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Il pubblico è ancora interessato a questa Formula 1?
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Pubblicato 06/09/2014 alle 12:15 GMT+2
La Formula 1 è sport, business, ma anche uno show che deve piacere al pubblico. La gente però è ancora interessata a questa Formula 1? Lo spettacolo in pista quest'anno c'è stato eccome, ma l'interesse sembra comunque scemare gara dopo gara. Come mai? Analizziamolo insieme nei dettagli.
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L'anno 2014 verrà ricordato come l'anno zero della categoria, complici gli innumerevoli cambiamenti tecnici che hanno portato le F1 ad essere dei prototipi ibridi, che consumano di gran lunga meno rispetto a pochi anni fa ma che hanno anche un suono che poco piace al grande pubblico. Ed è qui che vogliamo arrivare. La Formula 1 è sport, innovazione, business e anche show. Uno show che deve piacere alla folla, alla massa, a coloro che guardano i gran premi in tv e vedono le corse dal vivo.
Davanti alla tribuna stampa a Monza c'è questo striscione. Non si sa chi lo abbia fatto, se è di un gruppo di persone o di un singolo individuo. Naturalmente ognuno può pensare quello che vuole, ma questo enorme lenzuolo bianco ha fatto pensare molta gente. In conferenza stampa Mattiacci, Horner e Wolff (i team principal di Ferrari, Red Bull e Mercedes) non hanno dato troppa importanza a ciò che c'è scritto. Hanno ribadito il fatto che le gare del 2014 sono combattute e spettacolari
Ma la gente non va in giro ripetendo che questa F1 è noiosa? Questa forse è diventata una frase stereotipata, un qualcosa ormai assunto come verità, quando non lo è per nulla. Kers, DRS, Pirelli e altro, hanno riportato in vita la categoria arricchendola, ad esempio, di sorpassi, cose che nel 2010 si vedevano col lumicino.
Ma allora dove sta il problema? Semplice: la Formula 1 si sta sempre più allontanando dal pubblico. Negli anni dei social network, grazie ai quali le grandi star del mondo del cinema, della tv, della musica, e anche dello sport, si sono avvicinati alla gente grazie ad un like o ad un tweet, la F1 va in direzione drammaticamente opposta. Regole complicatissime, piloti e vetture inavvicinabili dal vivo, prezzi esorbitanti dei biglietti, gare ormai in tutto il mondo sulle pay tv. Il prodotto non convince più.
Per mantenere la categoria serve una valanga di denaro e gli sponsor, già in un periodo di crisi economica, si distanziano sempre di più perché il pubblico sta diminuendo a vista d'occhio. Il circus sta mano a mano eliminando le piste storiche e ricche di pubblico preferendo terre desolate come il Bahrain, mentre lo share televisivo è drasticamente calato. Così i soldi delle pay tv non compensano la mancanza di sponsor ed il circolo vizioso si mette in moto.
Ecclestone e soci, che saranno antipatici da far paura ma che certo non sono stupidi, se ne sono accorti subito, anche se una soluzione non sembra facile per nulla. In America la gente è molto più vicina ai piloti e alle auto, grazie a moltissimi eventi di contorno, farlo anche in F1 potrebbe essere una buona idea. In Austria quest'anno c'è stata la dimostrazione che, mantenendo "popolari" i prezzi dei biglietti, in tanti vogliono assistere ad un GP, non come il Gran Premio di Germania, dimenticato dal popolo tedesco nonostante i trionfi di Vettel e la leadership di Rosberg. E poi c'è l'enorme capitolo delle televisioni a pagamento.
Hanno fatto il buono e il cattivo tempo degli ultimi 25 anni dello sport. Le pay tv ci hanno permesso di vedere i primi anticipi e posticipi seduti sul nostro divano, poi l'intero campionato delle nostre squadre preferite, per poi avere tutto: dagli sport invernali, ai giochi olimpici, tutto il tennis, golf e via dicendo. I motori però sono sempre stati in chiaro, fino a diventare merce rara sulla tv di stato. Ciò ha certamente innalzato la qualità del prodotto offerto, riducendone però il pubblico. Così la gente si è mano a mano "dimenticata" della Formula 1 in tv, togliendo l'interesse nei confronti della categoria.
Di idee, anche bizzarre, ne sono state dette a centinaia, il sunto però è uno solo: la Formula 1 è ad un bivio. O diventare sport "di nicchia" per pochi eletti, oppure ritornare ad essere una delle discipline sportive di massa per eccellenza. Noi, naturalmente, tifiamo per la seconda ipotesi.
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