"Eroe nazionale", "Salvatrice della patria", "Laura Giuliani come Gigi Buffon nel 2006". Così i tifosi apostrofano Laura Giuliani, dopo la parata magistrale in Italia-Brasile, che nonostante la sconfitta, nonostante il rigore subito, resta quello che tutti ricordano e di cui tutti parlano.

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22/06/2019 A 06:49

Portiere della Nazionale italiana di calcio femminile, classe 1993, campionessa d’Italia con la Juventus Women, Laura Giuliani è quello che non ci aspettavamo da questi Mondiali 2019 o, forse guardavamo solo dalla parte sbagliata. Del resto questo è lo scotto da pagare per chi ha scelto un ruolo come quello del portiere, guerriero solitario, problem solver in extemis di tutta la squadra, caprio espiatorio spontaneo di ogni gol subito.

Il portiere è un ruolo particolare perché sei lì da solo, magari ti arriva un tiro a partita e in quel momento devi farti trovare pronto. E’ un ruolo che assomiglia alla vita di tutti giorni fuori dal campo, un errore può servirti per analizzarti e cercare di migliorarti.

La Giuliani si è innamorata del calcio subito, quando era piccola, ma la sua storia da portiere è nata per pura casualità

Quando sono arrivata in campo, non sapevano dove mettermi e mi hanno messa in porta.

Non sapevano dove metterla, adesso tutti sanno che quello è il suo posto, là in Francia, presente a un appuntamento a cui le giocatrici italiane mancavano da 20 anni. Nel 1999 Laura Giuliani aveva 6 anni e cominciava piano piano a costruire e seguire il suo destino. Oggi a 26 appena compiuti, Laura ha la maturità di chi nella vita se la cava da sola, già da un pezzo.

A 19 anni è andata a vivere e giocare in Germania, con il fidanzato, anch’egli portiere. Ma come tutte le ragazze che giocano a calcio, Laura è una "dilettante" e per questo il suo impegno sportivo non è riconosciuto come un lavoro: la conseguenza è che il suo non è uno stipendio rilevante che le permette di mantenersi e la costringe a trovarsi una seconda occupazione come barista, cameriera e anche in un panificio.

Quasi una cenerentola moderna che per inseguire il suo sogno, deve rimboccarsi le maniche in attesa di poter un giorno percepire anche solo una minima percentuale delle cifre da capogiro dei colleghi maschi.

Insomma la Giuliani non trova scuse né cerca scorciatoie, motivo per cui secondo lei le porte devono rimanere le stesse, in risposta alle proposte di farle ridurre, insieme al campo, per le partite della femminile, e per quanto riguarda l'hype creatosi per questi Mondiali e per il calcio "rosa" in generale, non si mostra particolarmente esaltata:

Noi siamo sempre state qua, il calcio femminile c’è sempre stato, il fatto che stiamo facendo queste cose ci riempie d’orgoglio e cerchiamo di portare avanti il più possibile il nome della nostra Italia.

L'Italia martedì giocherà contro la Cina per giocarsi un posto ai quarti, una sfida fondamentale che le ragazze della Bertolini non vogliono assolutamente perdere, una vittoria che andrebbe a eguagliare l'impresa delle nostre pionere del 1991, all'esordio ai primi Mondiali femminili.

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