Eurosport
Alla ricerca del rigore perfetto…
Di
Pubblicato 18/05/2015 alle 15:45 GMT+2
Analizziamo i tiri dal dischetto del recente passato: esiste una scienza esatta che può alzare la percentuale di realizzazione dei penalty?
Eurosport
Credit Foto Eurosport
Si sono appena conclusi gli ottavi di finale del Mondiale e già due gare sono finite ai calci di rigore, ma potevano essere anche 4 o 5… Motivo per cui è il momento giusto per fare un’analisi sui tiri dagli 11 metri, per provare a rispondere a due grandi domande: la “lotteria dei rigori” è davvero una lotteria? E soprattutto: esiste “il rigore perfetto”?
Inutile dire che una risposta certa al 100% non c’è, ma alcune linee guida interessanti emergono analizzando tutti i rigori calciati nei grandi tornei (Mondiali ed Europei) degli ultimi anni: aggiornando una statistica di Prozonesports.com, abbiamo preso in considerazione tutti i rigori tirati da Francia ’98 a oggi e questi sono i risultati della nostra ricerca.
RIGORI SEGNATI: LE PERCENTUALI DELLE “ZONE DI PORTA”
Il primo dato evidente nel grafico qui sopra è che più del 40% dei gol realizzati dal dischetto arriva da conclusioni verso sinistra (14+8+20=42%), questo perché la maggioranza dei calciatori è destrorsa e il tiro “chiudendo l’angolo” è più naturale. Gli angolini bassi, inoltre, sono gli obiettivi preferiti: lì sono stati segnati più di un terzo dei gol (20+15=35%). Attenzione però, perché la “zona bassa” come stiamo per vedere è anche quella dove i portieri rappresentano un vero fattore…
Nota: se vi domandate a cosa corrisponda quel 6% al centro, sono praticamente tutti i cucchiai degli ultimi 16 anni, con l’aggiunta di qualche tiro a spiazzare il portiere non esattamente angolato…
RIGORI PARATI: LE PERCENTUALI DELLE “ZONE DI PORTA”
Qui, come vi stavamo anticipando, i dati sono ancora più chiari: più di 4 parate su 5 avvengono su rigori calciati bassi (23+25+34=82%), mentre il restante 18% riguarda i tiri a mezza altezza. La maggior parte dei salvataggi, poi, avviene sulla destra (34+12=46%), un dato che conferma che i calciatori destrorsi (la maggioranza) hanno più difficoltà ad angolare il tiro da quella parte. Inoltre dalla stessa parte i portieri destrorsi (sempre la maggioranza) hanno più capacità di tuffo perché spingono con la gamba destra dominante verso sinistra (anche se la maggior capacità coordinativa della parte destra del corpo compensa parzialmente questo effetto e bisognerebbe studiare anche quanto incidono a riguardo le diverse tecniche di spinta nel tuffo, ma qui andiamo sui sofismi...).
Sperando di non avervi ancora fatto perdere il senso dell’orientamento, quel triplice 0% nella parte alta della nostra porta virtuale ci porta a un risultato palese: i tiri alti il portiere non li prende, ma è altrettanto vero che sono anche quelli in cui si rischia maggiormente di sbagliare; ecco perché per completare la nostra analisi matematica c’è bisogno di un terzo e ultimo grafico, quello degli errori dal dischetto.
RIGORI SBAGLIATI: LE PERCENTUALI DELLE “ZONE DI PORTA”
Più della metà degli errori – pali o palla fuori – arriva proprio sulle conclusioni alte (16+22+17=55%), un dato che quindi compensa in parte l’incapacità del portiere di raggiungere quelle zone di porta. Anche in questo grafico, poi, la maggioranza dei destrorsi porta a un 44% di rigori sbagliati calciando verso sinistra, un dato complessivo del tutto simile a quello dei rigori segnati nelle stesse zone, come è naturale che sia (perché semplicemente lì si tira di più).
Come avrete intuito, queste analisi sono interessanti ma non definitive: ci portano fondamentalmente a due nuovi quesiti…
Destri e mancini, come gestirli? Osservando i dati viene da dire che in linea generale quando si affronta un portiere destro conviene far calciare i destri (e viceversa), perché il miglior angolo di tiro – quello in basso a sinistra – è anche quello in cui i portieri parano meno (ma è un "meno" molto relativo). Poi è chiaro che se ti capita un portiere mancino… Beh, Sanchez ne sa qualcosa.
La ricerca del “rigorista perfetto” si complica ulteriormente passando dal concetto di destra-sinistra (destri vs mancini) a quello di alto-basso: perché se è vero che teoricamente converrebbe calciare in alto (dove i portieri non possono arrivare) è anche vero che bisogna possedere le necessarie capacità tecniche per farlo, senza sbagliare…
Meglio il giocatore tecnico o il giocatore “freddo”? Se quella del tiro dagli 11 metri fosse una scienza esatta, i calciatori tecnici la metterebbero sempre all’incrocio e Roberto Baggio non avrebbe mai sbagliato quel rigore. La percentuale di errori dal dischetto nella zona alta della porta (seppur “sporcata” dalle bombe sopra la traversa tipiche dei difensori centrali) ci dice che la ricerca del “tiro imprendibile” da parte del calciatore tecnico ha senso fino a un certo punto. Meglio quindi aspettare il movimento del portiere per spiazzarlo? Sì, teoricamente sì, ma l’esplosività degli estremi difensori di oggi non promette risultato certo…
CONCLUSIONE: È TUTTO SOGGETTIVO, MA SI PUÒ SEGNARE DI PIÙ
Non c’è un rigore perfetto, ce ne sono molti: ogni rigore può essere perfetto nel “suo momento”. C’è il rigore dell’incoscienza (quello dell’Owen teenager contro l’Argentina nel ’98), c’è il rigore della maturità (l’ultimo di Neymar), c’è il rigore della gloria (Brehme, Grosso…) e ce ne sarebbero tanti altri… L’unica costante è che il giocatore “giusto” deve essere nello scenario “giusto”, un sottile mix di capacità tecnica e psicologica.
Ma se si esternalizza la variabile psicologica, arrivando anche a ipotizzare che un buon 50% dei penalty viene sbilanciato dalla “sorte” (sia la zolla di Terry o il momento di trans negativa dell’Olanda-versus-Toldo, come estremi), si può sempre lavorare sul restante 50%: significa sostanzialmente studiare i portieri e scegliere i rigoristi in base all’avversario che affrontano. È facile parlare con il classico “senno di poi”, ma mandare Balotelli – un tiratore dagli 11 metri che attende sempre il movimento del portiere – a calciare contro Reina – il più reattivo in assoluto sulla linea di porta – fu un rischio in quel Milan-Napoli, a prescindere dal 21/21 che aveva a suo tempo SuperMario dal dischetto.
La “scienza del rigore” si riduce però a mera filosofia di fronte all’evidenza dei fatti. Gonzalo Jara si presenta sul dischetto per il rigore decisivo di Brasile-Cile, non può sbagliare. Di fronte ha Julio Cesar, portiere mancino, che ha già dimostrato di sapersi tuffare discretamente a destra (abbiamo già accennato al penalty di Sanchez no?). Jara calcia il rigore perfetto: mezza altezza, senza esagerare, aprendo a destra per prendere il portiere dal lato teoricamente più debole. Tutto giusto. Palo interno, la palla che serpeggia sulla linea, Cile fuori.
Il rigore perfetto non esiste, ma è un asintoto avvicinabile.
Pubblicità
Pubblicità