Duecentoquarantanove giorni. È questa la distanza tra l'incubo peggiore e la rinascita di Fabio Jakobsen. Domenica 11 aprile, il corridore della Deceuninck-Quick Step sarà al via del Giro di Turchia, esordio della sua nuova vita ciclistica dopo la tremenda caduta patita al Giro di Polonia dello scorso agosto. Un capitombolo di cui si discute ancora e che aveva fatto temere non solo per la sua carriera, ma anche per il peggio. Il recupero è stato (ed è tuttora) lungo e doloroso, ma il ritorno in gruppo rappresenta un passo fondamentale soprattutto dal punto di psicologico, come spiega lui stesso.

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"Sto abbastanza bene. Sto ritrovando la forma, ma in generale sono felice di essere tornato in bici e sentirmi nuovamente un professionista. È stato un periodo difficile ovviamente, per me e per molti dei ragazzi del team incontrarci di nuovo è stato un momento emozionante visto che con molti non era stato possibile vederci dal giorno dell’incidente. Tornare a fare insieme quelle piccole cose che si fanno in ritiro è stato speciale e sono stato molto felice di poter riprendere. Il mio primo obiettivo era tornare alla corse, ovviamente il prossimo sarà tornare a vincere da qualche parte. Spero che a fine stagione potrò dire di poter tornare a raggiungere il livello che avevo prima della caduta. E se non sarà quest’anno, spero di riuscirci nel 2022, oppure anche nel 2023. Questo è l’obiettivo che mi sono dato, ragionando giorno per giorno con la speranza di riuscirci".
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Come è ovvio che sia, il rientro in corsa sarà graduale per Jakobsen, la cui sola presenza al via di una corsa rappresenta già una vittoria. "Penso sempre che un giorno le cose andranno meglio, che sia domani o il giorno successivo. Devo restare concentrato sul futuro e valutare le cose giorno per giorno. Questo è un processo lungo, ma quando cominci a vedere la fine ti senti più forte. È stata dura, ma mi sento abbastanza bene e sono felice di questo". Certo, il ricordo della caduta non si cancella e il classe '96 dovrà anche provare a mettere in un angolo la paura. "Non vedo l’ora di tornare a correre. Sono entusiasta, ma anche un po’ nervoso per questa prima volta in cui torno in gruppo, che sarà anche la prima volta che uscirò di nuovo dal Belgio e in questo momento è una cosa abbastanza grande per me. Ho un po’ paura, ma voglio farlo perché è qualcosa che mi è sempre piaciuto e voglio fare quel che mi piace”. Che dire, in bocca al lupo Fabio!

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