Il co-timoniere di Luna Rossa, Francesco Bruni, ha rilasciato un’intervista al quotidiano romano “Il Messaggero” a pochi giorni dal via dell’inizio della Finale dell’America’s Cup di vela contro i detentori di Team New Zealand. La sfida con gli oceanici ormai è vicina e l’azzurro ha spiegato la scelta del doppio timoniere fatta dall’imbarcazione italiana, passando poi all’analisi degli avversari.
Bruni inizia parlando della nuova classe AC75: “Cambiare da barca a barca è sempre stata una mia caratteristica, che alla fine mi ha portato a essere dove sono ora. Forse se avessi continuato la stessa classe olimpica, avrei avuto più possibilità di vincere una medaglia. Invece ho preferito saltare da una classe ad un’altra, da una specialità all’altra, dalla flotta al match race, dalle dislocanti al foil. Forse oggi raccolgo i risultati dell’investimento“.
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La scelta del doppio timoniere di Luna Rossa ha fatto molto discutere: “Il rapporto con Spithill è ottimo, lo è sempre stato. Collaboriamo molto bene, non abbiamo peli sulla lingua tra noi. Siamo della stessa idea su moltissime cose e quando facciamo un errore non abbiamo un problema a dircelo, così miglioriamo. Lui, più freddo, lascia passare poco, io più passionale, ma nel dopo regata. In regata siamo professionali“.
I neozelandesi sono forti, ma Luna Rossa migliora costantemente: “Poco da dire. Il loro è un team stellare, ma non ci lasciamo intimidire. La nostra barca va sempre più forte, è però sempre tutto relativo al tuo avversario, quanto migliora anche lui. Io ho imparato tanto da molti: Torben Grael, Rod Davis, il mio primo allenatore Pablo Soldano, Giuseppe Dominici, Valentjn Mankin, che forse metterei sopra a tutti“.
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