Giorgio Chiellini si racconta senza censure. Il difensore e capitano della Juventus ha concesso una lunga intervista a La Repubblica, durante la quale ha presentato la sua autobiografia, in uscita nei prossimi giorni. Tanti i temi toccati: aneddoti legati alla sua carriera, tra cui avversari più e meno amati, ma anche il futuro fuori dal rettangolo verde.

"Odio sportivamente l'Inter"

Penso che la gente capirà cosa intendo dire, che non verrò interpretato male. Io odio sportivamente l’Inter come Michael Jordan odia i Pistons, non posso non odiarla, ma il 99,9 per cento delle volte che ho incontrato fuori dal campo persone con cui mi sono scannato in partita, ci siamo fatti due risate. Difatti il messaggio che mi ha fatto più piacere, quando mi sono rotto il ginocchio, è stato quello di Javier Zanetti. L’odio sportivo è quello che ci spinge a superare l’avversario: se gli si dà il giusto significato, è una componente essenziale dello sport
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Allegri e i bar di Livorno

"Allegri ne è il classico frequentatore. Lui entra e gli dicono: non capisci ’na sega, ma perché fai gioca’ il Chiellini, fa proprio ca’are . A Livorno c’è un’irriverenza naturale di cui a Torino non c’è traccia".

Giorgio Chiellini anticipa Mario Balotelli - Juventus-Brescia Serie A 2019-20

Credit Foto Getty Images

Balotelli e Felipe Melo

Mi hanno deluso veramente. Confermo quanto scritto in ‘Io, Giorgio’. Balotelli è una persona negativa, senza rispetto per il gruppo. In Confederations Cup contro il Brasile, nel 2013, non ci diede una mano in niente, roba da prenderlo a schiaffi. Per qualcuno era tra i primi cinque al mondo, io non ho mai pensato neppure che potesse essere tra i primi dieci o venti. Uno anche peggiore era Felipe Melo: il peggio del peggio. Non sopporto gli irrispettosi, quelli che vogliono essere sempre il contrario degli altri. Con lui si rischiava sempre la rissa. Lo dissi anche ai dirigenti: è una mela marcia

Il rapporto con Balotelli

"Non ho rancore né mi interessa averne, se mi toccherà condividere qualcosa con loro lo farò. Non sono il miglior amico di tutti, però loro sono gli unici due a essere andati oltre un limite accettabile. Per come sono fatto, il problema non è se giochi bene, male o se qualche volta fai serata, ma se manchi di rispetto e non hai dentro niente. Una volta va bene, se è ricorrente no".

2011-12 Serie A Juventus-Catania Chiellini e Bergessio AP/Lapresse

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Chiellini e il suo modo di stare in campo

"A inizio carriera ero un cavallo pazzo, le mie partite erano tutto un correre e un battagliare, un duello a tutto campo basato sulla mia prepotenza fisica. Solo dopo sono diventate una sfida lucida con l’attaccante. Posso essere s*****o, sì, ma cattivo no, anche mi è capitato di fare del male. Su Bergessio, nel 2013, feci un intervento sconsiderato e mi dispiacque tanto, gli chiesi scusa mille volte anche se non potevo ridargli il pezzo che gli avevo rotto. Lui stette fuori tre mesi e al ritorno scatenò una caccia all’uomo contro di me, finché a furia di gomitate si fece espellere. In ogni caso, anche in trance adrenalinica non mi è mai passato per la testa: ‘Adesso entro e gli faccio male'".

Quando provocò Pazzini

“Nei 90’ non ci sono amici. Mi ricordo una volta contro Pazzini, uno con cui sono cresciuto assieme: portava la maschera protettiva sul viso e gli ho dato fastidio apposta per tutta la partita, toccandogliela. Lui mi mandava a quel paese ma sapeva meglio di me che sarebbe andata così, difatti poi alla fine ci siamo parlati come se nulla fosse".

Higuain

“Higuain, ma conoscendolo mi ha sorpreso: i 9 sono egoisti, fanno un mestiere a parte, però lui ha un lato generoso, giocherellone. È un ragazzo impegnativo perché devi coccolarlo, stimolarlo. Ha bisogno di affetto per alimentare le potenzialità incredibili che ha. Tornerà? Lo aspettiamo”.

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Un futuro da dirigente?

Ho una visione di come dovrà evolversi il calcio, non so se tra cinque o dieci anni, ma non ancora le competenze per svilupparla. Mi vedo dietro una scrivania, non come ds o talent scout ma con un ruolo gestionale. Vorrei occuparmi di politica sportiva, se non fosse che è una parola che mi spaventa e che quello è un campo minato. Nel libro dico che mi piacerebbe lavorare all’Eca, ma era solo per dare un’idea: di sicuro, mi piacerebbe contribuire a riformare il calcio

Colleghi con una marcia in più

"Khedira è intelligente e riflessivo come pochi, scommetto che diventerà una persona importante in Germania. Poi ho conosciuto Kompany, che ha personalità e cultura e intanto per cominciare sta facendo l’allenatore-giocatore all’Anderlecht. Un altro che mi sembra intelligente è Fabregas, me ne sono reso conto dopo aver letto una sua riflessione su Conte e Sarri”.

Il taglio agli stipendi

“Ho fatto solo da tramite. La volontà era di trovare una soluzione che aiutasse il club in un momento di difficoltà e desse un esempio alla nazione, perché non è vero che noi calciatori viviamo fuori dal mondo. Non è stato facile mettere d’accordo 25 persone, ma è stato un gesto di grande maturità da parte nostra”.

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Il rito prima di ogni gara

“Una lunga doccia. È il mio rito per gestire lo stress emotivo. L’ultimo momento per stare solo con me stesso e ascoltare il mio corpo. Ne ho necessità”.

Voglia di ricominciare

“Devo confessarlo: a casa con le mie tre donne, mia moglie e le due bambine, sono stato benissimo. E quando la Juve mi ha richiamato alla Continassa mi è piombata la tristezza addosso. Però mi è bastato uscire con la macchina allo svincolo di Venaria perché mi si riaccendesse subito qualcosa. È stato bello ricominciare”.

La ripresa del campionato

“Non ne ho idea. Questa pandemia ci sta insegnando a vivere il presente, ad adattarci a cambiamenti quotidiani, a ragionare su un futuro di due mesi al massimo. Avevamo comunque bisogno di ripartire, non è semplice e l’ho notato in compagni più giovani di me. Se penso a tre mesi senza tifosi mi passa la voglia. Ci vorrà una forza mentale sovrumana e difatti mi chiedo: ma perché lo devo fare? Ma anche: e perché no? È il nostro lavoro e dobbiamo adattarci, come anche a tutto il resto”.
Intervistato anche a Casa Sky Sport, Chiellini fa il punto sulla possibile ripresa del torneo:
"I rischi in caso di ripartenza saranno altissimi, però è il compromesso che bisognerà trovare. Tutti vorremmo giocare, ma lo vorremmo fare in certe condizioni di sicurezza, sia a livello fisico che sanitario. Sulle tempistiche, non saprei dire...".

La BBC

"Io, Giorgio", è il libro il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza: "E' stato un percorso straordinario, sono orgoglioso di quanto fatto. Non è ancora finita, ma ho pensato fosse giusto fare il punto della situazione. C'è tanto di me, oltre al calcio. Ho pensato che fosse giusto condividere con i tifosi. La BBC? Abbiamo fatto la storia. Poi abbiamo avuto dietro un mostro sacro come Buffon ed è stato tutto più facile".

Barzagli Bonucci Chiellini

Credit Foto Imago

Bonucci, in un videomessaggio, gli ricorda una vacanza in Canada: "Abbiamo preferito l'auto all'aereo, un viaggio interminabile di 10 ore con i bimbi piccoli che non ne potevano più...". Su Barzagli: "Era il più silenzioso, ma quando apriva bocca tutti lo ascoltavano. Era un grande giocatore, forse sottovalutato a livello internazionale". Infine su Buffon, che ricorda le sfide in allenamento tra Chiellini e Ibra: "Gigi è un fratello maggiore. Sono 15 anni che viviamo insieme 330 giorni all'anno. Ha una capacità innata di trasmettere emozioni. E' vero, sfidavo Ibra perché volevo rispetto anche in un gruppo di campioni inarrivabili. Ero il meno bravo, ma volevo restare in squadra".

Mancini e Immobile

"Mancini? Mi ha sorpreso per serenità e fiducia dal punto di vista emotivo, la velocità di adeguarsi dal punto di vista tecnico con cui ha capito come correggere. Mi ha stupito per la sua grande efficacia. Immobile? Io e Immobile siamo simili, per caparbietà. E' il giocatore ideale per la Lazio, squadra che sta facendo benissimo e che merita di stare lì con la Juve".

Sarri

"Non è stato facile l'adattamento, il mio infortunio e il guaio di CR7 non l'hanno aiutato. Abbiamo avuto tanti alti e bassi, fortunatamente abbiamo vinto l'ultima partita con l'Inter. Fermarsi con lo stop di Lione sarebbe stato più difficile".

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