Io sono precario. É uno sport incredibilmente precario lo sci, se mi faccio male ho finito di guadagnare, la mia carriera finisce. Se non si ottengono risultati si fa fatica con gli sponsor, non si può andare avanti. E poi io sono fortunato, riesco a mettere via qualcosa, grazie allo stipendio dell’Esercito e e a quattro-cinque sponsor che mi aiutano con abbigliamento casual e sportivo. Aver vinto le Olimpiadi mi ha aiutato molto, mi permette di poter pensare al mio futuro. Ma alcuni miei compagni di squadra non possono permettersi tutto questo. Comunque non si sceglie questa carriera per i soldi, nessuno qua ti fa contratti pluriennali e milionari, lo si fa per passione. Il Coni, dopo Vancouver, mi ha dato 140 mila euro lordi di cui 70 mila sono andati in tasse, non così tanti se ci pensi... Arrivare fino lì è costato moltissimo.
Le parole che avete appena letto sono di Giuliano Razzoli e risalgono a cinque anni fa, ad inizio 2011. Razzoli vinse un oro olimpico nello slalom speciale di Vancouver 2010. Da allora ad oggi non è cambiato praticamente nulla. È un discorso che potremmo riproporre tranquillamente anche per i due sportivi italiani che nelle ultime settimane hanno ottenuto i migliori risultati possibili a livello internazionale: Gianmarco Tamberi, ragazzo anconetano di 23 anni che ha appena vinto il titolo mondiale indoor di salto in alto, e Peter Fill, sciatore di 33 anni che ha conquistato la prima Coppa di discesa libera nella storia dell'Italia. Due eccellenze che, nonostante le imprese compiute e i premi per i rispettivi trionfi, non guadagneranno mai le cifre che incassano annualmente professionisti di altri sport.

Tamberi: nemmeno un oro può bastare

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17/03/2016 A 21:26
"Gimbo" è ancora molto giovane. In rampa di lancio. L'oro mondiale indoor vinto all'Oregon Convention Center di Portland gli ha già fruttato 40 mila dollari di premio (oltre 35 mila euro) da parte della IAAF e ha caricato lui stesso e l'Italia dell'Atletica di grandi speranze in vista delle Olimpiadi di Rio. Maceratese di nascita, per adesso si mantiene con lo stipendio della Fiamme Gialle e si allena con papà Marco. "Un atleta italiano farà sempre fatica a guadagnare tanto, in qualsiasi disciplina - ci ha spiegato al telefono chi si occupa della comunicazione del Gruppo Sportivo Fiamme Gialle - Lo stipendio mensile è quello di un finanziere normale (1300-1600 euro al mese, ndr) e le uniche possibilità di guadagno ulteriore arrivano dagli sponsor e dai risultati sportivi (intesi come premi). Se i piazzamenti non sono costanti, se la carriera è breve e non si riesce a restare ad alto livello per tanti anni, non verrà mai valorizzato a dovere tutto il lavoro fatto negli anni. Non basta una vittoria a cambiarti la vita". Il ragionamento non fa una piega. La maggior parte dei soldi incassati viene utilizzata per spostamenti ed è normale che siano i premi del CONI, della FIDAL, della IAAF a garantire le possibili entrate extra. Tamberi dovrà crescere e confermarsi, per tentare di arricchirsi e mantenersi. Nonostante sia una delle rare note liete nell'intero panorama dell'atletica italiana.

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Fill e gli altri top: risultati costanti o sono guai

"Uno sciatore con una carriera di alto livello può arrivare a guadagnare anche 300-400 mila euro l'anno, tra premi e sponsor - sottolinea l'Ufficio stampa della FISI (Federazione italiana sport invernali) - Ma il punto è che capita davvero a pochi. In generale la media per uno sciatore italiano con buoni e costanti risultati in Coppa del Mondo è tra i 50 e i 100 mila euro, che si dimezzano se si considera la parte femminile. Ma anche qui parliamo di gente con un pedigree internazionale notevole. Lo stipendio dell'Esercito o delle forze dell'ordine serve a tutti i nazionali della Coppa del Mondo per le trasferte, gli spostamenti e gli allenamenti. Il resto arriva dai risultati". Per fare un esempio una vittoria su una pista leggendaria come la Streif di Kitzbuehel è pagata sui 50 mila euro (20 mila e 10 mila per chi completa il podio). Ma se un atleta si infortuna o vive una stagione storta senza piazzamenti importanti, inevitabilmente vede ridursi drasticamente i proprio introiti.
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Fare il calciatore conviene sempre

La questione, dunque, rimane spinosa. Chi si lamenta perchè spesso questi atleti ricevono lo stipendio fisso statale, non capisce che comunque è l'unico modo per permettere a questi professionisti di svolgere il proprio lavoro sportivo in modo quantomeno sostenibile. Chi auspica una privatizzazione, magari con aziende che si sobbarchino gli stipendi di sciatori o di altri sportivi, probabilmente ignora che non esistono aziende disposte a farlo. Gli investimenti in Italia continuano a focalizzarsi sul calcio e in maniera nettamente inferiore sul basket. Se lo stipendio medio dei calciatori di squadre di bassa classifica in Serie A come Carpi (500 mila euro di media annui) o Frosinone (400 mila euro di media annui) è nettamente superiore alla media di eccellenze di altri sport, resta palese che qualcosa nel sistema non quadri. Spesso i risultati negativi degli italiani alle Olimpiadi o ai Mondiali sono dovuti anche a questo, agli investimenti latenti in altre discipline. Si tratta di interesse, di visibilità, di diritti tv, di prospettive economiche. E come sempre, in un Paese dove il calcio monopolizza ognuno di questi settori, lo squilibrio rimane evidente.
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Sepp Blatter

Credit Foto AFP

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