Lo stress, l’ansia sociale, il panico per lungo tempo sono stati autentici tabù, specie nella cultura occidentale. Qualcosa di cui vergognarsi, da nascondere sotto il tappeto perché sintomo di debolezza in una società sempre più competitiva e vorace. Lo sport, come spesso accade, aiuta ad abbattere muri di ogni tipo e le confessioni di campioni - solo a uno sguardo superficiale avvolti da un'aura di invincibilità - hanno dato il la a un dibattito finalmente teso ad abbattere pregiudizi. Oggi che ricorre la Giornata Mondiale della Salute Mentale vogliamo raccogliere alcune delle frasi più significative di campionissimi dello sport vittime, nel corso delle loro carriere, di stress nelle sue molteplici declinazioni. Per alimentare un dibatto necessario e costruttivo per tutti.
Uno dei primi a rompere il velo è stato il campione NBA Kevin Love, dalle pagine di The Players’ Tribune
“Tutti noi andiamo in giro portandoci dentro esperienze e problemi di ogni tipo pensando che siamo gli unici a doverli sopportare. La verità è che probabilmente abbiamo più cose in comune con i nostri amici, colleghi e vicini di quelli che ci immaginiamo. Non sto dicendo che tutti devono condividere i loro segreti, ma che dobbiamo arrivare a creare un ambiente migliore all’interno del quale parlare della salute mentale. Che è una cosa invisibile, ma che ci tocca tutti prima o poi. È parte della nostra vita.”
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In Italia due totem come Federica Pellegrini e Gigi Buffon hanno parlato apertamente delle loro crisi:
Quando l’ansia toccava l’apice, non riuscivo nemmeno a entrare in acqua: arrivavo ai blocchi di partenza e correvo via. (Federica Pellegrini)
"Mentre andavo al campo, avevo problemi anche a guidare. Le gambe si muovevano da sole. Arrivato al campo, andai dal dottore e chiesi aiuto. Dopo una piccola discussione, mi disse: "Questi sono segnali di un'iniziale depressione. Stai attento a quello che stai facendo". (Gigi Buffon, “Demoni”)

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Il “crollo” psicologico di Naomi Osaka è avvenuto di fatto davanti alle telecamere e per la pluricampionessa del tennis si è reso necessario un periodo di allontamento dai campi utile ad affrontare i personali demoni:
"Sebbene i giornalisti siano sempre stati gentile con me, non mi sento in una posizione naturale quando devo parlare in pubblico e prima di parlare con i media di tutto il mondo sono travolta da attacchi d'ansia. Avverto nervosismo e trovo stressante cercare di dare le risposte migliori"

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Un caso simile si è verificato per una delle ginnaste più forti della storia, Simone Biles: i suoi problemi sono affiorati sul palcoscenico più scintillante al mondo, le Olimpiadi di Tokyo 2020. Tra twisties - improvvisi blocchi mentali che fanno perdere l'orientamento durante l'esecuzione di esercizi aerei - e disturbi d'ansia il dibattito è entrato nel vivo nel bel mezzo della rassegna a cinque cerchi:
"È come se sentissi il peso del mondo sulle mie spalle. Quando sono sul tappeto siamo da soli io e la mia testa. Ho a che fare con i demoni nella mia testa... Dobbiamo proteggere le nostre menti e i nostri corpi, non solo fare quello che il mondo vuole da noi”

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C’è l’appello di Roger Federer, campione dentro e fuori dal campo, cassa di risonanza dei problemi dei colleghi e dei pericoli per il percorso di crescita di coloro che volessero emularli:
“Dobbiamo aiutare i giovani. Non riesco a immaginare l'inizio della mia carriera con i social. Per ogni dieci commenti carini ce n'è sempre uno negativo e, ovviamente, è quello su cui ti concentri. È una situazione orribile. Anche quando mi sento giù, so che devo agire in un certo modo davanti alla stampa mondiale e non sempre è facile. Siamo esseri umani".
Chiudiamo la nostra rassegna dedicata alla salute mentale con il caso di Mardy Fish, protagonista dell’acclamata serie Untold su Netflix (fatevi un piacere: guardate il documentario Fish vs Federer). L’ex tennista statunitense racconta il suo attacco di panico in diretta televisiva durante gli US Open del 2012 e il suo lungo percorso di consapevolezza e presa di coscienza. Allo stato dell’arte non si può ancora parlare di guarigione completa e tangibile da un disturbo d’ansia patologica, ma affrontarlo rivolgendosi agli specialisti del settore implica un'ulteriore e più approfondita conoscenza di sé stessi.
Io avrò sempre a che fare con i problemi di salute mentale. Dicevo ai dottori ‘Non vedo l’ora di lasciarmi tutto questo alle spalle’. E loro: ‘Mi dispiace ma faranno sempre parte della tua vita’. Ancora oggi la mia è una battaglia quotidiana ma la vinco ogni giorno (Mardy Fish)

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