Con un ritardo di tre mesi sul programma originale, il FIA World Endurance Championship si prepara per affrontare il settimo ed il più importante atto del campionato: la 24 Ore Le Mans. L’emergenza sanitaria ha costretto l’Automobile Club de l’Ouest (ACO), l’organizzatore dell’evento, a modificare i propri piani ed a rinunciare ai tantissimi tifosi che puntualmente affollano i 13 chilometri e 626 metri del Circuit de la Sarthe. Il pista è unica nel suo genere. L’intero percorso si articola in 38 curve e presenta una lunghissima sezione non permanente. I sei chilometri della Ligne Droite des Hunaudières, spezzata dal 1990 da due chiane per ragioni di sicurezza, il rettifilo che porta alla piega di Indianapolis o l’approccio alle caratteristiche curve Porsche rendono unico il disegno del tracciato che, di fatto, ospita un singolo evento all’anno.
Con lo slittamento a settembre della corsa i piloti affronteranno più ore di notte. Un fatto non banale se consideriamo il rischio, più elevato rispetto a giugno, di imbattersi in giornate piovose. Ricordiamo infatti che la prestigiosa località francese è nota per l’incertezza metereologica. A questo fattore si aggiunge la lunghezza della pista che può essere bagnata in un punto ed asciutta dall’altro. Sono tantissime le variabili che possono incidere nella giornata di gara. Una particolarità, ad esempio, è data dalle Safety Car, due sulla pista per l’estrema lunghezza del tracciato.
24 Ore di Le Mans
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L’incertezza sui trasferimenti tra USA ed Europa ha costretto molti team a rinunciare ai propri piani ed a boicottare la manifestazione transalpina. Per queste ragioni, se scorriamo tra i 59 partecipanti, non troviamo le due Corvette nella classe GTE PRO. Dopo 20 anni di onorata carriera a Le Mans, la compagine statunitense non presenzierà alla corsa di quest’anno, edizione che avrebbe dovuto accogliere per la prima volta la nuovissima C8. R, auto impiegata nell’IMSA WeatherTech SportsCar Championship.
La Toyota è pronta mettere in bacheca il terzo trofeo consecutivo dopo aver monopolizzato le ultime due annate. I giapponesi possono vantare una netta superiorità visto che, le TS050, sono le uniche vetture hybrid del gruppo. Una situazione che mette le due Toyota in una condizione di netta superiorità sui rivali, costretti a correre senza sistema ibrido. Buemi/Nakajima/Hartley #8 e Lopez/Conway/Kobayashi #7 difenderanno i colori del marchio asiatico contro le due Rebellion Racing. Gli svizzeri inseguono il sogno di vincere Le Mans con due prototipi, affidati a Senna/Nato/Menezes #1 e Dumas/Berthon/Delétraz #3 . Non scordiamoci anche degli austriaci di Bykolles Racing, iscritti con Dillmann/Spengler/Webb. Ricordiamo che gli organizzatori, per ovviare alla superiorità di Toyota, hanno imposto l’EoT (Equivalence of Technology). Questo è un sistema di compensazione delle prestazioni che ricalca quello che viene utilizzato tra le GTE, il tanto discusso BoP (Balance of Performance).
Se nelle LMP1 tutto appare scontato, la situazione è molto più indecisa nella GTE PRO. Ferrari, Aston Martin e Porsche si contendono il successo in una classe decimata rispetto al 2019. Dopo i ritiri dal Mondiale di Ford e BMW, l’assenza della già citata Corvette e la rinuncia delle due Porsche americane (impegnate come gli statunitensi della Corvette in Ohio con l’IMSA nel prossimo fine settimana) saranno solo otto le vetture della classe regina delle GT. Aston Martin è senza dubbio la favorita e potrebbe vincere il titolo piloti con i danesi Sorensen/Thiim. Ferrari dovrà difendere il trionfo del 2019, mentre Porsche insegue il successo a 50° anni dalla prima affermazione a Le Mans. La 911 RSR-19 #91 di Lietz/Bruni/Makowiecki e la #92 di Estre/Christensen/Vanthoor #92 celebreranno con due speciali livree questa ricorrenza a due anni dall’ultimo sigillo di classe.
La battaglia sarà infuocata anche in LMP2 e GTE-Am, le due categorie che al loro interno presentano da regolamento un pilota non professionista. La prima delle due realtà vede in pista 24 elementi. Questa classe è l’unica che ha una differenziazione tra i pneumatici. Michelin supporta l’intero schieramento ad eccezione di 5 auto che si schierano con Goodyear. Ligier, Dallara ed Oreca sono i marchi rappresentati, la più performante è senza dubbio l’ultima dell’elenco. Non a caso sono 19 i prototipi che si affidano al marchio francese anche se dobbiamo evidenziare la denominazione alternativa che adotta Alpine (Alpine A470) e G-Drive (Aurus 01).
Gli inglesi di United Autosport cercheranno di difendere il primato in classifica e di ipotecare la stagione. Hanson/Albuquerque #22, a segno nelle ultime due tappe disputate, inseguono il primo sigillo a Le Mans e verranno supportati per l’occasione dallo scozzese Paul Di Resta. Anche in casa G-Drive Racing si cerca di concretizzare un sogno, un obiettivo che per un motivo o per l’altro è sempre svanito. Rusinov/Vergne/Jensen #26 si schierano al via con la vettura titolare, ma attenzione all’Oreca #16 di Cullen/Jarvis/Tandy, vettura iscritta con i colori del G-Drive Racing by Algarve. Sono tanti gli altri i possibili outsider in una classe davvero spettacolare ed equilibrata.
Ultimi, ma non meno importanti, sono i protagonisti della GTE Am. Anche qui, come in P2, troviamo dei piloti non professionisti. Aston, Ferrari e Porsche si contendono il successo in una realtà che comprende 22 protagonisti. Difficile in questa categoria fare un pronostico con Ferrari che tenterà di allungare in campionato con il terzetto #83 di Collard/Perrodo/Nielsen. Aston Martin insegue con Gunn/Dalla Lana/Farfus #98 e Yoluc/Adam/Eastwood #90 (TF Sport), mentre Porsche deve difendere il successo del 2019 con il Team Project 1. Cairoli/Perfetti/ten Voorde #56 e Keating/Bleekemolen/Fraga #57 difendono i colori della formazione tedesca, pronti a dare spettacolo nelle magiche 24h di Le Mans.
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