La Regina Elisabetta (1926-2022) ci lascia dopo 96 anni: il suo nome l'abbiamo sempre pronunciato tutto d'un fiato, si può dire tranquillamente che con lei se ne sia andata una parte di noi, visto che "sua Maestà" ci ha accompagnati da sempre, qualsiasi sia la nostra età. Forte, fortissimo anche il suo legame con lo sport e con tantissimi eventi sportivi che l'hanno vista protagonista. L'unica "Queen" che abbiamo mai conosciuto venne incoronata all'età di 26 anni, nel 1952, ovvero quando al Tour de France brillavano le stelle di Fausto Coppi e di Gino Bartali, quando la Coppa dei Campioni ancora non esisteva (arriverà nel 1955-56) e quando nel calcio brillavano le stelle di Stanley Matthews e Ferenc Puskas.

L'amore per i cavalli

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Ha partecipato agli eventi più o meno dall’età di 22 anni, accompagnata dal papà Giorgio VI. Fu lei a premiare la nazionale inglese campione del mondo a Londra nel 1966, in occasione dell'unico campionato vinto dagli inglesi nel calcio, ma la vera grande passione sportiva sono sempre stati i suoi amati cavalli. Si occupava lei stessa dell'arte dell'allevare i propri purosangue e naturalmente era abilissima nell'andare a cavallo: la sua passione si tradusse poi in uno degli eventi sportivi a cui Elisabetta non ha mai fatto mancare la propria presenza, ovvero la Royal Ascot. Una giornata di corse in onore proprio della regnante inglese, a cui lei stessa imponeva un codice d'abbigliamento molto rigido: non si poteva partecipare senza un appropriato copricapo. Fino a circa sei anni fa - quando aveva 90 anni - Queen Elizabeth cavalcava senza particolari problemi nei pressi del parco del Tamigi.

Elizabeth II

Credit Foto Getty Images

Il calcio

La Regina non ha mai fatto mistero della sua passione per l'Arsenal, almeno in gioventù: un amore che le fu tramandato dalla madre. Si narra infatti che l'unica squadra ricevuta a Buckingham Palace per un tè sia stata proprio quella dei Gunners. Avvenne nel 2007 e la testimonianza arriva dalle parole di Cesc Fabregas, allora capitano della squadra londinese: "Elisabetta se ne intendeva di calcio", disse poi. Nel corso degli anni, venne fuori anche una simpatia per il West Ham, altra storica squadra di Londra. L'ammirazione di Sua Maestà per gli Hammers, secondo il Daily Mirror, risale ai tempi in cui erano guidati da Ron Greenwood, che con il club di Londra vinse la FA Cup e la Coppa delle Coppe nel 1964 e nel 1965.
"Cinquantacinque anni fa ho avuto la fortuna di presentare la Coppa del Mondo a Bobby Moore e ho visto cosa significava per i giocatori, la dirigenza e il personale di supporto raggiungere e vincere la finale di un importante torneo internazionale di calcio. Voglio mandare le mie congratulazioni e quelle della mia famiglia a tutti voi per aver raggiunto la finale dei Campionati Europei, e inviare i miei migliori auguri per domani con la speranza che la storia registrerà non solo il vostro successo ma anche lo spirito, l'impegno e l'orgoglio con cui vi siete comportati" (Elisabetta II nel 2020, prima della finale degli Europei)
Complimenti molto dolci quelli della Regina nei confronti della Nazionale inglese femminile di calcio, in occasione della vittoria agli Europei di categoria: “Il vostro successo va al di là del trofeo che avete conquistato con merito. Voi d’ora in poi sarete prese a modello, e un esempio per le donne di oggi e delle future generazioni”.

Le Olimpiadi

Elisabetta II è identificabile con le Olimpiadi, a cui ha presenziato ben sei volte, quattro a quelle estive e due a quelle invernali: fu presente come capo di stato di Gran Bretagna, Canada e Australia, presiedendo i Giochi di Melbourne 1956 (in questo caso mandò suo marito Filippo di Edimburgo a presenziare la cerimonia di apertura), Montreal 1976, Calgary 1988, Sydney 2000, Vancouver 2010 e Londra 2012. E' passata alla storia la sua partecipazione alla cerimonia inaugurale al fianco di James Bond, interpretato da Daniel Craig.
La morte di Elisabetta II chiude un'era, non solamente politica e non solamente per la Gran Bretagna: chiude una porta che sa di passato in tutti noi.
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