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Dal Tor di Quinto alla vetta del campionato turco: la favola "alla Lapadula" di Stefano Napoleoni
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Pubblicato 09/12/2016 alle 20:28 GMT+1
Il sogno della punta romana 30enne, che non ha mai giocato in Italia, si realizza all'Istanbul Başakşehir, che comanda a sorpresa il massimo campionato: "Boniek mi ha scoperto da ragazzo e a 19 anni mi ha portato in Polonia". Tre anni al Widzew Łódź, poi tanta Grecia e, in mezzo, un provino mai decollato col Siena: "Il nostro calcio mi ha sempre snobbato ma all'estero...".
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Stefano Napoleoni, segnatevi questo nome. La sua storia è una favola e sta a metà strada tra quella di Gianluca Lapadula e degli "Italians" migranti del pallone. Gli ingredienti ci sono tutti: partire dal basso sino ad arrivare, ad un'età piuttosto matura - calcisticamente parlando - a livelli "top". Certo, l'İstanbul Başakşehir - dove gioca il puntero romano classe 1986 - non è il Milan, ma attualmente è pur sempre la capolista (a sorpresa) della Süper Lig turca. Ed è tanta roba, indiscutibilmente.
Dal Tor di Quinto al Widzew Łódź
Specie per chi dall'Italia è stato snobbato, tanto da non averci mai giocato, in prima squadra. Napoleoni, infatti, ha costantemente militato all'estero, pur cambiando poche casacche. Sempre "guardando a est": prima in Polonia, poi in Grecia e oggi in Turchia: "Io sono romano, cresciuto calcisticamente a Tor di Quinto, club che, sistematicamente, ha cresciuto grandi calciatori e campioni, come ad esempio Ferdinando Sforzini e, soprattutto, Marco Materazzi - spiega Napoleoni a Eurosport Italia -. Un giorno di più di dieci anni fa successe che Zbigniew Boniek mi vide realizzare una tripletta durante una partita delle finali del campionato di Juniores Nazionali e mi propose un'esperienza nella Serie A polacca, al Widzew Łódź, club dalle svariate partecipazioni internazionali in Champions League e nell'allora Coppa Uefa. E che mi avrebe permesso di firmare subito, a 19 anni, un contratto da professionista. E, considerando che, per quanto prestigioso, il Tor di Quinto militava in Promozione, non me lo sono fatto ripetere due volte".
La fisicità del calcio polacco e l'amico Joseph Dayo
In Polonia gioca molto e si diverte per tre stagioni: 61 presenze e 11 reti. Un bottino niente male per un ragazzo che muove i primi passi da professionista e che non sempre viene impiegato da prima punta. E' il primo italiano a segnare in Ekstraklasa, la massima divisione polacca, in cui poco più tardi è seguito dal difensore ex Foggia e Monaco Joseph Dayo Oshadogan: "Joseph è uno dei miei più grandi amici - prosegue Napoleoni -: insieme abbiamo condiviso un segmento molto emozionante di carriera. Io ero ai primi passi, lui alla fine, mi ha insegnato tanto e tuttora ci sentiamo spesso". Stefano, nella fredda Łódź, si è ritrovato catapultato a 19 anni: "Per quanto non facile, era un'esperienza che non potevo lasciarmi sfuggire. Ma avevo il biglietto da visita di Zibì (oggi, tra l'altro, presidente della Federcalcio polacca) e la strada fu subito tutto in discesa. In Polonia ho appreso la grinta: perché da quelle parti il calcio è molto fisico e devi farti rispettare".
La Grecia
Poi la Grecia, in due squadre di medio rango: "Dal 2009 al 2013 mi trasferii al Levadiakos (28 centri su 95 gettoni di presenza, ndr) - ricorda Stefano -: al termine di quella esperienza, provai a tornare in Italia per un provino al Siena. Ma la società tergiversava e io avevo imparato che non si può mai rischiare di perdere una stagione. Così tornai in Grecia e firmai per un ottimo club da quelle parti, l'Atromītos Tripoli". Stefano restò anche in quel caso fedele per anni alla nuova casacca: "Rimasi fino a gennaio di quest'anno: in 81 presenze, ho realizzato 24 reti e ho visto cambiare il calcio da quelle parti. Una volta c'era molta concorrenza, poi la crisi economica ha cancellato la competizione: a inizio stagione, oggi, si è già certi che vincerà l'Olympiacos, si pronosticano solamente i punti di vantaggio dalla seconda. E squadre storiche come il Panathinaikos e l'Aek Atene sono cadute in una crisi che sembra non finire mai".
Insieme ad Emre, la strana coppia
Nel calciomercato invernale, la grande opportunità offertagli dall'Istanbul Başakşehir del patron Göksel Gümüsdag, uomo d'affari amico del premier Recep Tayyip Erdoğan, oltre ad essere l'ex vicepresidente della Federcalcio turca ed ex numero uno del partito politico Giustizia e Sviluppo: "La società stata rifondata totalmente nel 2014, anche nella sua nomenclatura - spiega Napoleoni -. Giochiamo in uno stadio bellissimo, intitolato a Fatih Terim". Başakşehir fa parte della Istanbul "europea": la curiosità è che in questo quartiere, divisi da poche centinaia di metri, sorgono due importanti stadi: l'Atatürk - utilizzato oggi dal Beşiktaş e, prima, proprio dall'Istanbul BB. Con la maglia arancioblu, per Napoleoni, subito un susseguirsi di emozioni: "Tanto per cominciare, qui, mi sono ritrovato a giocare con un campione come l'ex Inter Emre Belözoğlu, il mio capitano. Parla italiano e mi ha aiutato ad ambientarmi. Non corre più come un tempo ma il suo mancino e la sua passione per l'Inter sono insuperabili. Ha seguito il derby di Milano con grande trasporto, mi ha fatto una testa così. E io, allo stesso modo, ho esultato per il trionfo della Roma contro la Lazio". A proposito di lingue straniere: "Parlo bene il polacco, il greco lo spagnolo e un po' di portoghese. Col turco ci sto lavorando. Ho la fortuna di avere un grande traduttore Barbaros Gozneli, che mi aiuta tantissimo"
Napoleoni insieme a Emre
L'exploit contro l'Osmanlispor e i sogni da inseguire
Per Napoleoni, una giornata indimenticabile, nella recente sfida all'Osmanlispor, formazione di Europa League: "Perdevamo 2-0. L'allenatore Abdullah Avcı mi ha gettato nella mischia e io ho realizzato due reti, aiutando la mia squadra a mantenere l'imbattibilità. Ho esultato molto, è stata una grande emozione".
Nove vittorie, quattro pareggi e zero sconfitte: questo il ruolino dell'Istanbul Başakşehir, che regola Galatasaray, Fenerbahçe, Beşiktaş e sogna di partecipare alla prossima Champions League. "Ma per adesso ci godiamo il momento, giornata dopo giornata. In Italia? A questo punto sarà difficile tornarci per motivi professionali, ma nel calcio mai dire mai. Intanto, all'estero, mi godo gli stadi bollenti della Turchia e continuo a togliermi diversi sassolini". E della sua favola, che dice? "Sono tanti i giovani italiani di talento - conclude Napoleoni -, che per diverse situazioni non riescono a sfondare e cadono nello sconforto. Il mio consiglio più spassionato è lottare con tutte le proprie forze, prima o poi le soddisfazioni arrivano".
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