Aggancio ai limiti dell’area di rigore – vertice sinistro, la sua mattonella - finta mortifera a lasciare sul posto il malcapitato difensore e interno destro a giro vellutato a scavalcare il portiere per infilarsi inesorabilmente sotto l’incrocio dei pali. È la definizione zanichelliana del gol “alla Del Piero”, cifra stilistica dell’ex fantasista di Juventus e Nazionale: 26 anni fa il nativo di Conegliano esportava tale sopraffino gesto tecnico sul prestigioso palcoscenico della Champions League in un Borussia Dortmund-Juventus 1-3 più iconico che mai.

Macchina da gol (alla Del Piero)

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Quella, a dire il vero, non fu la prima epifania del gol alla Del Piero: l’attaccante trevigiano aveva già sfoderato il suo pezzo forte del repertorio un anno prima contro Napoli e Lazio e grazie a pennellate del genere si era guadagnato l’appellativo di Pinturicchio, brevettato dall’immaginifica mente dell’Avvocato Agnelli. Tra gli altri gol “alla Del Piero” come non citare quello contro lo Steaua Bucarest – sempre nella magica edizione della Champions '95/'96 – e quello realizzato in campionato contro il Verona nel dicembre 1996. Poi l’incantesimo in qualche modo s’incrinò: il grave infortunio al ginocchio, il faticoso ritorno ai migliori livelli e la transizione verso una tipologia più ortodossa di attaccante centrale fecero sì che Del Piero optasse per altre giocate, senza disdegnare qualche apprezzatissimo ritorno al passato.

La genesi

Fu proprio Del Piero a inventare quella soluzione balistica? Non proprio: basti pensare che la sua chioccia, prima, e il suo antagonista, poi, Roberto Baggio aveva già autografato gesti tecnici molto simili sia in Serie A (in uno Juventus-Foggia 4-1 del febbraio 1992 ) sia in ambito internazionale (nell’indimenticabile semifinale di USA 1994 tra Italia e Bulgaria, sebbene la sfera s'infilò nell’angolo basso). Del Piero semmai codificò quel gesto tecnico dall’alto del suo innato talento e lo adottò sistematicamente nella porzione iniziale della sua carriera, in una congiuntura in cui quasi nessun collega aveva nelle corde quella meccanica di tiro. Come accade con i campioni, Pinturicchio rese semplice un gesto che di semplice non aveva proprio alcunché.

I seguaci

La scuola Del Piero non poteva che fare proselitismo: nel corso degli anni siamo stati testimoni di tante imitazioni – più o meno riuscite – dell’opera originale. Con il proliferare di attaccanti esterni “a piede invertito” conformi al 4-3-3 il gesto tecnico è tornato in auge, con i migliori interpreti del ruolo a entrare dentro il campo per liberare la conclusione a giro con il piede preferito. In Italia ne hanno perpetuato la tradizione Antonio Di Natale, Sebastian Giovinco, Stephan El Shaarawy e ne sta diffondendo il verbo Lorenzo Insigne, che forse più di ogni altro calciatore predilige questa soluzione. La versione è quella post-moderna, con velocità aumentate e traiettorie meno decifrabili per i portieri avversari complici palloni sempre più "spugnosi", ma la tecnica è la medesima.
Chi non ha provato almeno una volta, con fortune alterne, a replicare nel campetto dietro casa il gol alla Del Piero?

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