Non doveva esserci in questo torneo Jasmine Paolini. La sua sconfitta nel turno decisivo delle qualificazioni contro l’ucraina Kozlova (6-3 6-1) era arrivata come una porta sbattuta in faccia nonostante il momento di grande fiducia. Poi, la rinuncia di McNally e l’ingresso in tabellone come lucky loser. Oggi, il terzo turno a fronte della seconda Top20 battuta in carriera.
Già, perché con cuore e grinta, Paolini si è costruita contro Elise Mertens, testa di serie n°14 del tabellone, una vittoria di prestigio. Vuoi perché arrivata in rimonta; vuoi perché costruita dopo 2 ore e 48 minuti di battaglia in cui la toscana è stata in grado di cancellare ben 19 delle complessive 27 palle break concesse.
Non poco, se consideriamo il valore dell’avversaria... Che d’accordo non sarà la miglior Mertens della carriera, ma resta comunque una tennista con più esperienza di Jasmine a questi livelli.
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La Paolini però ha messo in campo le proprie armi: corsa, coraggio, grinta. Le stesse che dallo US Open in poi sembrano averla proiettata in un’altra dimensione tennistica: non a caso, il muro della classifica Live WTA, proietta la Paolini per la prima volta dentro la Top60 (55 al momento).

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Una vittoria di spessore per l’andamento di una partita che dopo il primo set, poteva anche mettersi male. Paolini infatti l’aveva giocato alla pari, ma in tutti i momenti chiave aveva visto scappare via i punti più importanti, lasciando alla Mertens un 6-3 che poteva minare la fiducia.
Così non è stato. L’azzurra è rimasta in traccia, concentrata sulla partita e su un obiettivo che oggi, per quanto visto, era alla portata. I tanti alti e bassi, le palle break... nulla di tutto ciò ha smosso la Paolini. Nemmeno un ultimo game di servizio sia nel secondo set che nel terzo in cui la toscana è dovuta risalire, annullando le chance di controbreak della più esperta Mertens.
Insomma, la Paolini si gode un successo di prestigio – il più importante, ranking alla mano, se lo uniamo a quello ottenuto a Praga nel 2018 contro Kasatkina – e si prende il terzo turno contro un’americana: Pegula o Stephens. Continuare la corsa è difficile ma non impossibile; e visto il momento, l’imperativo, resta uno soltanto: vietato porsi dei limiti.

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