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Se Lionel Messi si scopre leader, la vera svolta dell'Argentina e della Pulce
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Pubblicato 17/11/2016 alle 10:40 GMT+1
Dopo la prestazione rabbiosa contro la Colombia, il Diez ha preso la parola davanti ai giornalisti per difendere pubblicamente Ezequiel Lavezzi: un gesto che nessuno si sarebbe atteso da un giocatore noto più per le doti tecniche che quelle caratteriali.
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Mettete da parte una premessa d’obbligo. Quel condizionamento psicologico che ci porta a elogiare i vincitori e criticare gli sconfitti. Ecco, dimenticatevelo per un attimo e considerate tutto il resto. Non tanto la punizione incantevole che ha messo in discesa l’insidioso confronto con la Colombia, nemmeno l’assist meraviglioso per il raddoppio della meteora genoana Lucas Pratto. Semmai il mix stordente da cui è stato generato il 3-0 di Angel di Maria. Tacco delizioso, recupero di palla rabbioso e assist per il più comodo dei gol. E, soprattutto, ciò che accaduto al termine della partita. Ecco perché – anche oggi – parliamo di Lionel Messi. Ma, forse per la prima volta, abbiamo la possibilità di ammirarlo in una veste nuova. Quella di leader.
L'azione da cui è nato il 3-0 di Angel di Maria. Il nuovo Messi è nato qui?
Nonostante tutto, un leader tecnico
Certo, l’avventura con la nazionale argentina sa tanto di maledizione. Tre finali perse in due anni, prestazioni spesso sotto tono a cui si è aggiunta la crescente diffidenza dell’aficiòn, la tifoseria albiceleste. Poco incline a perdonare quella che è parsa ai più una mancanza d’attributi strutturale della Pulce, forse dovuta a una carenza di empatia con un popolo che è il suo, ma che non ha mai vissuto dai 13 anni in avanti. Per altri, il suo apporto in tono minore rispetto a quanto offerto in maglia blaugrana è dovuto a questioni di sistema. Per altri, se davvero fosse un nuovo Diego Armando Maradona tutto ciò non sarebbe un problema. Questione di punti di vista. Di certo, però, nell’ultimo decennio non c’è stato un ct che se la sia sentita di metterlo in discussione come leader tecnico della generazione argentina. E, altrettanto innegabilmente, è chiaro a tutti quanto ciò non sia bastato a renderlo leader carismatico, trascinatore emotivo del gruppo. Nel perenne confronto con il Pibe de Oro, è proprio qui che Messi ha sempre perso la maggior parte dei punti per via dell’incapacità di rendersi uomo squadra e di parlare ai compagni nei momenti chiave.
La punizione incantevole che ha dato inizio alla serata
La novità di San Juan
Quanto scritto, però, potrebbe finire presto in archivio. Perché martedì notte a San Juan, lì dove l’Argentina ha schiantato i Cafeteros, è cambiato qualcosa. Messi ha trascinato l’Albiceleste al successo con una prestazione di rabbia e classe, sfoderata proprio nel momento peggiore della propria avventura in nazionale. E, al termine dell’incontro, ha preso la parola davanti ai microfoni, con tutta la squadra alle spalle. A parlare, lui soltanto. Il leader introverso, l’uomo che non ama i riflettori e le sparate mediatiche. Per un chiarimento necessario almeno quanto la svolta tecnica nel travagliato percorso verso il Mondiale di Russia.
Messi prende la parola davanti alla stampa argentina e annuncia il silenzio
Non è mai troppo tardi
Parole dure, parole chiare, parole taglienti quanto uno dei suoi dribbling. Messi ha sopreso tutti, mettendo a sedere chi aveva avanzato insinuazioni pesanti sull’utilizzo di droga da parte di Ezequiel Lavezzi. Ma non solo. Si è presentato per la prima volta in una veste nuova, quella di leader carismatico. Capace di trascinare la squadra con l’esempio, sul campo e fuori. Ovvero di superare i limiti nei quali il suo carattere lo aveva sempre confinato per 29 anni. L’esatto opposto di quanto accaduto l’estate scorsa, quando decise di lasciare la nazionale per l’eccessivo dolore causato dall’ennesima finale persa in modo rocambolesco. Messi è tornato, ha perso di nuovo. Ma, per la prima volta, si è preso la croce di leader sulle spalle e si è rimesso a camminare. Il modo migliore per entrare nel solco dei silenzi stampa decisivi (l’esempio dell’Italia ’82 vale su tutti), per dare nuova linfa ai paragoni con Maradona (in pochi sembrano ricordare che arrivò al Mondiale del 1986 sotto il fuoco incrociato della stampa argentina) e ricordare alla stampa locale esempi simili, come la conferenza collettiva dell’Albiceleste dopo il Mondiale del 1998 (a guidarla Diego Simeone) e quella della nazionale di basket due anni fa (con Luis Scola e Manu Ginobili nel ruolo di protagonisti). Spingersi oltre è difficile, soltanto il tempo ci dirà se Messi dispone di quanto serve per reggere il peso di questa responsabilità nel lungo periodo. Ma, di certo, qualcosa è cambiato l’altra sera al Bicentenario. E chissà che, da qui a due anni, non finiremo per parlare di Messi come un leader a tutto tondo. Quello che, nonostante doti soprannaturali, non è mai stato in dodici anni di carriera da professionista. Non è mai troppo tardi, no?
VIDEO: I 10 complimenti più belli ricevuti da Messi
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