Inter e Roma, quando gli eccessi si toccano

Le cifre parlano di squadre divise da pochi centimetri in classifica e separate da molti chilometri nel modo di pensare il calcio. L’Inter è una formica con l’elmetto, la Roma ha deposto da un pezzo la dittatura del possesso palla per aprirsi al contropiede di Salah e Gervinho

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Duello di grande fascino, domani sera a San Siro, tra una delle seconde e la prima della classe. Le cifre parlano di squadre divise da pochi centimetri in classifica e separate da molti chilometri nel modo di pensare il calcio. L’Inter è una formica con l’elmetto. Segna poco - 10 gol, uno a partita - ma sbandiera la miglior difesa (7). La Roma, da parte sua, segna con una facilità disarmante - 25 reti, miglior attacco - ma con altrettanta facilità incassa (già 12 reti, e una sola gara senza, a Frosinone): la cicala delle favole.
L’Inter, a volte, tende ad addormentarsi. Ha bisogno di scosse: il rosso di Murillo a Palermo, il rosso di Felipe Melo a Bologna. La Roma, in compenso, non sa addormentare le sfide. Mancini recupera Murillo e perde Felipe Melo, rimpiazzato, immagino, da Medel. Garcia, lui, riavrà Salah e, forse, De Rossi. E’ lecito aspettarsi una contesa movimentata, come capita di norma tra una squadra solida e una scoppiettante. Il ritorno di Icardi al gol non riassume un semplice dato statistico. I maligni fanno notare la coincidenza con la panchina di Jovetic. Palacio lavorava più per la squadra. Jovetic è convinto che, lavorando più per se stesso, ne trarranno beneficio anche gli altri. L’autostima non è mai zavorra, a patto di governarne i pruriti.
Segnano soprattutto nei secondi tempi, i nerazzurri. L’azione nasce lenta, orizzontale, e si sviluppa a zig zag in assenza di un regista ortodosso e con pedine che il tecnico cambia o mescola spesso (Kondogbia, Perisic, Brozovic, Guarin, Ljajic, Biabiany). Memore di Leverkusen, la Roma ha imparato ad azzannare gli avversari, dalla Fiorentina all’Udinese. Se lo schema di Mancini è un 4-2-3-1 tendente al 4-3-3, il modulo di Garcia è un 4-3-3 che, in base alle circostanze, può piegarsi fino a difendere in sei. La velocità di Salah e Gervinho, il contributo di Dzeko, prezioso anche spalle alla porta, la fantasia di Pjanic, il lavoro sporco di De Rossi e Nainggolan, l’eclettismo di Florenzi: la Roma sarà pure meno bella e autoritaria dell’ultimo Napoli, ma ha tali e tante risorse da poter sopravvivere a ogni tipo di smarrimento.
L’Inter aggira i rivali, cercando d’infilarsi nella cruna dell’ago. La Roma ha deposto da un pezzo la dittatura del possesso palla per aprirsi al contropiede di Salah e Gervinho. Non che sappia attaccare solo così, ma questo, oggi, è il metodo preferito. Ecco perché il controllo delle corsie sarà fondamentale. Santon e Juan Jesus, o chi per lui, andranno affiancati, aiutati. Nello stesso tempo, Manolas e i colleghi di reparto (non solo del suo, però) dovranno tagliare i viveri a Icardi e impedire a Jovetic i movimenti che gli sono cari.
Sta crescendo Perisic, mentre l’assortimento del centrocampo costituisce la sfida più delicata che attende il mister. Rispetto a Firenze, non cambia il titolo: miglior difesa contro miglior attacco. Mi aspetto una Roma di caccia e di agguati. Non si illuda, l’Inter, di vivere di rendita sulle «solite» briciole. Il mio pronostico, per concludere: 2-1 per la Roma.
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