo il primo storico successo a Melbourne seguì l’ancor più storica – considerato poi il palmares – prima caduta a Parigi, per mano di quel satanasso di Robin Soderling in una clamorosa giornata di grazia tennistica.
No, perché va bene il fisico al limite della sopportazione, ma per i campioni, i fuoriclasse assoluti, per gli agonisti come Rafael Nadal, vale solo una regola: analizzare prima di tutto il momento. E il momento racconta che mai come oggi vale quel proverbio che dice “l’appetito vien mangiando”. Ha fame, Rafa. Che ha fiutato le prede e non può davvero ritrarsi da un territorio di caccia dove ci sono enormi opportunità. Mai come in questo 2022 infatti Nadal sta vivendo una sorta di paradosso: la consapevolezza di fare fatica e di non essere certo al suo miglior livello, ma al tempo stesso la fredda realtà della matematica dei risultati. E se all’inaspettato titolo in Australia è seguito il sofferto sigillo parigino, quella voglia innata di Nadal di continuare a ‘cacciare’ non poteva essere repressa. Tradotto: impossibile rinunciare adesso a Wimbledon. Troppo grande la posta in palio. Troppo ridotta la platea dei contendenti.

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Sì perché da tempo manca ormai l’amico Roger, signore dei prati. E all’All England Club non ci sarà l’intera flotta dei russi, compreso così l’attuale n°1 del mondo Medvedev. Certo, c’è Novak Djokovic. Ma Nadal sa che quel giocatore testato ai quarti a Parigi non è lo stesso che un anno prima l’aveva messo all’angolo, portandolo in quella dimensione di grande incognita con cui era effettivamente iniziato il 2022 di Nadal. E con tutti gli altri, dall’insidioso Matteo Berrettini ai grandi servitori, Nadal sa comunque di potersela giocare, di non partire certo battuto.
Dalla sua del resto ci sono anche le ultime due apparizioni tutt’altro che banali all’All England Club. Perché se è vero che Rafa non mette piede sull’erba da 3 anni, altrettanto lo è che nel 2019 e nel 2018 si era arreso soltanto in semifinale a due partite di una certa epica: le 3 ore e i 4 set con Federer dell’estate ’19; le 5 ore e 15 minuti dell’anno precedente – 10-8 al 5° - con Djokovic. Insomma, Nadal, per quanto fuori allenamento sull’erba, questa superficie ha imparato eccome a gestirla nel corso degli anni.

Wimbledon. Djokovic-Nadal semifinale 2018: 10-8 al 5° set per il serbo dopo 5 ore e 15 di lotta epica

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Resta solo quell’incognita di fondo del piede, che stando però alle sue ultime parole ufficiali – venerdì scorso nella conferenza indotta a Maiorca – lo lasciano in qualche modo più ottimista: “Ciò che abbiamo fatto a Barcellona non è una cosa immediata al 100%, ma ho notato un cambio e il dolore articolare è certamente diminuito. Si tratta di una situazione da valutare giorno per giorno. Non si tratta di una cosa matematica, tanto meno il problema di cui soffro io. Sono state eseguire due sessioni di questo trattamento e il risultato è soddisfacente. Sono stato in grado di allenarmi e il piede ha risposto bene”.
Insomma, Nadal ha tutte le carte in regola per provarci davvero al di là di qualsiasi tipo di pretattica. Consapevole, certo, che quel coro che continua a rimbombargli intorno – “Grande Slam” – è un vociferare per un traguardo ancora molto lontano. Nadal è a metà esatta della salita: 14 delle 28 partite necessarie all’ingresso nell’Olimpo dei soli Don Budge e Rod Laver. Un’arrampicata talmente insidiosa che Novak Djokovic l’anno scorso scivolò quando era ormai giunto alla vetta, al 27° dei 28 gradini necessari al trionfo. Nadal sa però, al tempo stesso, che l’obiettivo – o forse sarebbe più corretto definirlo 'il sogno' – è paradossalmente più possibile oggi di quanto non lo sia mai stato in passato. E seppur lontanissimo, vale la pena provarci. Una scalata, insomma, che non può essere interrotta così, sul più bello. Un viaggio che vale un tentativo. E allora sotto con Wimbledon. Rafa ci sarà. E visto quanto successo a Melbourne e Parigi, vietato prenderlo sottogamba.

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