Neto, se vuoi la Juve, prima devi batterla

Con Tatarusanu ancora indisponibile, sarà il brasiliano a difendere la porta della Fiorentina nel primo atto della semifinale di Coppa Italia. Per la terza volta consecutiva, dovrà affrontare una partita-crocevia per il futuro della Viola, dopo Tottenham e Inter

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Ci sono stati giorni, abbastanza lontani, in cui si diceva “questo in Serie A non può giocare”, rimpiangendo quell’Emiliano Viviano mai capace di vincere quella sorta di barriera psicologica nel vestire i colori della sua squadra del cuore. Ci sono stati giorni, molto più vicini, in cui, invece, Neto sembrava una bandiera, il futuro della Fiorentina. Ma, anche questi, sono fuggiti via, rapidi, inafferrabili, come l’alito del vento.
A giugno, Neto e la Viola si saluteranno, consumando ufficialmente un divorzio già sancito, di fatto, lo scorso 6 gennaio, quando, dopo il rifiuto del brasiliano di rinnovare il contratto in scadenza, fu Tatarusanu a difendere la porta contro il Parma. Ora, però, con il rumeno bloccato dal mal di schiena, occorre far finta di nulla, nel nome del “bene superiore”, e dimenticare gli screzi, le retrocessioni in panchina, il gelo – per non dire gli insulti – della tifoseria: Neto e la Fiorentina si riabbracceranno per la terza volta consecutiva dopo la rottura, e per la terza partita-crocevia della stagione: prima con il Tottenham, poi contro l’Inter, ora contro la Juventus. Quasi per uno scherzo del destino, Neto sembra essere diventato ora l’uomo della Provvidenza, quello delle partite importanti.
A Torino, Neto affronterà la sua squadra del futuro, quella Juventus cui si è già promesso a giugno, senza, però, aver ufficializzato ancora nulla. Juventus e Fiorentina si ritrovano l’una contro l’altra a riaccendere una delle rivalità più sentite del campionato anche in Coppa, proprio come l’anno scorso: nel 2013-14 fu Europa League, con i bianconeri vincitori nel doppio confronto, quest’anno in Coppa Italia, trofeo che Montella ha segnato con il circoletto rosso, sottolineando come “la proprietà smani per vincere qualcosa”. E lui pure. Per ironia della sorte, tante speranze viola passeranno anche per i guantoni di Neto.
Finora, a dire il vero, tra i guanti del brasiliano è passato davvero poco: 13 reti subite in 18 gare ufficiali (0.72 di media), cui si aggiungono le super-prestazioni (a porta inviolata) contro Tottenham e Inter. Mica male per un portiere che non giocava da due mesi e bersagliato dalle critiche della città che aveva imparato ad apprezzarlo e a “coccolarlo”, proprio come riportato su un famoso striscione affisso dai tifosi a gennaio contro di lui. Perché sì, all’inizio Neto aveva bisogno di sentire affetto e fiducia, ancora troppo fragile psicologicamente per poter affrontare, tutto da solo, qualcosa che sembrava più grande di lui. Firenze gliele ha concesse rompendo le titubanze iniziali, e Neto è stato pronto a ripagarla, trasformandosi, nel giro di una sola stagione, in un portiere sicuro, preciso, puntuale, affidabile, completamente differente da quel ragazzino che si accartocciava disperatamente sul fondo della porta nell’invano tentativo di evitare che quell’innocuo retropassaggio di testa di Savic passatogli in mezzo alla gambe finisse in rete.
Ora Neto è un giocatore – e un uomo – cresciuto, maturo, capace di controllare e gestire quelle emozioni che invece trasparivano, chiare, un tempo sul suo viso. Contro Tottenham e Inter è stato un professionista vero, con la P maiuscola, un uomo capace di indossare una maschera impermeabile a tutto, ai suoi sogni, alle critiche, agli avversari. Contro la Juventus, gliene servirà una doppia.
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