Tirano sedie, intonano cori ingiuriosi denigrando il colore della pelle. Moussa Marega, punta maliana del Porto, non perdona i gesti dei suoi ex tifosi del Vitória Guimarães. Nel match di domenica 16 febbraio abbiamo assistito a gesti incivili, imperdonabili, capaci di penetrare anche in campo e nella testa dell’attaccante risultando in momenti di pura anarchia, di tutti contro tutti. Da Marega che fa scudo con gli stessi oggetti che i tifosi avversari gli hanno tirato, ai compagni che cercano di calmarlo in balìa del panico generale, ritardando solamente la decisione finale del giocatore, che abbandona il campo.

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Insulti razzisti in Guimaraes-Porto: Marega segna e abbandona il campo

Anche Balotelli aveva minacciato di uscire dal campo

Una decisione che polarizza le opinioni dell’intero scenario calcistico, e che si avvicina al recente caso di Balotelli nella nostra Serie A. Nel match contro il Verona Mario si è fermato, scagliando il pallone in tribuna del Bentegodi. Una reazione figlia di presunti cori razzisti, che hanno portato l’attaccante bresciano a minacciare la sua uscita dal campo.

La testimonianza di Marega

Lunedì, Moussa Marega è tornato a parlare dell’accaduto ai microfoni di RMC:

Noi tutti vorremmo che le partite si fermassero, ci vorrebbe un gesto forte. Onestamente non mi importa degli slogan e delle foto che recitano No al razzismo. Tutto ciò non basta

L'appello del calciatore sfida la politica di sensibilizzazione UEFA in materia, che molti giocatori ritrovatisi sullo stesso sciagurato palcoscenico di Marega di domenica ritengono ormai troppo morbida. Le sue dichiarazioni fanno capire che probabilmente non ci potrà essere alcun progresso o alcun risultato correttivo di queste barbarie se delle reazioni forti non provengono dai giocatori stessi, se a pagare per questi gesti vergognosi non saranno tutti, anche i tifosi civili, se ad andare di mezzo non sarà lo spettacolo stesso e non solo gli spazi pubblicitari che lo contornano.

Mi sono sentito come una m***a

Continua Marega, che cerca di ricomporre i ricordi caotici dell’incontro di domenica 16 febbraio, che lo aveva visto segnare il goal del 2-1:

Quando ho deciso di abbandonare il campo i miei compagni di squadra non capivano la mia reazione; sono sorpresi dalla mia decisione. Sul campo si sono comportati come degli amici, hanno cercato di calmarmi. Ma quando è tutto lo stadio a gridare cori razzisti, rimanere in campo per me non è stato più possibile

Poi, uscito dall’incubo, Marega ha trovato nelle ore seguenti dei motivi di sollievo; dal Presidente della Repubblica Portoghese che si è detto disposto a telefonargli, al calore della famiglia:

Domenica è stato difficile, ma la partita è finita, ho rivisto mio figlio e ciò mi ha riportato al sorriso, ringrazio tutti per i messaggi di sostegno che ho ricevuto

Simili erano state le dichiarazioni di Balotelli dopo Verona-Brescia:

Alle 'persone' di questa Curva che hanno fatto il verso della scimmia... Vergognatevi, davanti ai vostri figli, alle vostre mogli, ai vostri genitori, ai vostri parenti e ad amici e conoscenti... Vergogna!

Un pensiero, in queste situazioni, dovrebbe essere sempre rivolto ai figli: figli del calcio come Marega, Balotelli e chiunque tra noi abbia preso a calci un pallone almeno una volta, ai figli di chi era sugli spalti quella domenica, che hanno appreso nient’altro che una lezione sbagliata, una pagina scritta male, da correggere il più presto possibile.

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