"Mi chiamava ogni giorno, mi dedicava le canzoni. Mi ha corteggiato, sa come sono fatto, sa che sono un uomo di cuore e mi ha convinto". Non si parla d'amore, ma della tecnica utilizzata da Adriano Galliani per convincere KPB, ovvero Kevin Prince Boateng, a sposare il progetto Monza. L'ex Milan è piombato sulla Serie B per riportare in alto la formazione brianzola e, nonostante qualche difficoltà di risultati, sta cercando di imprimere la sua mentalità vincente.
"La B non è facile per nessuno. Non ci sono partite facili e non ci sono risultati scontati. Poi contro il Monza tutti fanno la partita della vita, sanno che abbiamo qualità e ci vogliono rendere difficile la vita".

Un campionato in cui le stelle non mancano, anche in panchina. Su quella biancorossa siede Cristian Brocchi, sfidato in passato proprio da Boateng: "Non è una cosa insolita, ci siamo affrontati ma per me è il mister e così lo chiamo. Il rispetto viene prima di tutto". Però comunque emozionante. Così come ritrovare, su una panchina avversaria, un leader come Alessandro Nesta, peraltro compagno in rossonero: "Con lui è stato speciale. Per me è un allenatore troppo figo, è stato emozionante ritrovarlo".

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Dopo Barcellona, Las Palmas e Germania, Prince ha deciso di tornare nel nostro paese.
"In Italia si sta bene, non solo per il cibo. Mi dispiace aver visto Monza vuota. Mi manca la gente in giro, mi mancano i tanti tifosi allo stadio. Purtroppo questa situazione ci ha fatto perdere il rapporto con la quotidianità ma speriamo possa passare presto".

Calcio, ma non solo. C'è anche la famiglia, con il figlio Maddox.
"Per l’età che ha è più forte di me. Io all’età sua non calciavo così bene. Per me può scegliere la vita che vuole, può fare quello che vuole ma si sveglia già con la palla e ha sempre quello in testa". Sempre a proposito di stupore, un altro "giovane" ha colpito Boateng: "Colpani ha tanta qualità, ma deve crescere in fretta visto che nel calcio di oggi si tende a non aspettare troppo i giovani. Ma le capacità le ha tutte, ma in generale tutti i miei compagni sono fortissimi".

Poi, inevitabile, il ricordo di Diego Armando Maradona: "Ho letto una frase che per me è emblematica. Non dobbiamo pensare a cosa ha fatto Maradona per se stesso ma cosa ha fatto per gli altri. Ha fatto tanto. E’ stato il numero uno in campo ma è stato ancor di più fenomenale fuori. Perché non ho mai sentito un compagno lamentarsi, ho sempre avuto notizie di gesti fuori dal comune. Si è parlato tanto di lui, nel bene e nel male, ma noi dobbiamo ricordare come abbia influenzato le nostre vite, e lo ha fatto e lo farà sempre".

Il finale è dedicato al futuro e alle tante battaglie di Boateng: "Quando smetterò proverò ad aiutare gli altri calciatori, per evitare che commettano gli errori che ho commesso io. Non so quale possa essere il ruolo, se procuratore, agente, non lo so. So che voglio dare una mano agli altri". E uno come Boateng è sempre in prima linea, come per la lotta al razzismo: "Non si finisce mai, non si va mai a dormire in quella sfida perchè c’è tanto da fare per rendere questo mondo un po’ migliore".

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