8 maggio 1898, Velodromo Umberto I di Torino. Su un campo polveroso con porte disegnate da pali di legno sbilenchi, si disputa, in una sola giornata, il primo campionato di calcio organizzato dalla FIF, la Federazione Italiana Football fondata meno di due mesi prima e antesignana dell'attuale FIGC (subentrata nel 1909). Parlare di scudetto è improprio, perché messa in palio dal Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, c'è in realtà una coppa che sarebbe rimasta nelle mani della squadra vincitrice soltanto in via temporanea: sono infatti necessarie tre affermazioni nella storia per poterla esporre in maniera definitiva in bacheca. Una piccola impresa che riesce al Genoa Cricket and Football Club, capace di vincere i primi tre campionati italiani consecutivi e ben 6 dei primi 7, con un unico intermezzo del Milan.

Un quadrangolare di una sola giornata

A giocarsi quella coppa sono quattro squadre: il già citato Genoa e altre tre formazioni di Torino, in quell'epoca poli dominanti del calcio italiano: la Torinese, la Ginnastica Torino e l'Internazionale Torino. La formula è elementare: l'intero torneo si svolge in una sola giornata con un quadrangolare a eliminazione diretta: semifinali al mattino e finale al pomeriggio. I tempi di gioco sono gli stessi odierni, due da 45 minuti, con l'aggiunta di due supplementari più brevi (10 minuti) in caso di parità al 90'.
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Si gioca un calcio rudimentale, imperniato sul il sistema della "piramide di Cambridge", il classico schieramento dell'epoca rappresentabile con un 2-3-5 che ricorda, appunto, la forma di un cono rovesciato che ha come vertice la posizione del portiere. È un sistema molto offensivo che si evolve dal primitivo "kick and rush", il "calcia e corri" che prevede abbondanti lanci lunghi dei difensori a scavalcare il centrocampo verso gli attaccanti, che a loro volta cercano di andare in rete sfruttando soprattutto azioni personali. Con la piramide, introdotta per la prima volta dalla squadra collegiale dell'Università di Cambridge, si amalgamano maggiormente i reparti e si gettano le basi per la nascita dei ruoli attuali: in fase difensiva, il 2-3-5 si trasforma in un 3-4-3, con l'abbassamento delle ali e del centromediano che, rientrando fra i due terzini (chiamati così perché formanti la terza linea), funge da pioniere del libero e del regista basso.

Le semifinali: vittorie per Internazionale Torino e Genoa

Nonostante l'importanza storica del torneo, le fonti dell'epoca sono scarse e frammentarie, tanto da rendere dubbio anche il risultato della prima semifinale, disputata in un orario inconcepibile per la nostra epoca: ore nove del mattino. L'Internazionale Torino supera la Torinese, ma il punteggio finale è un'incognita: c'è chi riporta 2-1, c'è chi riporta 1-0. Ma con un denominatore comune: il gol della vittoria porta la firma dell'attaccante inglese Gordon Savage, uno dei pionieri del calcio italiano e primo straniero nella storia della Juventus, squadra abbracciata negli ultimi due anni di carriera.
Nella seconda semifinale, disputata alle 11.00, il Genoa, in maglia completamente bianca, supera la Ginnastica Torino per 2-0, con reti di Norman Leaver e Giovanni Bocciardo. La differenza tra le due formazioni in campo è netta, come riportato anche dallo scarno trafiletto del "Corriere dello Sport", che dipinge la formazione torinese come "poco allenata e deficiente nell'attacco".

La finale: il golden goal e il leggendario Spensley

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Una rapida pausa per il pranzo precede la finale, con fischio d'inizio alle ore 15.00. A bordocampo, gli sguardi incuriositi di un centinaio di spettatori per un incasso totale che sfiora le 200 lire (circa 1.000 euro odierni). Il Genoa schiera Baird tra i pali; De Galleani e Spensley in difesa; Ghigliotti, Pasteur e Ghiglione a centrocampo; Le Pelley, Bertollo, Dapples, Bocciardo e Leaver in attacco. Spensley porta in vantaggio il Genoa nel primo tempo, Bosio replica per l'Internazionale Torino nella ripresa ed è necessario il primo "golden goal" della storia per decidere il vincitore nei tempi supplementari: ancora una volta, è Leaver a gonfiare la rete regalando al Grifone il primo titolo della storia.
Un successo d'altri tempi nel vero senso della parola, conquistato giocando due partite a distanza di un paio d'ore l'una dall'altra e concludendo la finale in dieci uomini per l'infortunio occorso al portiere: sarebbe stato poi James Spensley, il leggendario medico inglese autore del primo gol della finale, bandiera del club e figura di spicco tra i padri fondatori della federcalcio italiana, a sostituirlo tra i pali abbandonando il suo ruolo naturale di difensore.

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