Tokyo 2020 si avvicina e per gli atleti è ormai tempo di affinare gli ultimi dettagli. Per tutti, compreso Frank Chamizo: il 28enne di origine cubana volerà in Giappone con ambizioni dorate, per fare anche meglio di quel bronzo ottenuto a Rio 2016 nella categoria -65 kg. Di questo e di tanto altro ha parlato il lottatore azzurro in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Il Giorno.
Rispetto a cinque anni fa, Chamizo è passato alla categoria -74 kg (con l'intermezzo dei -70 kg, campione mondiale e europeo nel 2017), dove ha già ottenuto tre ori europei e un argento mondiale. Una carriera ricca di allori, ma con un "buco" che lui vuole cancellare. "Voglio raggiungere quello che sarà un traguardo che passerà alla storia. Ho già un po' di medaglie alle spalle, ne manca solo una. Ho imparato ad apprezzarle tutte, però nella mia carriera manca solo l'oro olimpico. Arrivo alla mia seconda Olimpiade da primo nel ranking, come nel 2016. La responsabilità è enorme".
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La pressione è inevitabile, dunque, ma un atleta si allena tutti i giorni anche per affrontare al meglio questi momenti. "La mia vita è basata su quello che succederà alle Olimpiadi. Sarà un momento che mi porterò a vita, una cosa indimenticabile. Spero di dare tutto quello che ho, dovrò raccontarlo ai mie figli. Tutti mi conoscono come un talento, ma dire 'non ho vinto un oro olimpico' è frustrante. È una responsabilità, ma sono già preparato. Accontentarsi di un argento? Una finale persa, non diciamolo neanche per scherzo. L'obiettivo è continuare a essere il numero uno".
Un percorso a ostacoli, iniziato da molto lontano per Chamizo. "Avevo sette anni e con altri ragazzi ci divertivamo come potevamo. Un giorno lanciammo uova alla porta di una palestra e rimasi lì. Ammirai gli atleti e pensai 'cavolo, questa roba fa per me'. Ho preso le sberle da mia mamma, ho aspettato qualche giorno e le ho chiesto se potevo andare in palestra. Un no secco, troppo lontano da casa. Allora rubai i mei documenti, andai in palestra e tornai a casa con gli allenatori, che convinsero mia madre. E lì ho conosciuto anche la storia di mio padre, che in quel momento era negli Stati Uniti. Il paradosso è che avevo uno stile uguale al suo, senza che ci fossimo mai visti".

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