Negli ultimi mesi, la candidatura di Torino per ospitare l’edizione 2025 delle Universiadi invernali si sta rafforzando sempre di più. L'evento è stato richiesto tramite il CUSI (Centro Universitario Sportivo Italiano), caldeggiato dalla politica territoriale – su tutti il sindaco di Torino Chiara Appendino e il presidente della Regione Alberto Cirio – e sarà supervisionato dalla FISU (Federazione Internazionale Sport Universitario). Ospitare le Universiadi significherebbe dare un segnale di ripartenza non solo per la città, ma per l’Italia intera, che mai come oggi ha bisogno di radicarsi al centro della comunità universitaria internazionale.

Torino è la storia delle Universiadi

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26/02/2020 A 11:00
Abbiamo avuto il piacere di intervistare il Presidente del CUS (Centro Universitario Sportivo) di Torino Riccardo D’Elicio, che ci tiene a ricordare il ruolo centrale dell'Italia, da considerare come la capitale simbolica delle Universiadi: l’edizione estiva si è tenuta l’anno scorso a Napoli, e Torino è riconosciuta come la città che ha dato i natali alla competizione, ospitandola per ben 3 edizioni (1959, 1970, 2007). Il Presidente del CUS torinese specifica che la città del Piemonte condivide con le Universiadi un legame fortissimo:
Innanzitutto, le Universiadi sono nate a Torino. Ogni anno tanti atenei da tutto il mondo si incontrano a Torino per la cerimonia di accensione della fiaccola del sapere, portando alla città le loro eccellenze. Si crea un interscambio culturale importante, che risulta fondamentale per far crescere il territorio. Torino rappresenta il luogo della nascita delle Universiadi, e il suo impegno in questa manifestazione è prova della sua vocazione sportiva.

Le Universiadi come test event per i Giochi Invernali del 2026

Le strutture di Torino e del Piemonte sono pronte ad accogliere tutti i partecipanti, potendo contare su un’esperienza organizzativa maturata grazie alle Olimpiadi Invernali del 2006. Le Universiadi sono a tutti gli effetti “le Olimpiadi delle università”, e non è un caso che l’organizzazione di questi eventi risulti funzionale all’organizzazione stessa dei Giochi Olimpici:
Ogni due anni le Universiadi estive aggregano circa 15.000 persone, tra atleti e staff. Si tratta di un numero maggiore rispetto a quello delle persone coinvolte nell’organizzazione delle Olimpiadi. L’edizione invernale raccoglie nel suo villaggio circa 4.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Consideriamo le Universiadi 2025 una sorta di test event per prepararci alle Olimpiadi Invernali 2026. L’esperienza di Torino servirà a formare quel gruppo di volontari che verrà impiegato a Milano e a Cortina.
Ma il valore di questa manifestazione sportiva, secondo D’Elicio, va oltre ciò che un’Olimpiade può offrire:
Le Universiadi coinvolgono molti Paesi, valorizzando il loro processo formativo. Ogni atleta-studente che ha preso parte a questo evento, conserverà questa esperienza dentro di sé per sempre, e quando tornerà a casa diventerà dottore grazie all’istruzione ricevuta. È questo il valore aggiunto delle Universiadi, sono sport e formazione. Le Olimpiadi vengono disputate da atleti a cui interessa solo la performance: si ricorderanno delle Olimpiadi in base al loro risultato, positivo o negativo. Le Universiadi vanno oltre il risultato sportivo: gli universitari che vi partecipano si integrano totalmente con la vita di villaggio, danno vita a importanti scambi culturali e legami che resisteranno nel tempo.

Una manifestazione globale

L’ambizione del CUS è quella di rilanciare Torino dal punto di vista economico e sportivo, durante il momento di crisi provocato dall’epidemia di Coronavirus. Ma come si può avviare un processo di crescita senza abbracciare la diversità culturale? D’Elicio spiega:
La città di Torino ospita circa 14.000 studenti stranieri. Il Politecnico torinese conta fino a 93 comunità, ed è paragonabile a quello di Parigi. È compito nostro venire incontro alle esigenze di questi ragazzi. Questi studenti infatti cercano lo sport come mezzo per interagire e stare bene. Siamo orgogliosi di aver fatto nascere sezioni sportive sempre più specifiche, come quelle di badminton e cricket. Mi ricordo di un gruppo di studenti del Congo che si trovava a Torino per studiare; abbiamo dato loro l’opportunità di partecipare a questo genere di eventi, hanno persino provato lo sci di fondo. L’ultima volta che abbiamo ospitato un’Universiade ricordo che le strade erano piene di vita: organizzavamo concerti con più di 30.000 persone, migliaia di studenti entravano nelle radio per farsi intervistare… Abbiamo bisogno di questo.

L'importanza della cultura sportiva nelle università

Le Universiadi sono il perno della cultura sportiva nelle università. Senza questa competizione, il rischio è di marginalizzare sempre di più lo sport e l’attività fisica all’interno degli atenei. Sottovalutare l’importanza di questo evento inoltre, significherebbe sottovalutare lo sviluppo della cultura sportiva nei contesti accademici. Le università italiane spesso prendono sottogamba (o evitano) lo sport, sia nella sua pratica che nel suo studio. Il Presidente del CUS Torino ha intrapreso un progetto per sensibilizzare le università a proposito del valore dello sport anche in questi contesti:
Da tempo sto lottando affinché le nostre università aggiornino o amplino i loro impianti sportivi. Chi torna dai college americani rimane stupito da quanto spazio e importanza vengono riservati alle attività sportive. Invece in Italia ci sono molte università senza una vera e propria impiantistica sportiva. Secondo me esistono 3 livelli di attività sportiva che coinvolgono i giovani: c’è un tipo di attività fisica, intrapresa dai ragazzi per socializzare, c’è un altro tipo di attività sportiva più impegnata e infine c’è l’agonismo. Bisogna far capire agli atenei che un laureato praticante qualsiasi livello di sport ha un valore diverso, un valore aggiunto rispetto ad ogni altro tipo d’atleta.
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