L'Inter e il dilemma Gabigol: tra Spalletti e un prestito conveniente per tutti
Pubblicato 23/06/2017 alle 17:47 GMT+2
Senza spazio con de Boer e Pioli, il brasiliano proverà a convincere il nuovo allenatore. Ma in Europa sono tanti i club che vorrebbero averlo nella prossima stagione: l'ultimo il Porto. Tra difficoltà tattiche e di ambientamento, un anno lontano da Milano potrebbe essere la soluzione giusta.
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111 minuti. Poco più di una partita intera, se vogliamo dirla in altri termini. E solo un gol, a Bologna. La prima stagione italiana di Gabigol, in barba a una presentazione d'altri tempi e all'entusiasmo del tifo, non si può nemmeno definire deludente: semplicemente una stagione non è nemmeno esistita, se è vero che il brasiliano non è stato mai preso in considerazione né da Frank de Boer né da Stefano Pioli. E adesso che al'Inter è arrivato Luciano Spalletti, la domanda è inevitabile: che ne sarà del brasiliano triste (in panchina, non sui social)?
Dal Las Palmas al Porto
Gabigol non gioca mai, ma proprio mai, però di estimatori in Europa ne ha parecchi: c'è il Las Palmas, che negli ultimi giorni ha incontrato i dirigenti nerazzurri per provare a strappare un prestito, ma secondo il portale brasiliano 'Globoesporte' si è fatto sotto anche il Porto, che da un paio di settimane si è affidato in panchina all'ex nerazzurro Sergio Conceição. Formazioni nelle quali, ovviamente, l'ex Santos potrebbe finalmente trovare quella continuità di rendimento che da quasi un anno gli viene negata.
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Gabigol of FC Internazionale during the Serie A match between ACF Fiorentina v FC Internazionale at Stadio Artemio Franchi on April 22, 2017 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)
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L'ambientamento difficile
Il vero nocciolo della questione Gabigol, in questo senso, lo aveva riassunto Pioli a febbraio:
L'ex allenatore nerazzurro, oggi alla Fiorentina, aveva ragione: un calciatore potrà essere reclamizzato quanto si vuole, ma passare dal Brasile all'Italia (e in generale all'Europa) richiede spesso un inevitabile periodo di ambientamento. Anche se l'impatto immediatamente devastante di Ricardo Kaká con la maglia del Milan, nel 2003, sembrerebbe affermare il contrario. C'è poi la questione dello spazio ridottissimo: dove giocherebbe Gabigol? A destra al posto di Candreva? No, perché l'ex laziale sarà anche meno appariscente ma garantisce un lavoro tattico sconosciuto al brasiliano. A stupire è semmai il fatto che al talento di São Bernardo do Campo non siano stati concessi minuti nemmeno quando la situazione sembrava richiederlo: nella parte finale di un match da rimontare oppure, al contrario, a risultato già acquisito.
Palla a Spalletti
Dall'Inter, nulla filtra. La società non si è mai posizionata ufficialmente sulla possibilità di vedere all'opera altrove Gabigol, per poi riportarlo a casa tra un anno con un bagaglio di esperienze più completo. Dal canto suo il brasiliano ribadisce un giorno sì e l'altro pure di non volersi muovere da Milano, nonostante tutto. E come lui il padre Valdemir. Anche se, qualche giorno fa, Gabigol ha ammesso a 'Globoesporte': "Io voglio giocare: se non lo faccio mi annoio. Prenderò presto una decisione". La sensazione è che Spalletti voglia conoscere il giocatore, valutare una sua possibile utilità all'interno dello scacchiere tattico che ha in mente, prima di dare eventualmente il via libera alla cessione in prestito. Ma il grande punto interrogativo rimane: possibile che l'ex allenatore della Roma si decida a compiere una scelta opposta a quelle dei suoi precedessori?
Il Porto, perché no?
Ecco perché, tralasciando l'indubbio valore di un attaccante che ha pur sempre esordito nella Seleção a 19 anni, un prestito sembra la soluzione più conveniente per tutti. Per Gabigol, che potrebbe dimostrare altrove il proprio valore, e per l'Inter, che in questo modo troverebbe il modo per dare una svolta a una vicenda che si trascina ormai da mesi. Quanto al Porto, non è una destinazione da scartare per una motivazione in particolare: è un club che storicamente i giovani sudamericani li sa valorizzare davvero. Non è un caso che cinque ex Dragões (Alex Sandro, Casemiro, James Rodriguez, Pepe e Danilo) facciano oggi parte delle due squadre arrivate a giocarsi la finale di Champions League.
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