Luna Rossa non è riuscita a conquistare la America’s Cup, ma ha tenuto testa a Team New Zealand e ha fatto sognare l’Italia per tutto l’inverno. Dopo aver travolto American Magic e Ineos Uk durante la Prada Cup, l’equipaggio tricolore ha saputo battagliare con i Kiwi nel match race che ha messo in palio il trofeo sportivo più antico al mondo. Il sodalizio del patron Patrizio Bertelli si è portato in vantaggio per 3-2 contro i padroni di casa nella baia di Auckland, poi qualche errore e la velocità spaventosa di Te Rehutai hanno permesso al Defender di infilare un parziale di 5-0 e mantenere la Vecchia Brocca nel Golfo di Hauraki.
Lo skipper Max Sirena ha un grosso dispiacere, come dichiara in un’intervista concessa al Corriere della Sera: “Non essere riuscito a consegnare la coppa nelle mani di Bertelli, rimasto in Italia. Per me, è un dolore“. Il velista romagnolo si è inventato la soluzione del doppio timoniere che ha assicurato diversi vantaggi a Team Prada Pirelli e ora sta cercando di mantenere i due timonieri, James Spithill e Francesco Bruni, per la prossima campagna: “Il mio obiettivo è confermare Jimmy e Checco, che è stato bravissimo. Il 90% del design team ha già firmato. Lo scopo è migliorare“.
Non si sa ancora quando e dove si disputerà la prossima edizione della America’s Cup. Al momento l’unica certezza è che Ineos Uk ha sfidato Team New Zealand e il guanto è stato accettato. I Kiwi e i britannici (nel nuovo ruolo di Challenger of Record) si metteranno a un tavolo per definire i dettagli. Un’ipotesi parla di una contesa nel 2023-2024 ad Auckland, l’altra di uno scontro diretto senza altri sfidanti nel 2022 all’Isola di Wight. Max Sirena è stato molto chiaro: “Un evento a due sarebbe un disastro per tutto il mondo della Coppa America, oltre che una pagliacciata“.
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La Coppa America sta diventando un’ossessione per il 49enne come lo era Moby Dick per il capitano Achab?: “No e non lo deve diventare: se non vincerò nemmeno la prossima, sarà l’ultima. Lo sarebbe stata anche questa, se fossimo riusciti a portarla in Italia per la prima volta in 170 anni di stoia della vela. Io non sono né Francesco De Angelis né Paul Cayard. Non sono un velista con il pedigree. Non era scontato che Patrizio Bertelli mi mettesse in mano questa meravigliosa avventura: ha scommesso su di me, gli devo molto. Abbiamo raggiunto un livello altissimo, ora dobbiamo costruire un team ancora più forte. Non posso e non voglio mollare proprio adesso“.

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