A fine marzo sapremo chi avrà alzato al cielo l'America’s Cup. Team New Zealand proverà a difendere la Vecchia Brocca dall’assalto del vincitore della Prada Cup, ovvero chi avrà la meglio nel confronto tra Luna Rossa e Ineos Uk, in programma a partire da sabato 13 febbraio. I kiwi partiranno con i favori del pronostico e puntano a mettere nuovamente le mani sulla Coppa delle 100 Ghinee, ma italiani e britannici hanno comunque le carte in regola per impensierirli nella baia di Auckland.
Stiamo parlando del trofeo sportivo più antico al mondo, nato addirittura nel lontanissimo 1851: sono passati 170 anni, eppure la Coppa America è ancora in vita, più bella e affascinante che mai. La massima competizione velica a livello internazionale ha sempre avuto una prerogativa indiscussa e indiscutibile: chi vince ha il diritto di decidere le regole e la località in cui disputare l’edizione successiva (le tempistiche variano, ma ultimamente si sta andando sulla cadenza di 3-4 anni).
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Soltanto in due occasioni si è usciti da questo paradigma: nel 2007, quando gli svizzeri di Alinghi scelsero Valencia per la loro difesa (ma il motivo era semplice: il Paese elvetico non ha sbocchi sul mare); nel 2017, quando gli statunitensi di BMW Oracle si fecero strappare il trofeo da Team New Zealand alle Bermuda in una delle edizioni mediaticamente più deboli della storia. Questa certezza, però, potrebbe cambiare in occasione della prossima America’s Cup. Lo aveva anticipato Stefano Vegliani la scorsa settimana: se i kiwi dovessero conquistare il trofeo, non è detto che sarà la Nuova Zelanda a ospitare la 37ma edizione della Coppa America. Il nostro esperto era soffermato su possibili scenari negli Emirati Arabi Uniti.
Grossa indiscrezione che ha ricevuto conferme anche dall’altra parte del mondo. La testata neozelandese NZ Herald avvalora la nostra anticipazione. Si riporta infatti che il miliardario Matteo de Nora, il principale sostenitore di Team New Zealand, sia stata coinvolto nella possibilità di considerare potenziali sedi al di fuori della Nuova Zelanda. Il Qatar è stato indicato come un’opzione, ma ci sarebbero anche altri Stati del Medio Oriente, altri Paesi in Europa, ma anche Singapore e Cina. Si tratterebbe chiaramente di una scelta commerciale: portare lo show ad altre latitudini permetterebbe di raccogliere denaro, anche perché stiamo parlando di un evento dall’enorme impatto mediatico e attorno a cui circolano sponsor parecchio generosi.
NZ Herald, che ha provato a contattare De Nora per un commento senza ricevere risposta, evidenzia che il Governo neozelandese ha già aiutato a finanziare le campagne dei kiwi in passato, anche perché rappresentano una miniera d’oro per il turismo. Grant Dalton, CEO di ETNZ, ha dichiarato in un comunicato che è stata incaricata un’agenzia per ricercare e valutare il contesto commerciale più ampio a livello globale per fornire una panoramica futura dell’evento. Team New Zealand ha ribadito che in questo momento “l’attenzione è sulla difesa della America’s Cup contro quello che sarà sicuramente un avversario formidabile. Qualsiasi ipotesi sul futuro è comunque prematura, anche perché non abbiamo ancora vinto questo evento“.
Tante chiacchiere, ma Team New Zealand sembra fare il conto senza l’oste. Se non dovesse vincere sicuramente non si regaterà in Nuova Zelanda. Luna Rossa porterebbe ovviamente la competizione in Italia (il dove sarà poi da definire), Ineos Uk penserebbe quasi sicuramente a un difficile campo di regata in una geografia nautica impervia come quella britannica, dove non si regata dal 1851, quando tutto nacque con la goletta America capace di sconfiggere 14 imbarcazioni britanniche.

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