Ungheria-Italia, match valido per la sesta e ultima giornata del gruppo 3 della Lega A di Nations League, è terminato sul punteggio di 0-2, frutto delle reti di Raspadori e Dimarco. La gara è stata arbitrata dal francese Benoit Bastien. Grazie a questo successo, la Nazionale azzurra di Roberto Mancini si qualifica alla Final Four per la seconda volta di fila chiudendo il girone a quota 11 punti, uno in più degli ungheresi di Marco Rossi. Qui di seguito le 5 verità che ci ha lasciato la partita della Puskas Arena.

1) La Final Four non è il Mondiale, ma da qui si deve ripartire

Non c'è nemmeno da discutere: avremmo barattato tutti un'eliminazione in Nations League con la possibilità di andare in Qatar tra meno di due mesi. Ma indietro non si può tornare. Quel che è stato è stato. E deve fungere da motivazione per ripartire. Ecco dunque che la qualificazione alla Final Four, così inattesa considerato il girone di ferro in cui era stata inserita l'Italia, è un gran bel modo per guardare al futuro e lasciare in un cassetto i rimpianti di quella notte al Barbera, puntando l'obiettivo sulla possibilità di portare a casa un nuovo trofeo dopo l'Europeo del 2021. Tra esperimenti di uomini e moduli, con il chiaro intento di preparare la strada per i prossimi anni, sarebbe una bella soddisfazione.
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2) Questo deve essere l'anno di Donnarumma

Finalmente Christophe Galtier, l'allenatore che ha rimpiazzato Mauricio Pochettino sulla panchina del PSG, si è deciso: il titolare dei parigini è Gigio Donnarumma, che ha definitivamente scalzato Keylor Navas, liberandosi del peso di una staffetta che rischiava di essere deleteria per tutti. Una decisione che pare aver rasserenato l'ex portiere del Milan, di nuovo superlativo in nazionale come lo era stato all'Europeo di un anno fa. Monumentale la serie di interventi – di cui tre addirittura nella stessa azione – con cui nella ripresa Gigio ha consentito all'Italia di uscire dal campo con la porta immacolata. Bello vederlo così: sicuro, deciso, padrone della propria area. Un altro segnale eccellente per il futuro.

3) Raspadori e Dimarco: il nuovo che avanza vuole tenersi stretto l'azzurro

Sempre lui, sempre Giacomo Raspadori. Come contro l'Inghilterra. E poi è toccato a Federico Dimarco prendersi l'enorme soddisfazione di trovare il primo centro con la maglia azzurra. Né l'attaccante del Napoli né il mancino dell'Inter erano presenti a Wembley, un anno fa: fanno parte di quella nutritissima schiera di calciatori a cui Roberto Mancini, dopo la tremenda delusione dell'estromissione dai Mondiali, ha deciso di dare una meritata chance. Entrambi si stanno tenendo stretta la maglia azzurra. Consapevoli di avere l'età giusta (22 anni uno, 24 l'altro) per far parte di questo ciclo e pure del prossimo.

Federico Dimarco e Giacomo Raspadori esultano durante Ungheria-Italia - Nations League 2022-23

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4) Gnonto sulla terra: piano con le esagerazioni

Benvenuto nel calcio reale a Willy Gnonto. Quello lontano dalle esagerazioni dei titoloni giornalistici, quello che esige continuità ad alti livelli per fare di un giocatore un buon giocatore, se non un campione. Ricordate l'enitusiasmo generale che seguì a ruota l'esordio bolognese contro la Germania? Giustificato, per carità, perché non è da tutti mostrare una simile personalità a un'età del genere. Ma servivano conferme. Che, per ora, non sono arrivate. Preso all'ultimo giorno di mercato dal Leeds United, Gnonto ha giocato appena una volta con gli inglesi: con la seconda squadra, però. E pure in Ungheria è parso spaesato, pur con la partecipazione attiva nell'azione del vantaggio. Serve tempo: tutto normale.

Wilfried Gnonto in azione durante Ungheria-Italia - Nations League 2022-23

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5) Applausi all'Ungheria e al lavoro di Marco Rossi

Aver portato l'Ungheria a giocarsi fino in fondo il primo posto in un girone così, con Italia, Germania e Inghilterra come concorrenti, è già un successo. Di più: un mezzo miracolo. Perché l'Ungheria, sostanzialmente, è una nazionale volenterosa che fa dell'entusiasmo e di un gioco veloce e collettivo i propri punti di forza. Senza stelle, escludendo uno Szoboszlai che in ogni caso a Budapest l'ha combinata grossa, regalando il vantaggio agli azzurri. Marco Rossi ha portato i magiari agli Europei, poi a un passo dalla Final Four di Nations League. Un lavoro immenso, nemmeno quantificabile. Una doppia impresa che dovrebbe accendere i riflettori su di lui anche in Italia. E che, intanto, lo ha reso un idolo a Budapest.

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